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Per capire meglio il terreno in cui è nato, si è evoluto ed affermato il cinema comico americano bisogna riandare alla New York degli inizi del 900, quando il primo cinema consisteva nella proiezione di quelli che oggi chiameremmo documentari, cioè nella rappresentazione di vedute di luoghi e di monumenti del mondo. Il nuovo tipo di
spettacolo attraeva specialmente gli immigrati che non conoscevano bene
l’inglese e che disponevano sia di tempo che di denaro per il lavoro ben
retribuito rispetto agli standard europei. Ed immigrati furono i primi ad
intuirne la potenzialità e ad improvvisarsi produttori cinematografici a
cominciare da Marcus Loew
E’
in questo periodo che, accanto al grande cinema delle prime vamps e degli
inseguimenti, nasce il film comico. Ma mentre il filone dei drammi storici
e d’appendice trova subito interessanti
sviluppi anche dall’altro lato dell’Atlantico, e
particolarmente in Francia ed in Italia, il film comico, con l’unica
eccezione del francese Cahrles Pathé, è invece
esclusivamente americano.
Conosciuto
per i suoi denti scuri da ostinato masticatore di tabacco, egli non
disdegna di partecipare alle riprese anche come attore malgrado che quelli
veri tentino di dissuaderlo considerandolo del tutto negato. Altro
personaggio di primaria importanza è Hal Roach, nato nel 1892 e
morto centenario
Un’altra figura
comica particolare è quella inventata da Max Linder, francese di
nascita A quella stessa epoca
appartiene Roscoe Arbuckle, più conosciuto col suo
Grande merito di Lloyd è di aver saputo adattare lo stile dello short comico allora in voga al lungometraggio. Egli è anche famoso per la sua splendida villa “Green Acres” con 44 stanze, 26 bagni,12 fontane, 12 giardini, compresa nell’elenco nazionale dei luoghi storici, ma soprattutto per aver impersonato, con la sua esuberanza mai stanca, lo spirito dell’americano del dopoguerra Citazione particolare
meritano in questo contesto i Fratelli Marx, che costituiscono con
Laurel e Hardy gli unici importanti esempi di Comedy team (complesso
comico). Chico (Leonard),
Harpo (Arthur), Groucho (Julius) e Zeppo (Herbert)
Marx, di origine ebreo-tedesca, nascono a New York alla fine
dell’ottocento e calcano precocemente le scene
con la madre, attrice di vaudeville. Formano dapprima il
gruppo “The four nightingales ( I
quattro usignoli)”, presto
mutato in “I
quattro fratelli Marx”,
portando in giro per i teatri d’America un tipo di umorismo surreale e
grottesco. Solo tardivamente, tra il 1929 e il 1933, approdano al cinema
con alcuni films, che sono
forse i loro migliori, ma non trascurano le comiche radiofoniche, molto
ben pagate, per la pubblicità di un tipo di carburante. Abbandonati da
Zeppo, che non condivideva le scelte di stile degli altri, “I
tre fratelli Marx” furono
scritturati dalla MGM e con
quella lavorarono a due - tre films di successo fra il 1935 e il 1938,
mentre quelli successivi ne evidenziano il declino. Si ripete anche in
questo caso la costante che vuole l’afflosciarsi della verve umoristica
dei comici nel momento in cui si accostano alla grande produzione
cinematografica, che offre contratti d’oro, ma che esige rigida
programmazione e 40 – 50 ore settimanali di teatro di posa. Sono ovviamente di questo mondo e di questo periodo i grandissimi Buster Keaton e Charlie Chaplin.
Ma mentre Laurel continua per qualche tempo con le vaudeville, Chaplin nel 1913 passa al cinema accettando una ricca offerta di Mack Sennett ( The King of Comedy ), che produceva comiche a ciclo continuo e ne gira moltissime, fino a due alla settimana, inventando il personaggio del vagabondo che lo ha reso immortale. Dotato di grande iniziativa e di superba inventiva si impadronisce in breve della tecnica cinematografica e la innova al punto di essere in grado già l’anno successivo di arrivare anche alla regia. Nei quattordici anni che seguono, passando da un produttore ad un altro fino ad assumere in proprio anche la produzione, esprime il meglio della propria arte virando nei suoi films dall' improvvisazione degli inizi ad un culto quasi maniacale del perfezionismo. Verso la fine degli
anni trenta arriva la grande rivoluzione del sonoro con la conseguente
scomparsa della maggior parte dei divi del muto, ma Chaplin sa che
il suo vagabondo non sarebbe più lo stesso se parlasse e insiste ancora
con i muti Luci della città (1931)
e Tempi
moderni (1936). Ma poi
abbandona il suo amato personaggio e si arrende al sonoro con Il grande dittatore (1940),
parodia di Adolf Hitler, Monsieur
Verdoux (1947)
e Luci
della ribalta (1953). Bandito dagli Stati
Uniti con l’accusa di comunismo nel periodo maccartista, muore in
Svizzera nel 1977, non senza aver ottenuto prima grandi riconoscimenti
come la Commenda della Legion d’Onore ed il Leone d'Oro a Venezia nel
1971, la trionfale accoglienza a Los Angeles per l’Oscar alla Carriera
nel 1972 e la nomina a baronetto da parte della Regina d’Inghilterra nel 1975. In
questa galleria di uomini del cinema comico americano meritano un posto
certamente non secondario Stan Laurel e Oliver Hardy, il team
comedy, cioè il complesso comico, del
cinema più noto e più amato dal pubblico ancora ai giorni nostri. La
caratterizzazione dei due personaggi componenti la coppia costituisce,
come quella del vagabondo di Chaplin, un rarissimo
esempio di invenzione geniale da parte di gente dotata di inarrivabile
senso dello spettacolo. Ma il loro successo è anche legato al grande
intuito di cogliere a volo l’occasione dell’avvento del sonoro, che ha
invece determinato la fine di quasi tutti gli altri ed almeno grandi
problemi ai pochi sopravvissuti .
Mentre
Chaplin lascia subito il teatro per il cinema comico di Mack Sennett,
Laurel continua con il vaudeville
e si accosterà al cinema
solo nel 1917 partecipando ad alcuni short comici negli studi di Hal Roach.
Passerà poi alla Metro indi alla Universal e poi ancora con Hal Roach,
presente complessivamente in una settantina fra “one- reel” e
“two-reeles ( reel è il rullo di pellicola della durata di una dozzina
di minuti). Tra
il 1926 e il 1927 gira una decina di films in cui è anche presente Oliver
Hardy, ma i due non hanno ancora formato la coppia che sarà conosciuta in
tutto il mondo.
Scritturato
da Hal Roach nel 1926, Oliver Hardy comincia a girare films nel cui cast
è presente anche Stan Laurel (Twenty
minutes from Hollywood, Flying elephants, Why girls love sailors),
ma è in The battle of the century(1927)
che comincia a formarsi la coppia che diverrà famosa. La
caratterizzazione dei due personaggi e l’affiatamento andranno
rapidamente perfezionandosi come pure la qualità del prodotto per merito
di soggettisti, regie e produttori, ma soprattutto di Laurel che è
l’anima e la mente creativa del duo. Viene oggi da sorridere pensando come Babe Hardy, che il mondo ricorda eternamente sorridente mentre fa sfarfallare la cravatta, si sia accostato al cinema interpretando parti da cattivo e come Hal Roach abbia dovuto all’inizio insistere molto per convincere Stan a continuare nella parte dello sprovveduto piagnucoloso che egli non gradiva considerandola umiliante. La coppia Stan Laurel e Oliver Hardy ha dunque iniziato una cavalcata che, superando in scioltezza l’ostacolo dell’avvento del sonoro, fatale a pressoché tutte le stars del muto e perfino al vagabondo di Chaplin, durerà una ventina d’anni. Anche la transizione dal corto al lungometraggio e al film musicale non li ha sorpresi, anche se molti preferiscono la freschezza, la spontaneità e l’inventiva della loro produzione dei primi anni trenta. La critica si é chiesta spesso quali siano state le cause vere del loro successo. Probabilmente lo straordinario di questa coppia sta nel fatto che non si tratta dell’incontro di due attori che, trovatisi fortuitamente insieme, hanno raggiunto un buon affiatamento, pur mantenendo ciascuno il proprio carattere. Ciò che si è creato tra loro è stato invece un rapporto di reciproca, assoluta complementarietà, una simbiosi, un unicum completo ed armonico le cui componenti hanno perso individualità, al punto che, quando all’inizio di un film ne appare solo uno, lo spettatore è portato inconsapevolmente a sorvegliare i lati della scena per sorprendere la comparsa dell’altro. Costituisce una curiosità il fatto che, mentre Laurel da quando il duo si è costituito non ha mai fatto films senza Hardy, quest’ultimo invece ne ha interpretato uno senza l’amico. E’ stato nel 1939 quando, essendo Stan ( che gestiva gli affari della coppia) alle prese con Hal Roach per un difficile rinnovo di contratto, Oliver ha vestito in Zenobia i panni di un medico chiamato al capezzale di una elefantessa. In quella occasione la parte del proprietario dell’animale fu affidata a Harry Langdon, che dopo le passate glorie si era adattato a scrivere testi e battute per Laurel e Hardy.
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