dal Blog di Rudi Ghedini

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Gaetano
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Lucky Dog (Cane fortunato), Jesse Robbins, 1921

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... ns-1921-6/

Ecco l’atto di nascita, il primo incontro ravvicinato del terzo tipo: Stan Laurel e Oliver Hardy si trovano nella medesima inquadratura, ma nessuno saprebbe prevedere gli sviluppi (passeranno più di cinque anni prima di incrociarsi di nuovo). È uno di quei casi in cui l’importanza storica prevale nettamente sul valore artistico.

Stan era il protagonista designato, Oliver uno dei personaggi di contorno. Il primo è uno Young Man povero e dal buon cuore, il secondo un Bandit corpulento quanto goffo, con larghi baffoni e sguardo truce; Florence Gilbert è la signorina che Stan corteggia discretamente. La regia inserisce scene con doppia esposizione e persino qualche secondo di animazione: seduto sul selciato Stan si vede circondato da affascinanti fantasmi femminili.

Prodotto dalla Sun-Lite Pictures, il corto fu distribuito dalla Reelcraft il 10 ottobre 1921. Mai distribuito nei cinema italiani, fu trasmesso da Rai 1 il 12 gennaio 1974 nel programma Oggi le comiche.

Uno sfortunato giovanotto, buttato in strada per non aver pagato l’affitto, fa amicizia con un cane randagio, i due si imbattono in un bandito che ha appena rapinato un altro e mette quei soldi nella tasca posteriore della nuova vittima, sbalordita perché sicura di essere in bolletta. In fuga, il giovane e il cane fanno amicizia con una signorina e il suo barboncino; nel caos di una mostra canina, la donna perde il cane, il giovane le offre il suo, lei accetta e gli offre un passaggio. Alla scena assistono il fidanzato (un impostore, che si fa passare per un nobile) e il bandito: i due tramano la loro comune vendetta.

Nella grande villa, il giovanotto viene presentato al padre della ragazza, che lo trova simpatico. Arriva il fidanzato (insieme al bandito) per chiedere la mano alla ragazza e viene rifiutato, e allora il bandito decide di derubarli tutti. La pistola si inceppa, il bandito estrae dalle tasche un candelotto di dinamite e fugge… Sarà il cagnolino a risolvere la situazione, portando la dinamite a esplodere vicino ai due colpevoli.
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Double Whoopee (Agli ordini di Sua Altezza), Lewis R. Foster, 1929

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... er-1929-7/

Conosciuta anche come Doppia baldoria, questa comica muta si fa ricordare per una delle scene più sensuali dell’intera carriera di Laurel e Hardy.

Hal Roach coinvolge nella sceneggiatura Leo McCarey, affida le didascalie al solito H. M. Walker, la fotografia a George Stevens, il montaggio a Richard Currier. Nel cast, Charlie Hall (il rissoso tassista), Tiny Sandford (il burbero poliziotto), Hans Joby e Charley Rogers (l’altezzoso principe che scimmiotta Erich von Stroheim, e il suo barbuto primo ministro), e soprattutto la diciottenne Jean Harlow, la swanky blonde (bionda sfrontata, e futura “donna di platino”). Questo “2 rulli” fu reso visibile dal 2 maggio 1929.

Broadway, personale e ospiti di un hotel di lusso aspettano l’arrivo di un principe. L’agitazione è tanta, il taxi si ferma, ma ecco che dalla porta dell’hotel entrano Ollie e Stan; immediato l’equivoco, vengono scambiati per il principe e il suo primo ministro, finché Ollie presenta al direttore la lettera di raccomandazione per un portiere e un lacché: “Costoro sono il meglio che abbiamo potuto trovare con un preavviso così breve”. Primo effetto collaterale: il vero principe finisce due volte nel pozzo dell’ascensore, rialzandosi tutto sporco…

Impeccabile nella sua livrea, Ollie giocherella col fischietto che serve a chiamare i taxi. Vuol provare anche Stan, e si innesca una rissa col tassista, per due volte chiamato a sproposito. Fra i nostri due si litiga per una modestissima mancia, arriva un poliziotto a dar man forte a Stan.

Al minuto 14 arriva un altro taxi e ne scende Jean Harlow. Stan chiude la portiera su un lembo del suo vestito, che si strappa, Ollie non se ne accorge e la accompagna attraverso la hall dell’hotel. Nuda è solo la schiena, ma l’inquadratura segue le sue gambe avvolte in calze scure con la riga; quando si accorge della sua condizione, cerca disperatamente di coprirsi. Leggo in una recensione americana: “a un’attrice nota per aver strofinato dei cubetti di ghiaccio sui capezzoli prima di una ripresa, non dovrebbe mai essere chiesto di apparire scioccata per aver perso un pezzo del vestito”.

Uscita di scena la “bionda fatale”, comincia la rissa di tutti contro tutti, Ollie e Stan vengono licenziati, il principe finisce di nuovo nel pozzo dell’ascensore…
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Our Wife (La sposa rapita), James W. Horne, 1931

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... ne-1931-7/

Ollie è felice, anzi raggiante. Il motivo sta in un fotografia sotto vetro: lei è Dulcy (Babe London), deliziosa “grassona” rotonda e sorridente, la sua copia femminile (incredibile non sia stata coinvolta in altri film della coppia). Tutto compiaciuto, Ollie canticchia la marcia nuziale, e fa le prove del “Sì, lo voglio”.

Stan lo sta aiutando nei preparativi. Aiutando? Porta in tavola una pila di piatti, ne bastano pochi, riporta in cucina gli altri e li rompe tutti. Poi, una mosca svolazza sulla torta nuziale e Stan schizza della panna sull’impeccabile cilindro che Ollie sta lucidando. “Non ho mai conosciuto uno stupìdo più stupìdo di te”, si gira e sbatte contro il muro.

La sposa appare altrettanto euforica, ma quando il padre (James Finnlayson) vede la foto del futuro marito per la prima volta, prorompe in un sonorissimo “Noooo!”. Irremovibile, la chiude a chiave nella sua stanza.

Venuto a conoscenza dell’imprevisto da una telefonata di Dulcy, Ollie le propone di fuggire a mezzanotte. Chiede a Stan di procurarsi una limousine e di arrivare sotto casa della futura sposa. “Proprio come il ratto delle Sabine”. Non può mancare il momento della distruzione: prima della torta (che Stan ha irrorato di insetticida), poi di tutti i preparativi per il ricevimento.

L’aiuto di Stan prosegue… Prima rivela i loro piani al cameriere del padre di Dulcy, poi fa precipitare l’amico dalla scala su cui cercava di far scendere la donna, quindi lancia il riso mentre il rapimento è ancora in corso, infine l’auto presa a nolo si rivela piccolissima: già è un’impresa salirci tutti e tre (Ollie non si toglie nemmeno il cilindro, Stan sfonda il tettuccio con la testa).

Chissà come, arrivano dal giudice di pace. È Ben Turpin, il più celebre strabico dell’era delle comiche hollywoodiane. Davanti al giudice, da sinistra a destra, Ollie, Dulcy e Stan: lo strabico recita le formule di rito, ma fa una gran confusione fra marito e moglie. Oppure coglie il punto meglio di chiunque altro.
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Putting Pants on Philip (Metti i pantaloni a Philip), Clyde Bruckman, 192

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... an-1927-8/

Secondo alcuni storici del cinema, è in questa comica muta che nasce la coppia, ma i due non si chiamano ancora Stan e Ollie, non hanno ancora identificato la formula magica, recitano i ruoli dello zio e del nipote, e si fanno chiamare Piedmont Mumblethunder e Philip, il nipotino scozzese, appena sbarcato in città.

Fedele alla tradizione del kilt, Philip si trasforma in fenomeno che muove la curiosità delle folle (a ogni piazza, sempre più numerose), attirate dal suo passaggio. La sua eccentricità è raddoppiata dall’irrefrenabile impulso a inseguire ogni donna carina, sfuggendo al controllo del sussiegoso zio: la vittima preferita è Dorothy Coburn (per 11 volte in 2 anni, nei film della coppia). È molto divertente il saltello con le gambe, da cartone animato, che Laurel propone all’avvio di ogni inseguimento.

Sempre più imbarazzato, lo zio decide di far indossare i pantaloni al nipote, ma una scelta all’apparenza così elementare non potrà avvenire senza innescare nuove gag. È certo che Billy Wilder prese ispirazione da una di queste – sopra una griglia di ventilazione, il kilt svolazza, provocando lo svenimento di alcune donne – per la celeberrima scena della gonna bianca di Marilyn in Quando la moglie è in vacanza.

Quando il sarto cerca di prendergli le misure, è evidente lo stile slapstick, basato sulla comicità corporale e la reiterazione degli stessi movimenti. Sfuggito al sarto, Philip torna a inseguire la giovane donna. Galante, si toglie il kilt per coprire una pozzanghera di fango ed evitarle di sporcarsi; la donna rifiuta questo atto di cavalleria, salta oltre la pozzanghera e se ne va. Trafelato, arriva lo zio: lui sì che intende approfittare del kilt, lo calpesta, e affonda in una profonda buca di fango.

Soggetto e sceneggiatura sono firmati da Leo McCarey e H. M. Walker, la fotografia è di George Stevens, la produzione di Hal Roach. Uscì nelle sale il 3 dicembre 1927.
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The Live Ghost (Il fantasma stregato), Charles Rogers, 1934

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Un burbero capitano di vascello (Walter Long) sta per salpare, ha bisogno di altri membri dell’equipaggio, ma nessuno vuole aver a che fare con una nave infestata dai fantasmi. Decide di procurarsi dei “volontari”, pagando Stan e Ollie, che ricevono un dollaro per ogni marinaio stordito con un colpo di padella sul capo. È Stan a adescare i clienti di un bar equivoco, questi lo inseguono e ricevono da Ollie la padellata in testa. Ovviamente, appena Ollie ha la brillante idea di scambiarsi i ruoli, anche i nostri eroi finiranno per trovarsi a bordo, senza volerlo. Riconosciuti dagli altri sciagurati, stanno per subire una tremenda vendetta, ma vengono salvati dal capitano. Appena uno degli arruolati parla di “Nave di fantasmi”, il capitano lo colpisce e avverte il resto della ciurma che farà di peggio a chi oserà ripetere quelle parole.

La seconda parte della trama avviene qualche tempo dopo; il capitano raccomanda a Stan e Ollie di impedire a un marinaio ubriaco (il solito Arthur Housman) di lasciare la nave. Ma l’ubriaco vuole andare a bere, e gli è facile approfittare della dabbenaggine dei due marinai improvvisati, che confondono il suo corpo con una valigia e lo credono morto stecchito (a Stan è sfuggito un colpo di rivoltella).

Per far sparire il cadavere, si procurano un sacco e lo gettano in mare. L’ubriaco. Intanto, risale a bordo: è caduto in una vasca di calce e ne è uscito completamente bianco… Ecco il fantasma. Terrorizzati, i nostri fuggono, e al capitano riferiscono di aver visto un fantasma. La punizione sarà quella promessa: “Quando cammini verso nord, sarai rivolto verso sud!”.

Prodotto da Hal Roach e James Green, fotografato da Art Lloyd e sceneggiato da H.M. Walker, The Live Ghost è uno degli ultimi “2 rulli” della coppia; girato fra ottobre e novembre 1934, arrivò nelle sale a Natale.

La parte “dark” è divertente, ma il punto forte della comica sta all’inizio, quando Stan si prende gioco degli ignari avventori del bar, scommettendo che non riusciranno a tenere in bocca un uovo senza romperlo.
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The Music Box (La scala musicale), James Parrott, 1932

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... t-1932-10/

Portare una pianola meccanica su per una lunghissima scalinata… Cadere, scivolare, cadere ancora, ricominciare per l’ennesima volta… Scoprire che c’era una strada asfaltata con cui arrivare in cima senza fatica… Sollevare con un argano la pianola sino a un balcone per farla entrare dalla finestra… Distruggere la casa… Scoprire che la moglie voleva fare una sorpresa al marito, ma lui odia le pianole… Ecco il cortometraggio per il quale Laurel e Hardy hanno vinto l’Oscar.

Sono 131 i gradini che Stan e Ollie devono salire per trasportare quella pesantissima cassa di legno. “Dalla piccola ghianda nasce la grande quercia” è il motto della loro ditta di trasporti. Colpisce l’inquadratura fissa, dall’alto o dal basso, sulla lunghissima scalinata; c’è anche un omaggio alla Potemkin, con quella carrozzina che scende la scala, mentre la grande cassa sta faticosamente salendo.

Prodotto da Hal Roach e distribuito dalla Metro Goldwyn Mayer, il film è semplicemente perfetto. Nella loro lotta contro la forza di gravità, indisponibili a dichiararsi sconfitti, Stan e Ollie risultano comici all’ennesima potenza. Il resto del cast li asseconda al meglio: spicca Billy Gilbert nei panni dell’insopportabile professor Teodoro von Schwarzenhoffen, Hazel Howell è la smorfiosissima moglie, e funzionano al meglio anche Charlie Hall, il postino, Lilyan Irene, la perfida bambinaia che si merita il calcio nel sedere di Stan, e Sam Lufkin, il poliziotto che fa pagare a Ollie quel che ha fatto il socio.

La scalinata è stata salvata: nell’agosto 1995 l’ho vista e percorsa su e giù, al passo e di corsa. Sta a Los Angeles, collegando North Vendome Street (alla base della collina) con Descanso Drive (in cima); l’indirizzo esatto è 923-935 Vendome Street. Una piccola targhetta, in basso, ricorda che vi fu girato il film.

L’ascesa di Laurel e Hardy alla scalinata di The Music Box si impone come la più esilarante rappresentazione del mito di Sisifo.
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Tit for Tat (Questione d’onore), Charley Rogers, 1935

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... rs-1935-8/

Da anni, avevano iniziato a girare lungometraggi, questo è uno degli ultimi “2 rulli” e appare come una specie di sequel di Them thar Hills (Vita in campagna), riprendendo le stesse coppie di personaggi, Stan e Ollie più Mae Busch e Charley Hall – qui alla sua più intensa interpretazione. Soggetto di Stan Laurel, sceneggiatura sua e di Frank Tashlin, fotografia di Art Lloyd.

Al netto di ovvie difficoltà con le lampadine, i fili elettrici, le insegne e le prese di corrente, Stan e Ollie stanno per aprire un bel negozio di elettrodomestici. Con il suo stile pomposo, da vecchio gentiluomo del sud, Ollie vuole avviare rapporti di buon vicinato con il negoziante attiguo. Ma la drogheria è quella di Mr. Hall, una loro vecchia conoscenza (in una precedente avventura in campagna, senza volerlo, i due avevano fatto ubriacare sua moglie), che appena li vede, li scaccia in malo modo.

Mentre completa l’installazione della grande insegna luminosa, per colpa di Stan, Ollie finisce per doversi aggrappare al davanzale della dolce Mrs. Hall, lei lo fa entrare, scendono insieme le scale, lui la saluta con il suo impagabile baciamano, e fa esplodere la gelosia del marito. Ollie non può accettare che il suo onore sia infangato. Mentre un disinvolto signore (Bobby Dunn) comincia derubarli di tutto ciò che sta nel negozio, Stan e Ollie ingaggiano il solito duello distruttivo della proprietà privata, in un catastrofico susseguirsi di dispetti e ripicche; l’inarrestabile crescendo di ritorsioni reciproche – sempre subite senza difendersi, in attesa di replicare -, coinvolge anche il poliziotto accorso per sedare il conflitto.

Il poliziotto convince Hall a chiedere scusa per aver dubitato dell’onore di Ollie. I nostri, tutti soddisfatti, rientrano nel loro negozio e lo trovano completamente svaligiato.
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Duck Soup (Zuppa d’anatra), Fred Guiol, 1927

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Comica muta, prodotta da Hal Roach per Pathé, basata su una commedia teatrale di Arthur J. Jefferson, padre di Stan Laurel. Uscì il 13 marzo 1927. Tre anni dopo, verrà realizzato un remake sonoro: Another fine mess (Un nuovo imbroglio).

È fra i primi, se non il primo film in cui entrambi agiscono da protagonisti, ma deve ancora avvenire il fondamentale salto di qualità, quando cominciarono a interpretare se stessi, cioè a farsi chiamare sulla pellicola Oliver Norville Hardy e Stanley Laurel. Qui sono Marmaduke Maltravers e James Hives, due vagabondi inseguiti da guardie forestali che li considerano colpevoli di aver provocato un incendio, e vogliono arruolarli per spegnerlo. Per sfuggire all’inseguimento, entrano in una grande villa e scoprono che il padrone se n’è andato per sei mesi di caccia grossa, e i due domestici (all’insaputa del proprietario) stanno per prendersi una breve vacanza. La casa andrà in affitto, ma adesso è tutta per loro… Si preparano un lauto pasto, ma suona il campanello: si presentano Lord e Lady Plumtree (Eilliam Austin e Madeline Hurlock), neosposi. Intendono affittare la villa.

Con i suoi modi da gentiluomo, malgrado la barba incolta, Ollie (Maltravers) prende in mano la situazione e fa vestire da domestica Stan (Hives). Lady Plumtree fa subito amicizia con Agnes… Stanno per concludere l’affare, sta arrivando un furgone per portare via tutta l’argenteria, quando torna il vero padrone di casa: aveva dimenticato arco e frecce… Nella confusione generale, il cacciatore spara a qualunque cosa si muova, le guardie catturano Hives e Maltravers, e li portano a spegnere l’incendio di cui sono ritenuti responsabili. Attaccati all’idrante, i due si distaccano dal suolo, sollevati dalla pressione dell’acqua.

La disonesta decisione di svaligiare la casa è ben poco coerente con l’innocenza dei futuri Stan e Ollie. Ma la gerarchia è ormai stabilita: Ollie dà gli ordini e Stan deve sottostarvi.
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La ragazza di Boemia (The Bohemian Girl), James Horne e Charles Rogers, 1936

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Distribuita anche con il titolo Noi siamo zingarelli, è una delle pellicole in cui Hal Roach, contro il parere di Stan Laurel, pretende di affiancare alla sua coppia comica scene cantate e coreografie musicali.

È una produzione costosa, lo dimostra il numero di comparse (tra le zingarelle, non accreditata, anche Paulette Goddard). Nel cast, Mae Busch, la perfida signora Hardy, James Finlayson, un burbero militare, e Antonio Moreno, lo zingaro Gorgonzuelo (pallida imitazione di Rudi Valentino, già ne La tentatrice accanto alla Garbo); va poi ricordata Thelma Todd, qui al suo ultimo ruolo prima del misterioso omicidio di cui fu vittima, nemmeno trentenne.

Nella Boemia asburgica del XVII secolo, una carovana di zingari si accampa nelle terre del conte Arnheim, che notoriamente li odia. Tra i ladruncoli più scaltri, c’è Stan (quando Ollie cerca di imitarlo, fallisce). Gli sgherri del conte catturano e frustano Gorgonzuelo, amante della moglie di Ollie; per vendicarsi, i due amanti rapiscono la figlia del conte, e la zingara – prima di dileguarsi con tutti i gioielli – fa credere ad Ollie che sia sua figlia… Del tutto ignari della reale identità della bambina, Ollie e lo zio Stan crescono la piccola Arline amorevolmente (la grazia materna di Ollie è impareggiabile). Dopo molti anni di vagabondaggi, gli zingari fanno ritorno sui possedimenti di Arnheim: Arline viene imprigionata, Stan e Ollie cercano di liberarla, lei si salva grazie a un medaglione che rivela la sua vera identità, ma ai nostri due eroi due non viene risparmiata la tortura. Ne escono esaltando la loro intima somiglianza con i cartoni animati.

Assolutamente sublime la gag in cui Stan imbottiglia il vino, ubriacandosi. Ma ci sono molti momenti comici: Ollie sega le sbarre e per non fare rumore avvolge la lima nella sciarpa; Stan cerca di derubare Ollie mentre dorme; rassegnato alle angherie della moglie, Ollie riesce a crederle quando gli dice che la bambina è sua, salvo chiederle perché glielo riveli solo ora, e sentirsi rispondere: “Non volevo che la bambina sapesse chi era suo padre prima che fosse abbastanza grande da poter reggere il colpo”.
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Muraglie (Pardon Us o Jailbirds), James Parrott, 1931

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... tt-1931-7/

Ecco uno dei pochissimi film della coppia con un esplicito riferimento alla situazione sociale. In pieno Proibizionismo, Stan e Ollie hanno la bella pensata di fabbricare della birra, e il primo cliente non può che essere un poliziotto, scambiato per un tranviere. Incarcerati, le loro facce contrite fanno pensare a due bambini chiusi in collegio.

Finiscono nella cella del ferocissimo “Tigre” (Walter Long). Stan ha un dente malato, ogni frase si chiude con una pernacchia, il direttore del carcere (Wilfred Lucas) lo trova insopportabile, mentre il Tigre lo considera un coraggioso… Fra le scene girate nella prigione, spiccano quelle dietro ai banchi di scuola (James Finnlayson è il dispotico maestro, davanti al quale un campionario di facce da galera intona Good Morning, Dear Teacher) e nell’infermeria, dal dentista, dove Ollie – che l’ha accompagnato per fargli coraggio – si sente strappare un dente sano, senza che Stan muova un dito per evitarlo.

Il Tigre, intanto, sta organizzando un’evasione, il piano riesce, anche Stan e Ollie si accodano, e “i due novellini” sono gli unici carcerati a non venire riacciuffati: “spariti come se la Terra li avesse ingoiati”, dice una guardia; in realtà, hanno fatto amicizia con i cani sguinzagliati per ritrovarli, si sono pitturati la faccia di nero e fingono di essere raccoglitori di cotone. Vengono ripresi grazie a un’altra bella pensata: aiutare il direttore del carcere rimasto in panne (non potrà sfuggirgli la famosa pernacchia).

Di nuovo reclusi, i due osano lamentarsi del rancio e minacciano lo sciopero della fame, ma basta una menzogna del capo delle guardie a farli desistere. In mensa, si trovano coinvolti in una nuova rivolta ordita dal Tigre, è la loro prodigiosa stupidità a far fallire l’evasione, il direttore offre loro la grazia. L’ennesima pernacchia di Stan sta per rovinare tutto…

Frammentario, come una serie di gag a malapena collegate, Laurel arrivò a paragonare Muraglie a una casa a tre piani con le fondamenta per un piano solo. Uscì il giorno di Ferragosto del 1931, è il primo lungometraggio della coppia (55’, ma in Italia sono circolate anche versioni più brevi o con spezzoni presi da altre pellicole).
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