dal Blog di Rudi Ghedini

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Gaetano
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Scram! (Ospiti inattesi), Raymond McCarey, 1932

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... ey-1932-8/

Condannati dal severissimo giudice Beaumont (Richard Cramer) a lasciare la città per vagabondaggio (li minaccia di molto peggio, se rivedrà le loro facce al giudice), Stan e Ollie non sanno dove andare a dormire. Piove a dirotto, incrociano un ubriaco (Arthur Housman, specializzato in questo ruolo) e lo aiutano a recuperare le chiavi dell’automobile, finite sotto la grata di un tombino. Per ricompensarli, l’ubriaco li invita a passare la notte nella sua casa.

Davanti al portone, la questione delle chiavi si ripropone: l’ubriaco non riesce a trovarle, i nostri due cercano di entrare da una finestra al primo piano. Dopo varie vicissitudini, ci riescono (nel frattempo, l’ubriaco è entrato comodamente dalla porta).

Generoso e fatuo, costui invita Stan e Ollie a sistemarsi nella sua camera al primo piano. Poi arriva il maggiordomo, e l’ubriaco viene invitato ad andarsene: quella non è casa sua…

Come accade ogni volta che si sistemano in una camera molto accogliente, Stan e Ollie indossano vestaglie di seta e fumano sigari. Non vedendo arrivare quello che pensano sia il loro benefattore, provano a cercarlo. Svegliata dai rumori, la moglie (Vivien Oakland) del vero padrone di casa – ormai sarà chiaro di chi si tratta – si alza, li vede e sviene. Per rianimarla, Stan le dà da bere un bicchiere d’acqua presa da una brocca; si tratta di un forte alcolico, quando la donna rinviene è visibilmente ubriaca, e li fa accomodare in camera sua.

Oltre a detestare i vagabondi, il giudice Beaumont è un marito geloso, e detesta gli ubriachi. Mentre sale le scale, sente del frastuono provenire dalla camera della moglie e vede Stanlio riempire un altro bicchiere dalla brocca. La annusa, è acquavite… Nella sua stanza, stesa sul letto, la moglie sta emettendo risate sguaiate insieme a Stan e Ollie. Primo piano sullo sguardo truce e mortifero del giudice… Per salvarsi, Stan spegne la luce e nel buio si sviluppa la rissa.

Scritto e filmato nel giugno del 1932, la MGM mandò in sala questo “2 rulli” a settembre. Impossibile non ridere quando l’esuberanza della moglie contagia Stan e Ollie
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Chickens Come Home (Donne e guai), James W. Horne, 1931

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Si possono dividere le comiche di Stan e Ollie in due grandi gruppi: quelle che piacciono di più da bambini e quelle che fanno ridere di più da adulti. Come questa.

Prodotta da Hal Roach per MGM, con la fotografia di George Stevens e Art Lloyd, e la sceneggiatura di H.M. Walker, vede la presenza contemporanea delle tre attrici che hanno accompagnato più spesso i nostri eroi: Thelma Todd è la signora Hardy, Norma Drew è la signora Laurel, Mae Busch interpreta la strepitosa ex “fiamma”, la maliarda che ricompare dal passato e gli rovina ogni programma. Nel cast anche James Finlayson, il furbo maggiordomo di casa Hardy. I doppiatori italiani furono Franco Latini (Stanlio) e Carlo Croccolo (Ollio). Remake sonoro del muto Love ‘em and Weep del 1927, questo “3 rulli” uscì nelle sale l’11 febbraio 1931 ed è conosciuto anche come I polli tornano a casa.

Stavolta, i nostri non sono vagabondi o sbandati, ma individui pienamente inseriti nella società. Ollie sta vivendo una vita perfetta: ha una moglie adorabile e una bella villa con maggiordomo, detiene un’impresa di fertilizzanti, e si è appena candidato a sindaco. Stan è il suo amministratore delegato. Il fatto che si presenti con uno schiacciamosche fa capire come interpreti la carica… Mentre Ollie comincia a dettare a Stan il suo discorso programmatico, irrompe nell’ufficio una vecchia fiamma: possiede una foto compromettente e intende ricattarlo. Ollie si dice irremovibile, e subito dopo cede. Ma l’accordo è che pagherà la ricattatrice alla stessa ora in cui la mogliettina gli ha appena ricordato che hanno importanti ospiti, dunque dovrà farsi aiutare da Stan, che per farlo dovrà inventare una scusa con la gelosissima e sospettosa moglie.

È chiaro che Stan non riuscirà a risolvere un bel nulla (va notato che per vari minuti i due mattatori non compaiono nella stessa scena). Ollie vorrebbe uscire di casa, ma non riesce a farlo e deve far tacere (pagandolo) il maggiordomo, a cui non sfuggono le sue difficoltà. Inevitabilmente, a casa Hardy si presenta la ricattatrice inseguita dall’amministratore delegato (Ollie dice alla moglie che quella è la moglie di Stan), e subito dopo appare la vera moglie di Stan. Tiene in mano un’accetta…
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The Laurel and Hardy Murder Case (L’eredità), James Parrott, 1930

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Seduti sul bordo di un molo, Stan pesca, mentre Ollie sonnecchia. Ovviamente, l’inettitudine di Stan fa sì che la calma non possa durare, bruscamente risvegliato Ollie si vede arrivare in faccia un giornale. Ecco la notizia: è appena morto un certo Ebenezer Laurel, possessore di un’immensa ricchezza, non ha figli, la sera stessa tutti i parenti sono attesi per la lettura del testamento. Ollie chiede a Stan della sua famiglia; ricorda solo uno zio morto cadendo da una botola (lo stavano impiccando).

Era una notte buia e tempestosa… La lettura del testamento avviene durante un violentissimo temporale, i lampi illuminano il salotto pieno di parenti, ma appare lo sceriffo (Fred Kelsey) e blocca tutto: è la polizia ad aver pubblicato l’inserzione, il testamento non sarà letto finché non si scoprirà l’assassino di Ebenezer Laurel. Nessuno potrà lasciare la casa… Suona il campanello: sono arrivati e Ollie e il presunto erede universale. Già sulla porta, i due litigano: Stan si chiede perché Ollie debba ricevere metà dell’eredità, Ollie si finge tremendamente deluso da quella prova di inimicizia e fa per andarsene, Stan, tutto contrito, lo richiama, ma è solo per dargli l’ombrello… Irremovibile lo sceriffo: anche gli ultimi arrivati dovranno passare la notte in quella casa.

La loro stanza è quella in cui è stato trovato il cadavere. Mobili coperti con teli bianchi, tremolante luce di candela, alle pareti quadri inquietanti: la stanza è spaventosa, e ancor più spaventoso è il maggiordomo (Frank Austin). Impossibile prendere sonno nell’ormai solito lettone matrimoniale: un gatto nero, un pipistrello sotto un lenzuolo, sinistri scricchiolii, eccetera. Ogni tanto, il maggiordomo bussa a uno degli ospiti, dicendo che qualcuno lo desidera al telefono. E ogni volta, segue un urlo. Quando è il loro turno, Stan e Ollie scoprono che la sedia accanto al telefono spalanca una botola, si salvano dalla caduta, ma da un passaggio segreto escono il sinistro maggiordomo e l’uomo che si è travestito da vedova, costui stringe un luccicante pugnale… Piccolo colpo di scena finale.

Prodotto da Hal Roach per MGM, sceneggiato da H.M. Walker (l’ispirazione sembra Dieci piccoli indiani), riprese di Walter Lundin e George Stevens, il primo doppiaggio italiano ha le voci di Fiorenzo Fiorentini (Stanlio) e Carlo Croccolo (Ollio). Nel notevole filone dei racconti dell’orrore, è l’episodio che mi pare meno riuscito.
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Triste, solitario y final, Osvaldo Soriano, 1973

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... iano-1973/

“Quaranta dollari al giorno più le spese”, è la solita tariffa, quella che Marlowe propose anche a Laurel. Fin dalla prima apparizione, il detective si muove come il personaggio chandleriano: “sguardo duro ma malinconico. Indossava un vestito grigio che aveva un gran bisogno di essere stirato”. Cammina “svogliatamente”, tiene solo al gatto nero, silenzioso e randagio, a cui prepara scodelle di latte. Con Laurel è quasi sgarbato, e tuttavia avverte qualche affinità: forse perché il ciccione e il magrolino erano sempre inseguiti dalla polizia. Anche lui è sempre stato “irrispettoso dell’autorità”. Di sé dice: “Ormai sono un po’ vecchio per queste cose”, ma ha bisogno di incassare un po’ di soldi.

La trama prende forma in una sovrapposizione di piani. Coprotagonista è lo scrittore stesso, la figura centrale è un personaggio letterario, creato da un altro celebre scrittore, poi ci sono i personaggi “reali”, da Chaplin a John Wayne. Il confine tra realtà e finzione diventa così labile da sfumare nel nulla.

Quel giornalista paffuto “parla inglese come Harpo Marx”; Marlowe, invece, indossa la solita maschera di cinico disincantato. Marlowe è smilzo, l’argentino è rotondo, la loro coppia sembra rispecchiare l’altra.

Laurel aveva raccontato a Marlowe: “Una volta Buster Keaton mi disse che avevamo commesso un errore, perché i nostri argomenti si basavano sulla distruzione della proprietà privata e nell’attaccare la polizia. Diceva che la gente rideva di questo, ma che in fondo ci odiava”.

La trama procede attraverso avventure rocambolesche e digressioni in flashback: l’arrivo a Manhattan da Londra, sulla stessa nave, di Laurel e Chaplin (era il 1912); la casuale formazione della coppia comica sul set, grazie a un’intuizione di Hal Roach; il vecchio Ollie costretto a elemosinare una piccola parte a John Wayne (apparirà nelle vesti di un contadino in The Fighting Kentuckian); la morte di Hardy nel 1957, e Laurel non volle partecipare al funerale del socio (“Ollie non era solo un amico. Era parte di me… Io non potevo assistere al mio funerale”).

Seguono scazzottate, sparatorie, il sequestro di Chaplin, il gatto che muore di fame… e dialoghi scoppiettanti. Dice Soriano: “A volte mi viene in testa che potrei parlare con Chaplin… Nessuno riuscirebbe a oltrepassare il servizio di sorveglianza. Se anche fosse, parlare con lui sarebbe più difficile che parlare col presidente degli Stati Uniti”.

Replica Marlowe: “Sarà difficile parlare col presidente, ma è facile sparargli addosso”.

“Arrivederci, amico. Non le dico addio. Gliel’ho detto quando aveva un senso. Gliel’ho detto quando ero triste, solo e alla fine”: l’esergo è tratto da Il lungo addio di Chandler.
Opera d’esordio, Triste, solitario y final resta il più famoso romanzo di Soriano: malinconico e dissacratorio, venne scritto quando non aveva ancora trent’anni (nato nel 1944 a Mar del Plata, morì Buenos Aires il 31 gennaio 1997), e non aveva ancora visto Los Angeles. Un commosso, giocoso, tenero tributo al mito hollywoodiano.

La mia edizione è quella Einaudi del 1991, nella traduzione di Glauco Felici.
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Berardi-Milazzo, L’Inno

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... zzo-linno/

In 24 tavole in bianco e nero, “liberamente ispirato a The Anthem and the Cop di O. Henry (pseudonimo di William Sydney Porter), ecco il primo incontro fra due vagabondi, Stanlio e Ollio, che si disputano una panchina, ma fanno presto amicizia:

– Oh, parlate molto difficìle.

– Mhmm, non per gloriarmi, ma ho frequentato l’università per quindìci anni!

– Come proféssore o come studente?

– Bidello.

I due si dividono la panchina (lo skyline fa capire che siamo a Central Park).

È il 10 novembre, Ollio ha dolori reumatici “sempre puntuali”, non è più possibile dormire all’aperto. Il piano è farsi arrestare, per svernare a spese dello Stato, ma vari tentativi falliscono. Finché, proprio dopo aver cambiato idea, Ollio viene arrestato, per vagabondaggio.

Paga la cauzione con i soldi che ha ricevuto in regalo da colui che prima aveva derubato.

Già in una storia di Ken Parker (Casa dolce casa), la favolosa coppia di autori genovesi aveva manifestato il proprio amore per Laurel e Hardy.
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Oliver the Eighth (Annuncio matrimoniale), Lloyd French, 1934

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... ch-1934-9/

Gennaio 1934 – Noto anche con il titolo Ollio, sposo mattacchione, il doppiaggio originale, andato perduto, era di Carlo Cassola (Stanlio) e di Paolo Canali (Ollio).

Gestori di un negozio da barbiere, Stan e Ollie indossano corti camici bianchi. Stan trova un annuncio sul giornale: vedova facoltosa in cerca di marito. Entrambi decidono di rispondere, e che vinca il migliore… Ma Ollie bara spudoratamente e imbuca solo la sua lettera, gettando nell’immondizia quella dell’amico. Poi, si siede in poltrona e Stan lo insapona per fargli la barba…

Vediamo la vedova – Mae Busch al suo vertice: sguardo da maliarda, sadico quanto basta – intenta ad aprire le lettere dei candidati; accanto a lei il fido maggiordomo (Jack Barty), dallo sguardo folle e spiritato. Appena incrocia gli svolazzi calligrafici di Oliver Norville Hardy, la vedova si interrompe: cercava proprio un Oliver, ne ha già uccisi 7, a partire dal primo, che la tradì e determinò il trauma da cui non si è mai ripresa. Ora la sua vendetta colpirà l’ottavo.

Ollie lascia la barbieria a Stan – che la cederà per un mattone su cui sta scritto “Oro”, più 5 noci – e raggiunge la grande villa della maliarda. Il maggiordomo non nasconde la sua vena di follia, fa un solitario senza carte, e Ollie finge che sia tutto normale. Subito prima che la vedova scenda a riceverlo, suona il campanello: è Stan, che ha trovato la sua lettera non spedita e pretende la metà del patrimonio dall’amico che l’ha ingannato.

Cerimonioso come sa essere solo un gentiluomo del Sud, Ollie accompagna la vedova a cena. Si siede anche Stan. Anche il vino e il cibo sono inesistenti, ma Ollie finge che tutto sia appropriato, e Stan è talmente suggestionabile da aggiungere sale a una minestra che non c’è.

È il maggiordomo a rivelare loro che la vedova quella notte stessa taglierà la gola all’ottavo Oliver. Fra ombre sinistre, cigolii e luci di candela, Ollie ordina a Stan: “Uno dei due deve stare sveglio”. Nel solito lettone matrimoniale, Ollie viene svegliato dal russare di Stan. Escogita un piano ingegnoso: un mattone (l’ex lingotto), una candela, un filo tirato fra i due oggetti (sembra Vil Coyote; ovviamente il mattone cadrà sull’ideatore del piano).
Stan trova il modo di rendersi inutile in uno sgabuzzino, affilando due coltellacci la maliarda si avvicina a Ollie ancora svenuto… e lui, di soprassalto, si sveglia dal sogno (col viso insaponato, sulla sedia da barbiere).

Tempi comici perfetti: far ridere con l’horror può riuscire solo a due geni come questi.
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The Chimp (Il circo è fallito), James Parrott, 1932

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... tt-1932-7/

Stan e Ollie lavorano come tuttofare in un circo scalcagnato, in cui l’imbonitore è James Finlayson e l’Uomo Cannone (nome di battaglia: Destructo) è un altro storico comprimario, Tiny Sandford. È stato distribuito anche con altri titoli (Stanlio e Ollio eroi del circo o Lo scimpanzé).

Con due tuttofare così, è inevitabile che il circo fallisca (sono loro a far crollare il tendone dove si stava tenendo lo spettacolo). Per saldare i dipendenti, l’impresario non ha altro da distribuire, a sorteggio, che le attrazioni circensi: Stan riceve una scatola di pulci ammaestrate, Ollie si trova a dover gestire Ethel, una scimpanzé danzatrice (un tutù bianco le svolazza intorno ai fianchi) non meno intelligente dei nostri due eroi.

Fra Stan ed Ethel l’intesa è immediata, mentre Ollie non sa come farsi obbedire e si limita a difendersi dalle intemperanze dell’animale. Durante la preparazione della gabbia, i due sono costretti a fuggire per l’arrivo di un leone. Inseguiti dal grande felino, arrivano in città e cercano una stanza per la notte, consapevoli di non poter esibire lo scimpanzé. L’affittacamere (Billy Gilbert) appare in preda a una crisi di gelosia, la moglie è uscita e non rientra…

Dopo vari tentativi, ormai sfiniti, Stan e Ollie riescono a ingannare l’affittacamere e finiscono a letto, ma lo scimpanzé riesce a intrufolarsi fra di loro, mentre le pulci ammaestrate li tormentano. Scopriamo che si chiama Ethel anche la moglie dell’affittacamere… Un cliente della stanza a fianco accende un fonografo; sentendo la musica, la scimpanzé comincia a ballare, costringendo Stan ad accompagnarla; Ollie comincia a gridare “Ethel, torna a letto!”. Impazzito dalla gelosia, sentendo quel nome, l’uomo piomba nella camera di Stan e Ollie, armato di fucile…
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Sugar Daddies (Come mi pento), Fred Guiol e Leo McCarey, 1927

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... ey-1927-7/

Un ricco petroliere (James Finlayson) a cui piace divertirsi anche frequentando locali equivoci, viene svegliato dal maggiordomo (Ollie): lo informa che si è sposato, la notte precedente, e la sposa (bruttissima) lo sta attendendo in salotto insieme alla sorella e a un fratello poco raccomandabile (Noah Young).

Guidati da questa specie di gangster, i tre intendono inscenare un ricatto: il petroliere chiama in aiuto il suo avvocato (Stan). Ecco la richiesta: 50.000 dollari per annullare il matrimonio.

Arriva l’avvocato, impettito quanto incapace (del resto, aveva iniziato a studiare Medicina, la sua macchina da scrivere ha i tasti disposti a casaccio, intorno al telefono si vedono ragnatele). Quando apre la borsa dei documenti, ne esce della biancheria intima. Il gangster estrae la pistola… Disperato, il petroliere riesce a darsi alla fuga, insieme all’avvocato e al maggiordomo.

Distribuito anche con il titolo Ricconi, è uno dei primi cortometraggi in cui cominciano a prendere forma Stanlio e Ollio. All’epoca, Finlayson rivestiva un ruolo almeno altrettanto importante. La fotografia è del ventitreenne George Stevens (futuro regista di Un posto al sole e Il Gigante).

Stan consiglia di cercare riparo in un’affollata località di villeggiatura. Ma i ricattatori fanno presto a rintracciarli. Stan si traveste da donna, salendo a cavalluccio su Finn (la gag è stata variamente riproposta) mentre Ollie si finge suo marito. Un cane sta per far crollare il travestimento. Si mischiano ad altre coppie sulla pista da ballo. Infine, vengono scoperti, si intrufolano in un luna park, il finale è una sarabanda di cadute, capriole e scivoloni, che coinvolge una quantità di estranei.

Nel luna park accade, fra l’altro, che, passando sopra un getto d’aria, alle donne si sollevi il vestito: Billy Wilder se ne ricorderà con Marilyn.
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Teste dure – Vent’anni dopo [Block-Heads], John G. Blystone, 1938

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... ilmtv31-8/

È il 14esimo lungometraggio, poco meno di un’ora, con la consueta produzione di Hal Roach; fra gli sceneggiatori spicca il nome di Harry Langdon. In Italia il film è uscito alla fine degli anni Quaranta, Mauro Zambuto doppia Stanlio, Alberto Sordi è Ollio. Riprende, in parte, la trama di Non abituati come siamo (1929), il loro primo film sonoro.

Scene dalla Prima Guerra mondiale, 1917, cadono bombe, avanzano carriarmati, soldati combattono fra trincee e filo spinato, su un fronte imprecisato… Al soldato Laurel viene affidata la “consegna” di restare in trincea, mentre il resto dei commilitoni, fra cui l’amico Hardy, esce e va all’attacco.

La guerra finisce. Passano vent’anni. Il soldato Laurel non è mai uscito dalla trincea, scavandola passo dopo passo (un vistoso scalino segna il punto in cui batte i tacchi e fa retromarcia). Ogni giorno è uguale all’altro. Il soldato mantiene la consegna, all’ora prestabilita suona la tromba per il rancio, apparecchia una piccola tavola e mangia la solita scatoletta di fagioli. Un enorme mucchio di scatolette vuote si alza lì accanto. Passa un aereo, il soldato Laurel gli spara con la sua vecchia mitragliatrice, il pilota atterra e lo informa che la guerra è finita da vent’anni. La notizia del ritrovamento del reduce finisce su tutti i giornali…

Ollio è sposato con una donna bionda, algida e antipatica. Il matrimonio è avvenuto esattamente un anno prima, ma Ollio finge di essersene dimenticato. Per festeggiare, la signora Hardy (Minna Gombell) gli concede ben due dollari, anziché i 70 centesimi quotidiani, e acconsente a fargli usare la sua auto. Abitano in un bel condominio di più di 13 piani (stanno al tredicesimo). Sul lato opposto del pianerottolo vivono i Gilbert: lei è carina e simpatica (Patricia Ellis), lui (Billy Gilbert) odioso e vanaglorioso, appena rientrato da due mesi di caccia grossa, con vari fucili e pacchiani trofei.

Stanlio è stato accolto nella Casa del Soldato, una struttura di recupero da vari traumi bellici. Non ha alcun trauma, ma quando vede una sedia a rotelle la valuta più comoda della panchina, e ci si siede. È allora che arriva Ollio: ovviamente deduce che abbia perso una gamba. Cominciano gli equivoci.

Faticosamente, Ollio porta in braccio Stanlio, finché si accorge che non ha alcuna menomazione. Non riuscendo a uscire dal parcheggio, Ollio chiede a Stanlio di spostare il camion che sta davanti, e l’amico sbaglia manovra, aziona il ribaltatore e sommerge l’auto della moglie di Ollio sotto una montagna di sabbia. Ripulita l’auto e tornati al residence, Stanlio distrugge il veicolo e il garage, mancando la cellula fotoelettrica che gestisce l’apertura del portone. Ma Ollio gli vuole bene, gli ha promesso una gigantesca bistecca cucinata da quel tesoro di moglie (“dolcissimo tesoro”, “la donna più dolce del mondo”), e si fa punto d’orgoglio di mantenere la promessa.
La salita al tredicesimo piano è piena di imprevisti. L’ascensore non funziona, devono farsi le rampe a piedi. In un paio di scene di puro surrealismo, Stanlio fa scendere l’ombra delle tendine che si staglia su un muro (ovviamente ci prova anche Ollio, e non ci riesce)… Incrociano il più arrogante fra i condomini, Mr. Finn (James Finlayson) che offende Ollio (“Otre pieno di grasso”), e scendono di corsa le scale per battersi sul piazzale, con Stanlio che aizza i passanti preannunciando il combattimento… Risalgono ancora più stremati e sono costretti a scendere di nuovo, dopo aver litigato con un bambino che giocava a pallone e ha chiamato in aiuto il padre. Mentre Ollio subisce ogni sopruso, Stanlio mostra di avere il pugno proibito, con un secco colpo al mento abbatte quel padre davanti al figlio esterrefatto… Eccoli, infine, entrare nell’appartamento: il luogo è ameno, ordinatissimo, perfetto. Pronto alla devastazione.

Innanzitutto, al rientro a casa, la moglie si mostra infuriata perché anziché il pranzetto dell’anniversario si vede costretta a cucinare per l’ennesimo “vagabondo” raccattato dal marito. Ma Ollio è un gentiluomo del Sud che non può mostrarsi succube della moglie, soprattutto davanti all’amico ritrovato. Ne deriva un litigio in cui la coppia si urla addosso, le parole sono indistinguibili, finché la moglie fa le valigie e se ne va.

Cucinerà Ollio. Ma il fuoco lo fa accendere a Stanlio… alla prevedibile esplosione, accorre la gentile Mrs Gilbert, che si presta ad aiutarli a rimettere in ordine. Ma il crescendo di equivoci è ormai inarrestabile, e coinvolge la gelosissima moglie di Ollio (ha scoperto di non potersene andare, con l’automobile distrutta) e il gelosissimo cacciatore, che prima di cominciare a sparare all’impazzata trova il modo di rivelare a Ollio, cameratescamente, che anche lui tradisce la moglie, quando finge di partire per la caccia. Mrs Gilbert, infagottata nel pigiama di Ollio, stava nascosta nel baule che i due amici volevano far uscire dall’appartamento.
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The best of Laurel & Hardy, Richard J. Anobile, Darien House Book, 1975

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... book-1975/

Su un banchetto dell’usato, ho comprato questo libro per il furbissimo “strillo” in copertina: “Over 1000 Photos!”.

È vero, nelle 256 pagine di grande formato sono riprodotte più di 1000 immagini, sono fotogrammi presi da 5 film (4 corti e un lungometraggio), sotto i quali scorrono gli scarni dialoghi (ognuno di questi film appartiene al periodo sonoro della coppia).

Si tratta, in ordine di apparizione, di:

Going Bye-Bue, 1934
Swiss Miss, 1938
The Music Box, 1932
Towed in a Hole, 1932
Busy Bodies, 1933
Non sono pentito dell’acquisto, la mia adorazione verso Laurel & Hardy fa sì che trovi sensato possedere anche un oggetto come questo. I 4 corti, inoltre, fanno parte dell’autentico “best of” della coppia.

Sfogliando questo grosso volume, ho provato un effetto simile a quello raccontato da Milos Forman in un vecchio e sfortunato film – Ragtime, adattamento del romanzo di Doctorow – ambientato nei primi del Novecento, in cui appare un personaggio (Tateh) interpretato da Mandy Patinkin (celebre per i ruoli nelle serie tv Homeland e Criminal Minds). Nel film, un poverissimo emigrante russo diverrà un famoso regista del muto, avendo intuito quanto potente possa essere la magia delle immagini in movimento.

L’aspetto più interessante di questa operazione editoriale sta nella possibilità di rallentare la frenesia delle comiche, catturando la geometria delle inquadrature e le espressioni facciali dei due protagonisti. La poetica di Laurel & Hardy frame by frame.
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