dal Blog di Rudi Ghedini

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Gaetano
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Helpmates (Tutto in ordine), James Parrott, 1932

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... tt-1932-9/

Un appartamento immerso nel caos, Ollie con la borsa del ghiaccio sulla testa osserva quello sfacelo e si rimprovera allo specchio: “Hai approfittato dell’assenza della moglie per organizzare un’orgia selvaggia… E non è tutto. Hai perso tutti i tuoi soldi in una partita di poker”. Spietato, conclude così il suo monologo: “Sei un essere abominevole. Un uomo come te può essere definito con una parola soltanto: lurìdo verme”.

Suonano il campanello, c’è un telegramma, il postino già ne conosce il contenuto: la moglie fa sapere a Ollie di aver anticipato il rientro. Bisogna salvare il salvabile, sistemare la casa. Ollie chiede aiuto a Stan, ma fatica a farlo alzare dal letto. In compenso, l’amico arriva a casa Hardy in pochi secondi…

Il cipiglio della moglie in foto (Blanche Payson) fa prevedere il peggio. “Farei lo stesso per te”, dice Ollie, ma l’amico gli fa notare – con il suo sorriso inconfondibile – che è impossibile, lui non è sposato. Ollie dà gli ordini, mentre Stan affronta la montagna di piatti, lui si lava e si veste con cura, aggiungendo una goccia di profumo al completo bianco immacolato, con vezzosa paglietta.

In un minuto che definire tragico è poco, Ollie scivola e distrugge tutti i piatti, poi Stan fa cadere il tubo della caldaia e una nuvola di fuliggine avvolge l’amico (era pur sempre vestito di bianco), che vorrebbe ripulirsi, ma la saponetta è un panetto di burro, infine una montagna di farina cade sul padrone di casa e si mescola alla fuliggine.

Stan dà il suo meglio nel rovinare i vestiti dell’amico, getta secchi d’acqua fuori dalla finestra, addosso a Ollie… La situazione della casa appare peggiore di quando i due hanno cominciato a mettere in ordine. E Ollie non ha più vestiti puliti. Per andare a prendere la moglie, è costretto a indossare una ridicola divisa da ammiraglio, con piume sul cappello e spadino sul fianco.

Rimasto solo, Stan sistema le cose e pensa di accendere il caminetto, ma la legna non si accende e allora lui versa un bel po’ di benzina… Quando Ollie fa ritorno, è solo, ha un occhio nero e lo spadino ricurvo, basta lo sguardo in macchina per farci capire cosa sia successo. Sceso dall’auto, al posto della casa vede solo macerie. Rovine fumanti.

“Vorrei andare, posso fare nient’altro?”, chiede Stan. “No, per oggi basta”, replica Ollie. Gli chiede solo di chiudere la porta, non gli piace rinunciare alla privacy, e poco dopo comincia a diluviare, con Ollie seduto per terra in quello che un’ora prima era il suo salotto. In mezza giornata, un’esistenza borghese completamente distrutta.

Finale perfetto per una commedia perfetta, fra le 2-3 migliori interpretazioni di Oliver Hardy.
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Busy Bodies (Lavori in corso), Lloyd French, 1933

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... ch-1933-8/

Soggetto e sceneggiatura di Stan Laurel, coadiuvato ai dialoghi da H.M. Walker; nel cast, Dick Gilbert, Charlie Hall, Jack Hill e Tiny Sandford.

Stan e Ollie stanno andando al lavoro sulla solita Ford T. Il sole splende, sono felici di essere vivi, l’auto è essenziale, ma i due hanno voluto aggiungervi la musica: un grammofono a manovella, azionabile con una corda, sta nascosto nel cofano.

Lavorano come falegnami in una grande segheria. Al primo chiodo piantato da Stan nel muro (cercava un appendiabiti), si rompe una conduttura d’acqua. Poi, con la pialla Stan distrugge i pantaloni di Ollie (cerca di rimediare con la colla). Infine, mentre Ollie armeggia con il telaio di una finestra, Stan gli incastra le dita, e il telaio finirà presto distrutto.

Ogni attrezzo della segheria si presta a una gag, non c’è quasi bisogno di dialoghi (Stan non pronuncia una sola parola nei primi 8 minuti). I due cominciano a farsi i dispetti, Stan incolla un grande pennello al mento di Ollie. La colla a presa rapida diventa impossibile da togliere, Stan cerca di radere le setole del pennello con enormi forbici e un affilato coltello. Ogni volta, con estremo candore, Ollie investe la sua completa fiducia nell’amico, che ogni volta peggiora la situazione.

Fra le disavventure di Ollie, spicca la scena in cui anticipa il Chaplin di Tempi moderni, cadendo dentro un gigantesco ingranaggio che lo trascina, come fosse un detrito inanimato, lungo un labirinto pieno di curve, fino a incastrarlo in un tubo.

La commedia è tanto divertente quanto prevedibile, sono proprio le previsioni confermate a innescare le situazioni comiche. Dopo aver prodotto tanti danni, inseguiti dal proprietario della segheria, i due si danno alla fuga, ma la loro auto finisce sul percorso di una grande, affilata lama rotante, che taglia a metà la carrozzeria: uno da un lato e uno dall’altro, è Stan a notare felicemente che il grammofono ancora funziona.
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From Soup to Nuts (Pranzo di gala), Edgar Kennedy, 1928

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... dy-1928-8/

Un evento mondano si sta svolgendo presso la lussuosa dimora dei coniugi Culpepper. Dovendo fare bella figura con ospiti di alto livello, questi “nuovi ricchi” – la deliziosa Anita Garvin e Tiny Sandford – hanno chiesto a un’agenzia di procurare un paio di domestici. Ed ecco il biglietto da visita con cui si presentano Stan e Ollie: «Laurel & Hardy Waiters (Alle we ask is a chance)» (Camerieri. Chiediamo solo una possibilità).

Elegantissima e frivola, con l’infida tiara art déco che le scivola sulla fronte e le copre gli occhi, Mrs. Culpepper sembra già presagire il peggio. Ma non ha alternative. Del resto, la lettera di accompagnamento recita: “Sono il meglio che possiamo fornirvi con un preavviso così breve… la loro esperienza è limitata alle baracche lungo la ferrovia. Le porgo le mie scuse”.

A Stan, Ollie ha imposto ripetutamente di togliersi la bombetta; l’altro lo prende alla lettera e comincia a litigare con il cuoco (Otto Fries), che il suo bianco copricapo non intende toglierselo: mucchi di piatti sempre più alti vengono fatti a pezzi.

Stan è un cameriere distratto, ma è Ollie a provocare i danni più gravi, distruggendo la grande torta alla panna, dopo essere scivolato su una buccia di banana… Nessuno si preoccuperà di toglierla, quella buccia, dunque vi saranno altri tre disastrosi scivoloni (Stan con la zuppa bollente, Ollie con altre due torte pannose).

La comicità dei due discende dall’incrollabile convinzione di saper fare un lavoro per il quale non sono assolutamente preparati. Cadono e si rialzano. Sbagliano e ricominciano, imperterriti. Del resto, per tutta la cena, Mrs. Culpepper cerca inutilmente di usare le posate per agguantare una ciliegia… È la padrona di casa a ordinare a Stan di portare l’insalata scondita (Without Dressing); lo sprovveduto cameriere non sa come comportarsi, mentre Ollie pensa sempre di sapere come si fa, e gli dice di servirla “Undressed”. Scoperto che anche la cameriera (Edna Marion) fa sempre in quel modo, Stan si ripresenta in mutande (questa gag verrà ripresa nel 1940, A Chump at Oxford) e la distribuisce a mani nude. Lo snobismo dei parvenu è servito…
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Bacon Grabbers (Squadra sequestri), Lewis R. Foster, 1929

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... er-1929-8/

Girato a febbraio, uscì nelle sale solo il 19 ottobre 1929, ed è generalmente ritenuto l’ultimo cortometraggio muto di Laurel e Hardy. Eddie Baker vi interpreta lo Sceriffo, Charlie Hall il camionista, Edgar Kennedy è l’infido Collis P. Kennedy, nella scena finale compare sua moglie, la bionda platino, Jean Harlow. Supervising Director è Leo McCarey, fotografia di George Stevens.

Stan e Ollie fanno parte della Squadra Pignoramenti dell’ufficio dello Sceriffo. Devono consegnare un’ingiunzione direttamente nelle mani di un moroso, Mr. Kennedy, e poi requisirgli la radio per la quale non paga le rate dal 1921… Già alla partenza, il primo imprevisto: Ollie tampona un camioncino fermo davanti alla solita Ford T, e rompe il radiatore.

Ovviamente, il signor Kennedy si rivelerà perfido e sfuggente, l’inefficienza dei nostri eroi crea le condizioni per varie gag, intorno alla villetta a schiera dei Kennedy. Vedendo il padrone di casa che sta falciando l’erba, l’astutissimo Ollie sussurra al compare di non farsi riconoscere, si avvicinano con finta noncuranza e Stan mostrerà la luccicante stella da sceriffo… Magnifica la scena in cui Stan e Ollie cercano di penetrare nella casa attraverso la finestra aperta al secondo piano. Vedere le loro goffe acrobazie sulla scala, in precario equilibrio, è ancora irresistibile. Alcune cadute sono così fragorose da far pensare venissero usate controfigure: in un libro di Camillo Moscati ho letto che nelle scene pericolose, Stan si serviva di Harold Cordes, e più raramente anche Ollie si faceva sostituire (la sua controfigura più nota risponde al nome di Cy Slocum).

Il finale beffardo (per una volta, la polizia è alleata dei nostri eroi) somiglia a un lieto fine, ma si capovolgerà in un attimo: sappiamo bene che nel mondo di Laurel e Hardy, qualsiasi cosa lasciata per strada finirà sotto un rullo compressore.
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Stanlio & Ollio [Stan & Ollie], Jon S. Baird, 2018

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... 8-cine9-7/

Le vicende della più grande coppia comica della storia del cinema nel corso della tournée britannica del 1953: nei panni di Stan Laurel un fenomenale Steve Coogan, quasi altrettanto convincente mi è parso l’Oliver Hardy di John C. Reilly.

Adattando un testo di A. J. Marriot (Laurel & Hardy, the British Tours), la sceneggiatura porta la firma di Jeff Pope (Philomena), Shirley Henderson è Lucille Hardy (terza moglie di Ollie), Nina Arianda fa Ida Kitaeva Laurel (la quinta di Stan); affidata a Danny Huston la figura tanto ambigua quanto essenziale nella parabola della coppia, il produttore Hal Roach.

Film inglese molto più che americano, presenta rari guizzi di originalità all’interno di una dolente, quasi insostenibile malinconia. Mi ha commosso. L’ultimo quarto d’ora è di una dolcezza straziante, le dinamiche interpersonali vengono trasformate dalla malattia cardiaca che porterà Ollie alla morte, due anni dopo.

Rimarchevole, il lungo piano sequenza che fa da prologo: sul set de I fanciulli del West (1937), all’apice del successo, si assiste alla plateale rottura fra Laurel e Roach. Alle questioni di soldi (unico movente, secondo questo film), si erano aggiunti dissapori di natura artistica: Stan e Ollie non avevano condiviso (senza potersi opporre) la scelta di inserirli in film “cantati” come Fra Diavolo a La ragazza di Boemia. Nel conflitto con il produttore, Ollie viene mostrato più accomodante, vorrebbe solo un ritocco dell’ingaggio, non fosse altro perché perde un sacco di soldi nelle scommesse. In questa scena, tuttavia, si insinua un barlume di verità storica: Hal Roach era un grande ammiratore di Benito Mussolini, Stan glielo rinfaccia con asprezza.

Tra il 1927 e il 1950, Laurel e Hardy girarono più di 100 film insieme. Nel ’53, erano ormai ai margini, dimenticati dal cinema, non dal pubblico, che li amava ancora alla follia. Ma vedendo i loro nomi in cartellone, qualcuno si chiede chi reciterà la loro parte: davvero, sono ancora vivi?

Vari biografi si sono affannati a descrivere il rapporto personale fra due uomini che sullo schermo diventavano una cosa sola. Nel periodo di massimo fulgore non erano amici, fuori dal set non si frequentavano. Solo nel declino scoprirono le loro affinità elettive.

Impresari di seconda classe li ingaggiavano per portare a teatro alcune delle loro gag. Vari progetti cinematografici naufragarono, uno dopo l’altro (qui si fa cenno a un ipotetico Robin Hood). Il peso del passato sta nel “tradimento” che Stan non avrebbe perdonato a Ollie, l’aver girato un film senza di lui (Zenobia, con Harry Langdon), anziché rompere con Roach. La doppia verità prorompe nel corso di un party, dopo uno dei favolosi spettacoli al Lyceum Theatre. Sembra la fine di tutto; sarà un nuovo, per quanto breve inizio.
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We Faw Down (Noi sbagliamo), Leo McCarey, 1928

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... ey-1928-8/

Tipica “commedia matrimoniale”, è la prima ispirazione per l’amatissimo Sons of the Desert di cinque anni dopo. Prodotto da Hal Roach e fotografato da George Stevens, vi compaiono anche Kay Deslys e Vera White.

Stan e Ollie sono sposati: la bionda Vivien Oakland è la signora Hardy, la bruna Bess Flowers è la signora Laurel. I quattro stanno nel tipico salotto borghese, le due donne vorrebbero fare qualcosa di divertente, ma i mariti vorrebbero lasciarle a casa per andare a giocare a poker. Manca una scusa plausibile. Complottano. Le mogli osservano, sospettose. Arriva la telefonata di convocazione, Ollie finge trattarsi del loro “Capo”, che chiede di raggiungerlo al teatro Orpheum. Possono uscire…

Per strada, incrociano Kay e Kelly, due donne sole, il cappello di una finisce sotto un camion, Ollie e Stan vanno in soccorso, un idrante li inzuppa d’acqua, vengono invitati a salire per asciugare i vestiti. Purtroppo arriva il fidanzato di una delle due, un pugile soprannominato “One Round” per la potenza del suo pugno. Ha un coltellaccio sotto la giacca, è gelosissimo, vorrebbe uccidere quei due tizi che indossano le sue vestaglie: i nostri riescono a scappare dalla finestra, recuperando i vestiti al volo. Intanto, è scoppiato un terribile incendio, che ha distrutto il Teatro Orpheum; la notizia arriva alle mogli, che accorrono sul posto. E a differenza di quanto avverrà ne I figli del deserto, scoprono immediatamente che i mariti hanno mentito: vogliono metterli alla prova.

Ovviamente, non sanno dell’incendio e recitano la parte di chi ha assistito a un magnifico spettacolo. “Ti sembro un uomo capace di mentìre?”, dice sconsolato Ollie alla moglie che gli lancia sguardi minacciosi. È delizioso il cambiamento dell’espressione di Ollie quando Stan gli fa vedere il giornale con la notizia dell’incendio. Peggio ancora: la ragazza del pugile riporta a Ollie il gilet che aveva dimenticato.

Finisce con i nostri in fuga, inseguiti dalle mogli che imbracciano un fucile. Al primo sparo, una quantità di mariti fedifraghi si getta dalla finestra… Gag ripresa in Blockheads, un decennio dopo.
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Early to Bed (Presto a letto) Emmett Flynn, 1928

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... nn-1928-6/

Conosciuto anche come Le ore piccole, è l’unica regia di Flynn, che si inserisce dopo la fase Guiol (9 corti) e prima di quelle dominate dalle figure di Parrott, Horne, Foster e French (spesso con la supervisione di Leo McCarey). È uno dei cortometraggi muti più radicali: vi appaiono solo Laurel e Hardy, nessun altro, a parte un cagnolino bianco.

Due vagabondi e un cagnolino sulla panchina di un parco: Ollie ha ricevuto una lettera, la apre, il volto si illumina: “Mio zio mi ha lasciato una fortuna!”. Stan intristisce: “Che ne sarà di me?”. E Ollie ha la soluzione pronta: “Diventerai il mio maggiordomo”.

Stavolta non ci sono brutte sorprese, l’eredità è reale, Ollie prende possesso di una grande magione con giardino e Stan comincia a fargli da maggiordomo. Ovviamente, non si separano dal cagnolino, Buster.

Sia Ollie che Stan hanno caratteri realistici e permalosi; si comportano da adulti. Nella maggior parte dei loro film, incombe il disastro (finanziario, giuridico o coniugale): non stavolta. Il rapporto fra i due è insolito: travolto dalla ricchezza, Ollie si diverte moltissimo ed esibisce persino un po’ di crudeltà. Elegantissimo in smoking e cilindro, rientra a tarda notte, ubriaco di champagne, i capelli pettinati con la brillantina. Gli piace fare scherzi a Stan, che si limita a difendersi. Il maggiordomo insiste per mandarlo a letto, ma il padrone di casa ha solo voglia di divertirsi.

Il mattino dopo, daccapo: dopo aver sopportato l’ennesimo scherzetto infantile di Ollie, Stan decide di andarsene. Il padrone di casa non glielo permette. Al maggiordomo non resta che fare in modo di venire licenziato. Come? Distruggendo la casa, pezzo per pezzo. La scena più divertente è intorno alla fontana che sta in giardino, con quei putti che spruzzano acqua e sono identici a Ollie.

Faranno pace e torneranno a farsi gli scherzetti. Amici come prima… Ma c’è qualcosa che suona falso: mi pare uno degli episodi meno felici dei loro anni nel cinema muto.
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Going Bye-Bye! (Andando a spasso), Charley Rogers, 1934

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... rs-1934-8/

Fu facile, per la distribuzione italiana, aggiungere questo “2 rulli” corto al primo lungometraggio della coppia, Muraglie; nella versione del 1946, doppiata da Mauro Zambuto e Alberto Sordi, il film di montaggio ha per titolo Fuori da quelle muraglie. Il fattore principale di questo collegamento si chiama Walter Long.

In Muraglie interpretava “il Tigre”, qui si fa chiamare “Butch”, ma è sempre lui, la belva assetata di sangue che intende vendicarsi di Stan e Ollie. Con la loro testimonianza hanno contribuito alla sua rovina. Quando il giudice decreta la sua condanna all’ergastolo, Stan pensa bene di chiedere: “Ma come, non lo impiccate?”. Esplode l’ira di Butch: giura che fuggirà e attorciglierà le loro gambe intorno al collo a mo’ di cravatta. Devono lasciare al più presto la città, andare più lontano possibile, ma sono in bolletta; pubblicano un annuncio sul giornale per trovare qualcuno con cui condividere le spese per il viaggio.

Mentre Ollie fa i bagagli, Stan va a fare l’annuncio, un capolavoro di nonsense:

“Riservato agli interessati.

‘Così non lo leggerà nessun altro’, spiega a Ollie.

Due gentiluomìni, che partono in auto verso Est, cercano qualcuno disposto a guidare e anche a pagare tutte le spese. Come quando siamo venuti qui…

PS – Chi non è interessato all’annuncio, non lo legga”.

Arriva la telefonata di una donna (Mae Busch), disposta a condividere quel progetto: al solito galante, Ollie sembra già innamorato ascoltando la voce al telefono. Ma Butch fugge di galera e trova riparo dalla sua donna, la stessa della telefonata. Suona il campanello e il bandito si nasconde dentro un baule.

Alla porta ci sono Stan e Ollie. Portano un bel mazzo di fiori, che da quel momento passerà continuamente di mano, impicciandoli nel fare ciò che la donna ha chiesto loro: aprire un baule dove è rimasto rinchiuso un suo amico. Loro non possono sapere chi sia. L’evaso, invece, li riconosce da un foro fatto per evitargli l’asfissia.

L’apertura del baule avviene con trapani, getti d’acqua, fiamma ossidrica, in un crescendo distruttivo. Infine, il baule si sfascia… E quando irrompe la polizia, la vendetta si è ormai compiuta.

Parziale remake di Do Detectives Think, prodotto da Hal Roach, con la fotografia di Francis Corby, fu distribuito dalla MGM e uscì nelle sale il 23 giugno 1934.
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Leave ‘em Laughing (Lasciali ridendo), Clyde Bruckman, 1928

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... an-1928-7/

Alcune gag verranno riprese e perfezionate in Perfect Day e Pardon Us, questo “2 rulli” si sviluppa in appena 3 scene, con soggetto di Hal Roach, fotografia di George Stevens e sceneggiatura (Leo McCarey) fra le più esili. Prima proiezione, il 28 gennaio 1928.

Scena 1: sono le tre di notte, Stan ha un terribile mal di denti e sveglia Ollie: dormono nello stesso letto matrimoniale. Prima Ollie cerca di aiutarlo con il dolore, ma ogni tentativo fallisce e si risolve a estrargli un dente: lo lega a un porta e la sbatte. E rompe la porta… Svegliano il proprietario dell’albergo (Charlie Hall), che si presenta furibondo. Il mattino dopo dovranno andarsene.

Scena 2: l’anticamera del dentista, passano barelle, uomini urlanti o privi di sensi. Ce n’è uno che vuol scappare e viene trascinato nell’ambulatorio a viva forza. Le due infermiere sono interpretate da Viola Richard e Dorothy Coburn… Osservando i metodi brutali del medico, Stan sviene dalla paura; Ollie cerca di tranquillizzarlo e lo accompagna nell’ambulatorio. Sulla poltrona del dentista, Stan oppone una strenua resistenza, il medico perde la pazienza, Ollie gli chiede di lasciare la stanza, ci penserà lui a calmare l’amico… Il dentista se ne va, e passa il paziente a un collega; nel frattempo, per far rilassare Stan, Ollie si siede al suo posto, e quando il secondo dentista entra di soppiatto, narcotizzandolo con il gas esilarante, è a lui che strappa un dente. Stan assiste senza muovere un dito. Al risveglio, la lingua fa capire a Ollie cos’è successo. Ma la valvola è ancora aperta, dal tubo continua a uscire gas esilarante, i due ne vengono impregnati.

Scena 3: Stan e Ollie sono sulla loro auto, ubriachi di narcotico. Ridono senza poterne fare a meno, Ollie guida come un folle, provoca un ingorgo, tampona auto, in retromarcia ne colpisce un’altra. Si avvicina un poliziotto (Edgar Kennedy) e viene travolto dalle incoscienti, irrefrenabili risate. Infine, sale al volante per portarli in carcere, ma l’auto sprofonda in una pozza d’acqua e di fango, mentre Stan e Ollie non smettono di ridere.
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Big Business (Grandi affari), James W. Horne, 1929

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... ne-1929-9/

Vendere alberi di Natale in California. Farlo sotto un magnifico sole estivo. Presentarsi con la massima serietà a una porta, suonare il campanello, restare stupiti dall’indisponibilità altrui. Finché, l’ennesimo rifiuto coincide con una persona scortese, irascibile, prepotente, e allora si innesca lo Slow Burn, una delle più tipiche forme di comicità di Laurel e Hardy, il crescendo parossistico, la lenta, estenuante progressione distruttiva, devastante, catastrofica. Alla fine, sembra siano passati gli Unni.

Leo McCarey è il “supervisore” e sceneggiatore di questo ultimo capolavoro muto di Stan e Ollie. Al produttore, Hal Roach, piaceva raccontare una storiella che Stan non volle mai confermare, ma che sembrava più vera del vero: la casa da distruggere era stata identificata, apparteneva a un membro della troupe, che fu pagato in anticipo e spedito in vacanza per due settimane. Il primo giorno di riprese si verificò che le chiavi non aprivano quella porta. Poco male, si era già deciso di abbatterla… E solo quando il disastro era ormai consumato, ecco arrivare una coppia sbalordita: la casa era la loro, c’era stato un errore con l’indirizzo, era stata distrutta una casa diversa da quella designata.

Finnlayson (il padrone di casa) potrà apparire insopportabile, ma gli andrebbe riconosciuto di aver dovuto aprire la porta per ben sei volte (colpa di Stan, che incastra il cappotto, o un ramo dell’albero). Magnifico anche Tiny Sandford, nei panni del poliziotto che assiste allo scempio senza intervenire, anzi prendendo appunti. E che dire della piccola folla che osserva la reciproca distruzione senza muovere un dito?

Girato nel 1928, uscì nella primavera del ’29 alla vigilia del più grave collasso del Sogno Americano. È uno di quei film in cui la proprietà privata viene fatta a pezzi, accanendosi sui suoi simboli supremi: l’automobile e la villetta a schiera. Una prodigiosa magia avvolge i due protagonisti, tempi di reazione e pause sono perfetti.
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