dal Blog di Rudi Ghedini

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Gaetano
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Stanlio e Ollio, la coppia della risata, Camillo Moscati, Editoriale Lo Vecchio, 1989

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... chio-1989/

Da un banchetto dell’usato, ho recuperato questo libro di grande formato, raffazzonato nei testi, nemmeno indicata la data di pubblicazione, e tuttavia interessante per l’apparato iconografico.



Contiene una larga selezione di manifesti, anche a colori, dei film di Laurel e Hardy usciti in Italia: Allegri imbroglioni, Muraglie, Noi siamo zingarelli, I figli del deserto, I fanciulli del West, Compagno B., Per qualche merendina in più, Gli allegri passa… guai, Teste dure, Vent’anni dopo, Saludos Amigos, Noi siamo le colonne, Ronda di mezzanotte, Allegri vagabondi, Legione straniera, I diavoli volanti, C’era una volta un piccolo naviglio, Stanlio e Ollio in vacanza, Gli allegri playboy, Il magro il grasso il cretino, I vagabondi, Avventura a Vallechiara, Nel paese delle meraviglie, Eroi del circo, Non andiamo a lavorare, Fuori da quelle muraglie, Sotto zero, S.O.S. Stanlio e Ollio, Allegri poeti, Il vascello stregato, La ragazza di Boemia, Lui… e l’altro, Stanlio e Ollio alla riscossa, Gli allegri legionari, Stanlio e Ollio ereditieri, Scegliete una stella.

Ci sono situazioni indirettamente comiche: lo stesso film proposto con due titoli differenti, altri a cui è impossibile trovare una corrispondenza con i film usciti negli Stati Uniti; e poi ci sono i film usciti in Italia cucendo insieme vari cortometraggi, per giustificare il prezzo del biglietto.

Nel volume sono riprodotte belle foto in bianco e nero tratte da film o prese fuoriscena: annunci pubblicitari, foto da giornali, foto private. C’è anche una rara pubblicità della MobilOil.


Ho scoperto che nelle scene pericolose, Stan si serviva di una controfigura, Harold Cordes; a quest’uomo, trovato in una roulotte a Hollywood nel 1982, Moscati poté rivolgere alcune domande. Cordes cominciò a impersonare Stan nel maggio 1931 (Hog Wild – Un marito servizievole). Divagando senza remore, Corde parlò di alcune attrici che attraversarono i suoi stessi set, da Mae Busch a Thelma Todd all’italiana Rina De Liguoro, coinvolta nelle versioni in italiano degli stessi film. Più raramente, anche Ollie si avvaleva di una controfigura, la più nota risponde al nome di Cy Slocum.

Questo libro dedica un capitolo ai fumetti che presero vita dal successo della coppia comica. I più famosi apparvero nel novembre 1930 sul settimanale londinese Film Fun, e proseguirono fino al 1957. Il primo disegnatore fu George William Wakefield, gli subentrarono Norman Ward, Freddie Crompton e il figlio, Terence Wakefield. In Italia, il disegnatore De Passano disegnò Criche e Croc negli anni immediatamente successivi alla fine della guerra.

Prima di dedicare molte pagine alla filmografia – Laurel ha girato 76 film senza Hardy, Hardy 213 senza Laurel -, Moscati riproduce recensioni degli anni Trenta e Quaranta, prese dalla rivista Cinema, e propone alcune brevi schede biografiche di attori che Hal Roach coinvolse nelle comiche di Laurel e Hardy.

È un libro illustrato che si sfoglia con piacere e si legge in un’ora.
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La vita e l'opera della più straordinaria coppia comica di tutti i tempi
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The Paperhanger’s Helper (id.), Ward Hayes, 1925

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... es-1925-6/

Conosciuto anche come Stick Around, prodotto da Billy West per la Cumberland Productions, questo cortometraggio uscì nelle sale il primo marzo 1925; Oliver Hardy vi recita senza Stan Laurel, la sua spalla è Bobby Ray (piccolo e magro, pallida somiglianza con Stan), ma già si sta caratterizzando nel ruolo del grassone sbruffone e combinaguai.

Due arredatori vengono chiamati in un manicomio per sistemare la carta da parati. Ollie è il gran capo, pigro e gradasso, il piccolo Billy Ray è l’helper, l’aiutante, a cui tocca trasportare tutti i pesi, i secchi della colla, decine di rotoli di carta.

Dalla valigia, l’aiutante estrae una quantità di oggetti le cui dimensioni contraddicono ogni legge della fisica. Mentre il capo sonnecchia, l’aiutante comincia ad attaccare la carta alle pareti, ma schizza colla ovunque, sporca e imbratta. Alcuni pazienti del manicomio interrompono e complicano le cose. Entra in scena una vezzosa infermiera, Nurse Zenia Zane (Hazel Newman) e Ollie non può evitare di fare il galante, ma lei ha messo gli occhi sull’aiutante. Gli sorride, lo avvicina, lo bacia appassionatamente… Quello sviene… Stupito da tanta intraprendenza, Ollie ricomincia a corteggiare la nurse, e lei gli rifila uno schiaffone.

Mentre Ollie sorveglia il lavoro, sonnecchiando, l’aiutante ricomincia la sua guerra personale con i rotoli di carta e la colla. Appende larghe strisce di carta sulle persone, anziché sui muri, eccitando la pazzia dei malati e degli inservienti, finché il direttore del manicomio – completamente imbrattato – decide di cacciare quei due disgraziati.
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Allegri gemelli (Our Relations), Harry Lachman, 1936

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... an-1936-7/

Tratto dal racconto The Money Box (di W.W. Jacobs), primo dei due film coprodotti da Stan Laurel con Hal Roach, è l’unico lungometraggio della coppia in cui Stan e Ollie si sdoppiano. Avevano già recitato due ruoli ne I monelli (Brats, 1930) e Anniversario di nozze (Twice Two, 1933), in questo caso interpretano due coppie di gemelli. Oltre al solito James Finnlayson, che truffa i due marinai e innesca una delle sottotrame di ricatto e vendetta, ci sono Alan Hale (Robèrt, il cameriere), Sidney Toler (il capitano della nave), Daphne Pollard e Betty Healy (le signore Hardy e Laurel), Lona Andre e Iris Adrain (Lily e Alice). La mia versione è quella doppiata da Enzo Garinei e Giorgio Ariani.

Stan e Ollie sono sposati, stanno prendendo il tè con le loro mogli, quando arriva il postino e consegna una lettera: è della madre di Ollie, che deve mettere gli occhiali per leggerla, ma Stan riesce a distruggerli. Nella lettera sta scritto che Alf e Bert, gemelli di Stan e Ollie, sono stati impiccati. Le vite rispettabili di Stan e Ollie sono a rischio: le mogli non sanno di questi gemelli ai margini della società e della legge.

In realtà, Alf e Bert non sono affatto morti (impiccati andava letto imbarcati). Il comandante della nave ha affidato loro un compito: recuperare un pacchetto e consegnarglielo. Ma Alf e Bert, intanto, si sono fatti ingannare da Finnlayson, che gli ha promesso di renderli ricchi se gli affidano i soldi (è presto chiaro che i due marinai sono non meno pasticcioni della coppia borghese). Comincia una girandola di equivoci e scambi di persona, in cui Stan e Ollie incrociano le strade dei gemelli e vengono confusi con loro.

Il gioco degli scambi di persona viene fin troppo stiracchiato, in certi momenti la confusione si fa cacofonica, ma alcune gags sono esilaranti: nella cabina telefonica, stanno pigiati e incastrati con un ubriaco e la sua bottiglia di latte; poi fanno la corte alle giovani Lily e Alice sotto gli occhi di chi si crede sposato con loro; scarcerati grazie alle mogli di Stan e Ollie, Alf e Bert baciano appassionatamente la moglie sbagliata; infine, con i piedi piantati nel cemento dai gangsters, dondolano come omini del Subbuteo per non cadere in acqua.
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Due teste senza cervello, il libro

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Al documentario, Giancarlo Governi aggiunse un libro, edito da Salani nel 1985.

“Nella vita si sono frequentati poco. Si sono stimati e anche ammirati ma non si sono mai amati. Troppo diversi perché quel magico e perfetto accoppiamento potesse prolungarsi anche fuori dagli studi… Hanno preso a frequentarsi da vecchi, quando i produttori e il pubblico sembra li abbiano dimenticati”. Stan si scoprì una malattia cardiaca sul set di Atollo K, il legame con Ollie si consolidò da allora.

Stan ha sempre espresso una sconfinata ammirazione per Chaplin. Si erano conosciuti poco più che ventenni, quando Stan entrò a far parte della compagnia di Fred Karno, in cui Chaplin era primattore. Figlio di teatranti Stan, di un avvocato Ollie, che perse il padre a dieci anni.

Sullo schermo, con una scelta inedita, “Stan e Oliver usarono i loro nomi veri che nessuno avrebbe mai potuto togliergli”; al contrario, i nomignoli dei personaggi seriali appartenevano agli Studi, che potevano passarli da un attore all’altro.

La carriera scolastica di Ollie è fatta di scelte abbandonate a metà: prima il collegio militare, poi il conservatorio, infine la facoltà di Legge. A 14 anni, pesava più di 100 chili. Passava ore intere a osservare le persone che frequentavano l’albergo gestito dalla madre… Per anni, i suoi ruoli cinematografici sono quelli dell’heavy, “il grassone bieco e brutale che rapisce fanciulle, ruba tesori, rapina banche e che alla fine viene immancabilmente punito”. I primi lavori cinematografici di Ollie furono in Florida per la Lubin Martin Pictures; vi passò tre anni. Dopo qualche tentativo a New York, arrivò a Hollywood; ingaggiato dalla Vitagraph, recitò in comiche insieme a Larry Semon (Ridolini).

Fra la prima e la seconda tournée americana con una compagnia di Fred Karno, Stan era così sfiduciato da voler abbandonare il teatro. Verso la fine di quella seconda tournée, Chaplin lasciò la compagnia, firmando un contratto con la Keystone di Mack Sennett.

Prima di fare coppia con Ollie, Stan recitò e/o diresse circa 60 cortometraggi. John McCabe fa notare come, in coppia, Stan “cambiò completamente registro, anzi passò all’estremo opposto e creò un personaggio di gesti e mimica molto contenuti e con ritmi di recitazione molto rallentati”. In solitaria, lo stile di Stan non si discostava da quello, frenetico, di Harold Lloyd e di Larry Semon.

Hal Roach era arrivato a Hollywood ventenne, nel 1913, e aveva recitato da cowboy in vari western della Universal. Governi lo incontrò che aveva già 93 anni e viveva a Bel Air; nella sua grande villa, fra tanti ricordi dell’epopea da produttore, spiccava una grande fotografia con dedica di Benito Mussolini. Roach aveva incontrato più volte Mussolini, e non fa mistero di ammirarlo. A Villa Torlonia, spesso il Duce si faceva proiettare film, soprattutto comici.

Per gli Hal Roach’s Studios, dal 1926 al 1940, Laurel e Hardy realizzarono 30 cortometraggi muti, 43 sonori e 16 lungometraggi (89 titoli).

La creazione delle gag va attribuita al 90% a Stan, “il candido carnefice”, mentre Ollie è “la vittima designata”. La regia effettua rarissimi i movimenti di macchina, la cinepresa sembra sempre collocata al posto giusto. Per accentuare l’effetto comico, soprattutto col sonoro, alcune scene di distruzione vengono fatte avvenire fuori dall’inquadratura.

Parlando di ciò che accadeva sullo schermo, Ollie disse: “Sono come due bambini. Fanno ridere perché anche un bambino di otto anni si sente più furbo, più abile e più intelligente di loro”. McCabe teorizza che non si siano mai viste coppie comiche in cui entrambi si ponessero a un livello intellettivo inferiore a quello del pubblico. Ollie sembra compiere un instancabile quanto vano sforzo di “civilizzare” l’amico Stan. Nelle scene di distruzione, non colpiscono mai per primi, ma rispondono colpo su colpo.

In 13 film, almeno uno dei due risulta sposato (più spesso Ollie); in uno solo (Brats – Monelli) hanno figli, loro copie in miniatura; in Twice Two (1933) ognuno sposa la sorella (il doppio femminile) dell’altro.

Prima che venisse inventato il doppiaggio, Roach faceva girare le scene anche in spagnolo, francese, italiano e tedesco; Stan e Ollie leggevano sul “gobbo” frasi in lingue a loro sconosciute, e così nacquero stupìdo e automobìle… Quando, nel 1935, vennero ingaggiati due quindicenni (Mauro Zambuto e Alberto Sordi) per doppiare i loro film, fu evidente che quelle storpiature andavano conservate.

FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... -il-libro/


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Due teste senza cervello, Giancarlo Governi

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... o-governi/

Già artefice di Supergulp, fumetti in tv, e Il Pianeta Totò, Governi confezionò 12 puntate, trasmesse in prima serata su Raiuno, per raccontare la vita e le opere di Stan Laurel e Oliver Hardy. Questo cofanetto contiene anche la ristampa del libro che lo stesso autore pubblicò nel 1985 per la Nuova Eri-Rai.

La prima qualità del documentario – a cui collaborò Alberto Orsi – sta nel recuperare preziosi materiali di repertorio, interviste al primo biografo della coppia, John McCabe, al produttore indipendente Hal Roach, al musicista Marvin Hatley, agli storici del cinema William K. Everson e Richard W. Bann. In un’intervista televisiva dei primi anni Cinquanta, Leo McCarey rivendicò l’intuizione di averli convinti a recitare insieme.

Ci sono rare immagini dell’arrivo negli Stati Uniti di Stanley Jefferson (questo il vero nome di Laurel) insieme a Chaplin, nel 1910; poco più che ventenni, avevano condiviso la cabina durante la traversata (Chaplin riprenderà questa esperienza in L’emigrante). Molto belle le immagini del 1932, quando Laurel rientrò in patria dopo vent’anni, insieme a Hardy, e rivide il padre.

In Duck Soup c’è la prima apparizione di Stan in abiti femminili; rifaranno la stessa trama tre anni dopo in Another Fine Mess. Osservando la frequenza dei travestimenti, si nota come sia stato molto più spesso Stan a indossare vestiti femminili; Ollie non amava farlo, anche perché lo costringeva a tagliarsi i baffetti di cui andava tanto fiero.

Fra Busy Bodies (1933) e Modern Times (Chaplin, 1935) ci sono elementi visivi ed estetici assai simili, ma le commedie della coppia non sono mai inserite nel concreto tempo storico, nelle contraddizioni sociali.

“Dalla piccola ghianda nasce la grande quercia” è il motto della ditta di trasporti di Stan e Ollie in The Music Box. Di questo cortometraggio, premiato con l’Oscar, colpisce l’inquadratura fissa, dall’alto, sulla scalinata; c’è anche un “omaggio” alla Potemkin, con quella carrozzina che scende la scala, mentre la pesantissima cassa sta salendo.

Hal Roach riferisce un aneddoto così bello da sembrare inventato. Per Big Business, venne distrutto un villino diverso da quello identificato, e per il quale era stato stipulato un accordo col proprietario.

Il documentario di Governi recupera rare scene da The Stoolen Jools (I gioielli rubati, 1931), film collettivo della MGM in cui Stan e Ollie appaiono per un minuto. E c’è un frammento di The Tree in the Tube (1943), breve documentario governativo a colori.

Sono film come Fra Diavolo a far esplodere la fama della coppia in Europa. Fra l’altro, si diffondono un paio di giochetti con le mani di Stan, “menadito” e “naso, nasino, nasello”. “Chiunque lo sa fare”, dice Ollie, che fallisce miseramente. Certi giochetti di Stan sconfinano nella magia: strofina il pollice nel palmo della mano, e il dito si accende (Ollie ci prova inutilmente, ma quando accade va nel panico).

Della prima moglie di Ollie non si sa nemmeno il nome, ma tutti i biografi concordano nel certificarne l’esistenza; la seconda si chiamava Myrdle Lee Reeves, la terza Lucille Virginia Jones, che gli restò accanto fino alla fine, per 17 anni. Ollie non ha avuto figli.

Dal 1917 per quasi un decennio, Stan ha vissuto, senza sposarsi, insieme all’australiana Mae Dahlberg, ballerina e cantante (fu lei a suggerirgli di abbandonare Jefferson per Laurel). In seguito, sposò 5 donne, per un totale di 8 cerimonie (derivanti da complicazioni di carattere legale e accuse di bigamia). Dalla prima moglie, Lois Nelson, è nata l’unica figlia, Lois (un altro figlio, maschio, morì pochi giorni dopo la nascita).

Consumato da una malattia devastante (era irriconoscibile, i medici gli fecero perdere oltre 70 chili), Ollie morì a 65 anni, il 7 agosto 1957. Stan gli sopravvisse fino ai settantacinque (23 febbraio 1965) e fece in tempo ad assistere alla formidabile ripresa della loro fama: Jerry Lewis e Jacques Tati vollero incontrarlo, nel 1961 l’Academy gli tributò l’Oscar alla carriera.

Il documentario finisce con una celebre, commovente scena da I diavoli volanti: i due sono su un piccolo aereo che precipita, Stan esce dai rottami incolume, l’anima di Ollie vola in cielo, ma presto il sopravvissuto incontra un somarello: il vecchio amico vi si è reincarnato.
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Laughing Gravy (Non c’è niente da ridere), James Horne, 1931

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... ne-1931-7/

In una tipica stanza in affitto, a letto insieme, Ollie viene svegliato dal singhiozzo di Stan. Gli dice di bere un po’ d’acqua: Stan prende la caraffa, riempie il bicchiere e beve dalla caraffa, dove poi svuota il bicchiere… Il singhiozzo ricomincia e sveglia il cagnolino, che i due hanno nascosto all’affittacamere: “Se il padrone di casa si accorge del cane, ci butta fuori”, dice l’allarmato Ollie.

Vercingetorige (o Vercingetorìge) è il nome del cane. Il burbero affittacamere (Charlie Hall) non vuole animali, i latrati lo svegliano nel cuore della notte, sale al piano di sopra, scopre l’intruso o lo scaccia. Ovviamente, i nostri eroi cercano di far rientrare l’amatissimo cagnolino. Fa freddo, neve e ghiaccio ricoprono i tetti e la strada: in camicia da notte, l’eroico Ollie salva il cane, ma resta bloccato all’aperto. Farlo rientrare non è facile, non può mancare il classico lenzuolo annodato per risalire dalla finestra… Ollie finirà in una botte di acqua gelata, uscendone tutto intirizzito.

Di nuovo a letto, il vispo Vercingetorige decide di risalire il camino e se ne va sul tetto; Ollie lo segue, resta incastrato, la distruzione della camera procede ineluttabile.

Tutti sporchi di fuliggine, decidono di lavarsi, e cominciano dal cane, messo in una tinozza con una spropositata quantità di sapone. Nulla viene fatto come si deve, nella tinozza finiscono anche Stan e Ollie, nuovi calcinacci colpiscono il padrone di casa che cercava disperatamente di riposare. Ormai inviperito, decide di scacciarli tutti.

Ma ecco arrivare un poliziotto. Per una volta, la presenza di un uomo in divisa si rivela utile ai nostri: è scoppiata un’epidemia, la casa viene posta in quarantena per due mesi. All’affittacamere non resta che suicidarsi.

Remake del muto La capra Penelope, uscì nell’aprile 1931: sceneggiatura di H.M. Walker, produzione Hal Roach e Metro Goldwyn Mayer, fotografia di Art Lloyd e George Stevens.
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Below Zero (Sotto zero), James Parrott, 1930

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... tt-1930-8/

Nevica, fa molto freddo: Ollie, in piedi, pizzica il contrabbasso, mentre Stan, seduto, cava dei suoni da una pianola. Chiedono l’elemosina, nessuno la fa, anzi Ollie riceve un paio di palle di neve in pieno volto da un individuo rissoso che non ama la loro musica… Mani intirizzite, vanno alla ricerca di un posto migliore, e scoprono di aver suonato davanti al Collegio dei Sordomuti.

Nevica ancora più forte. Un finto cieco trova una monetina proprio davanti a loro, un piccione fa cadere un uovo nella tazzina delle elemosine, una donna (Blanche Payson) incattivita da una palla di neve vagante, decide di vendicarsi sui suonatori ambulanti, distruggendo i loro strumenti.

Ma ecco un colpo di fortuna: i due trovano un portafoglio nella neve. Lo raccolgono, fingono indifferenza, ma un uomo li osserva e comincia a pedinarli. Per fortuna, incrociano un poliziotto che fa fuggire quel losco figuro. Generosi, Stan e Ollie invitano il poliziotto a pranzo: “Tre belle bistecche con cipolla. Con molta cipolla”, ordina Ollie, mentre Stan sbuccia un’oliva.

Mangiano a sazietà, ma arrivati al momento di pagare il conto scoprono che il portafoglio appartiene proprio al loro ospite. Il poliziotto se ne accorge, e li consegna alla dura punizione del padrone del ristorante (Tiny Sandford). Malmenati entrambi, va peggio a Stan che viene gettato in una botte piena d’acqua. La beve tutta, la pancia grossa come un otre.

Prodotto da Hal Roach con Metro-Goldwyn-Mayer, girato nel febbraio-marzo del ’30 quando la Grande Depressione è ormai deflagrata, il cortometraggio segue la sceneggiatura di Leo McCarey e H.M. Walker, con la fotografia di George Stevens.
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A Chump at Oxford (Noi siamo le colonne), Alfred Goulding, 1940

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... ng-1940-8/

La prima parte concatena una serie di situazioni comiche già viste, all’epoca delle comiche in 2 rulli, nelle quali la coppia è alle prese con la difficoltà nello sbarcare il lunario.

Stan e Ollie arrivano a un’agenzia di collocamento proprio mentre giunge una richiesta, per la sera stessa, di una coppia di domestici, un maggiordomo e una cameriera. Prendono al volo l’opportunità e si recano a casa Finlayson, dove è prevista una cena dell’alta società. Dev’essere il riluttante Stan, neanche a dirlo, a incarnare la bionda Agnese. È sempre Stan a svuotare i bicchieri dei cocktails, ubriacandosi. Poi, nell’assegnare i posti a tavola, Ollie innesca una confusione terribile. Il padrone di casa invita Agnese a servire “l’insalata e le uova in camicia” e la domestica si presenta in pigiama. La padrona di casa sviene, il marito insegue i nostri a fucilate…

Riciclati come spazzini, con la medesima capacità di combinare guai, Stan pronuncia il concetto essenziale, che spiega le loro miserie: “Noi non siamo abbastanza analfabeti”, intendendo il contrario… La loro vita sta per cambiare. Per puro caso bloccano un rapinatore in fuga, la banca li ricompensa pagando loro la migliore istruzione possibile: Oxford.

La seconda parte è più originale. Le due matricole si presentano a Oxford con una quantità di bagagli, indossando la divisa di Eton… Attirano l’attenzione di alcuni perfidi studenti, in vena di scherzi goliardici. Prima trappola, il labirinto (Stan che trova la via per uscite e torna a prendere Ollie con il cartello “Uscita”). Secondo scherzo: un fantasma per spaventarli… Dopo una notte in bianco, gli studenti fingono di aiutarli, accompagnandoli al loro alloggio, e invece li fanno accomodare in quello del Rettore. I due lo colonizzano in pochi minuti, bevendo whisky e producendo un’entropia impareggiabile. “È il più grave oltraggio nella storia di Oxford”, declama il Rettore, che tuttavia non tarda a comprendere chi siano i veri colpevoli, e promette di espellerli. Così, questi individuano nelle nuove matricole i colpevoli della loro cattiva sorte.

Stan scopre di somigliare a colui che era stato il più grande atleta e il più grande studioso dell’università, una “mente brillante” che perse la memoria, colpito al capo da una finestra. La finestra a ghigliottina colpisce di nuovo Stan, che torna Lord Paddington, un dandy insopportabile e pieno di sé: non riconosce Ollie, anzi lo tratta malissimo, umiliandolo ripetutamente.

Lord Paddington decide di tenere con sé, come valletto, quel “giovanottone”. Il Rettore, tutto deferente, chiede al Lord un appuntamento per Albert Einstein, che ha bisogno di aiuto; dopo aver valutato i suoi impegni, Paddington gli concede il mercoledì successivo, davanti a un Ollie sempre più stupefatto. Ma quando lo umilia di nuovo e lo chiama “grassone”, perde la pazienza e decide di andarsene.

Di nuovo, la finestra cade sul capo del Lord, che torna ad avere la personalità di Stan. Lieto fine con uno degli abbracci più felici e commoventi della storia del cinema.
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Perfect Day (Tempo di pic-nic), James Parrott, 1929

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... tt-1929-8/

Giugno 1929 – Hal Roach, H.M. Walker e Leo McCarey imbastiscono una sceneggiatura di un’esilità senza pari: è una bella domenica, l’ideale per un pic-nic in campagna.

Stan e Ollie, con le rispettive mogli (Kay Deslys e Isabelle Keith) e un vecchio zio (Edgar Kennedy) con la gamba fasciata per la gotta, concludono i preparativi nel salotto della loro villetta. Uno dei gesti insensati di Stan porta alla distruzione dei sandwich, ma la giornata è troppo bella per cambiare programma…

I cinque (più cagnolino) salgono sull’auto – Ford T Torpedo, icona della storia dell’automobile. Chi guida? Ollie, naturalmente. Scambiati affettuosi (ed affettati) saluti con i vicini (“Arrivedòòrci”: spicca il vocione del capo-gita), Ollie mette in moto, ma dopo una decina di metri, l’auto buca una gomma.

Sostituirla, sarebbe uno scherzo, se non ci fosse Stan. In pochi secondi riesce a colpire per 4 volte la gamba dello zio, poi rimonta la gomma bucata al posto di quella di scorta, quindi dimentica di togliere il crick, la partenza viene ancora rinviata, nonostante il reiterato scambio di saluti (“Arrivedòòrci, Arrivedòòrci”).

Si riparte, finalmente. Ma subentra un problema alla batteria e l’idillio con i vicini si capovolge catastroficamente, in un’escalation di distruzioni reciproche, vissute con l’immancabile, perfida passività, senza risparmiare l’auto, i giardini, le rispettive abitazioni.

Stan urta il motore, che riparte senza spiegazioni, così i cinque possono allontanarsi verso l’agognato pic-nic. Fatta la prima curva, ecco un cantiere stradale, la più grande pozzanghera mai vista al cinema: l’auto si inabissa nel fango in uno dei più straordinari finali delle comiche appena entrate nel sonoro.
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Me and My Pal (Il regalo di nozze), Charles Rogers, 1933

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... rs-1933-9/

Marzo 1933; soggetto e sceneggiatura di Stan, produzione Hal Roach’s Studios in collaborazione con MGM. Arrivò sugli schermi italiani nel 1947, con il doppiaggio di Zambuto e Sordi. Anche alla centesima visione, continuerà a risultare divertente.

È il grande giorno, Ollie sta per sposare una ricca ereditiera (Marion Bardell), la figlia dell’immancabile James Finlayson. Ne parla persino la radio, interrompendo il programma musicale (seguono dichiarazioni surreali di Stan, sulle quali Ollie va a spegnere). Il testimone di nozze, neanche a dirlo, è proprio Stan, che si presenta tutto elegante con un regalo: un “gioco di pazienza”, cioè un puzzle. È forse il solo film in cui, almeno in partenza, Oliver Hardy impersona un uomo di successo.

La cerimonia si svolgerà nella ricca “magione” dei Cucumber, Ollie sta per diventare, parole sue, “un grande e grosso magnate”. Ma comporre il puzzle si rivela una tentazione irresistibile, a cui cede anche il futuro sposo. Intorno al tavolo, si affollano Stan, Ollie, il maggiordomo (Frank Terry), il tassista (Eddie Dunn), un poliziotto (James C. Morton) venuto a fare una multa per divieto di sosta, e un postino strabico (Bobby Dunn), che ha consegnato un importantissimo telegramma, che verrà letto fuori tempo massimo.

Prima che il padre della sposa perda la pazienza per il ritardo di Ollie, il fiorario (Charlie Hall) gli consegna i fiori che Ollie ha affidato a Stan: anziché un bouquet arriva una corona funebre. Inevitabile che anche Finlayson si precipiti a Casa Hardy, giusto in tempo per la catastrofe finale.

Alla chiusura del puzzle manca un solo tassello, introvabile, e il poliziotto decide di perquisire tutti; si scatena una rissa, deve intervenire una pattuglia di poliziotti che arresta tutti, esclusi Ollie e Stan (l’unico il cui aspetto è rimasto irreprensibile). A matrimonio sarà ormai sfumato, il mancato magnate scoprirà di aver perso fino all’ultimo centesimo.
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Laurel & Hardy story
La vita e l'opera della più straordinaria coppia comica di tutti i tempi
www.laurel-e-hardy.it
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