dal Blog di Rudi Ghedini

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Gaetano
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Appunti sparsi

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... ti-sparsi/

Camera Look = sguardo in macchina, cercando la complicità dello spettatore.
Tie-Twiddle = far svolazzare la cravatta come segno di imbarazzo.
Slow Burn = inarrestabile escalation distruttiva.

I compositori abituali di Laurel & Hardy furono Le Roy Shields e Marvin T. Hatley, a cui si deve The Cuckoo Song: scelta da Laurel, questa canzone li accompagnava sempre e fu suonata anche ai loro funerali.

Hardy dichiarava d’aver basato la propria immagina scenica su un oscuro cartoon degli anni Venti, Helpful Henry di J. P. Arnot. Il Camera Look si configura come una richiesta di solidarietà che Ollie rivolge allo spettatore: esprime la sua rassegnata disperazione per quel che deve sopportare, avendo a che fare con Stan. Timido, sentimentale, pomposo, gentile fino all’affettazione, Ollie stimola l’identificazione dello spettatore. I suoi tempi di reazione – mimica e fisico – sono impareggiabili.

Parlando di ciò che accadeva sullo schermo, Ollie disse: “Sono come due bambini. Fanno ridere perché anche un bambino di otto anni si sente più furbo, più abile e più intelligente di loro”. John McCabe teorizza che non si siano mai viste coppie comiche in cui entrambi si ponessero a un livello intellettivo inferiore a quello del pubblico. Ollie sembra compiere un instancabile quanto vano sforzo di “civilizzare” l’amico Stan. Nelle scene di distruzione, non colpiscono mai per primi, ma rispondono colpo su colpo.

In 13 film, almeno uno dei due risulta sposato (più spesso Ollie); in uno solo (Brats – Monelli) hanno figli, loro copie in miniatura; in Twice Two (1933) ognuno sposa la sorella (il doppio femminile) dell’altro.

Stan non apprezzò i 4 film-operetta che Roach impose loro: Fra Diavolo, La ragazza di Boemia, Nel paese delle meraviglie, Swiss Miss. Due pellicole – Our Relations e Way out West – furono prodotte direttamente da Stan Laurel.

Fu Stan a proporre il motto per l’associazione dei loro fans (I figli del deserto): “Due cervelli senza una sola idea”.
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Their Purple Moment (Una bella serata), James Parrot

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... parrott-8/

In apertura, la didascalia di H. M Walker: «Dedicato ai mariti che sottraggono alla vista delle mogli una parte della loro busta paga. E non vedono l’ora di dirlo a qualcuno…». Andrebbe aggiunto che se i mariti sono Stan e Ollie, il pubblico farà il tifo per loro, contro quelle mogli prepotenti. Siamo nell’ambito delle catastrofi coniugali.

Prodotto da Hal Roach per MGM, sceneggiato da Leo McCarey e fotografato da George Stevens, noto anche come Il loro momento magico, è il primo corto diretto da James Parrott, fratello di Charlie Chase.

Rientrato a casa, Stan consegna lo stipendio alla moglie, che si accorge della mancanza di 3 dollari. Lui dice di averle comprato un regalo (un disco in cinese), lei non appare convinta. Infatti, Stan ha nascosto i 3 dollari nel colletto della camicia e li ripone insieme ad altri nel suo nascondiglio segreto, “dentro” un quadro. La moglie vede tutto.

Anche un altro marito, Ollie, è appena stato scoperto: di dollari ne aveva nascosti 2… La seconda coppia sta andando a trovare la prima. I due uomini si sfogano a qualche passo di distanza dalle mogli; vogliono andare a divertirsi, Stan ancora non sa che il suo nascondiglio è stato svaligiato e il portafoglio è gonfio coi soldi del Monopoli.

Fingono di andare al bowling e incrociano due donne appena lasciate dagli accompagnatori (la più carina è Anita Garvin, l’altra è Kay Deslys). Al solito, Ollie fa il galante. Assiste alla scena l’amica pettegola (Dorothea Wolbert) delle loro mogli: non aspettava altro…

Dopo essersi offerti di pagare il taxi, Stan e Ollie portano le donne in un locale alla moda e ordinano bistecche (il cameriere è Edgar Kennedy). Vogliono farle divertire: Stan fa un giochetto con un cucchiaio e un bicchiere, Ollie cerca di replicarlo e combina un disastro. Munifico, Stan offre un dolcetto a una dozzina di bambini che hanno appena completato un balletto, ed è allora che scopre che il portafoglio non contiene dollari. Per una volta, la sua espressione ricorda quella dell’attore drammatico… Presto riappare la sua inimitabile smorfia infantile, piagnucola come i bambini che hanno subito un torto.

Mentre la pettegola riferisce alle mogli, e insieme si precipitano verso il locale alla moda, il tassista entra per farsi pagare, e Ollie, inconsapevole, gli offre una bistecca. Quando scopre in quale situazione si trovano, il suo sguardo piega in una tristezza infinita. Provano a fuggire, approfittando del buio che scende durante brevi numeri di cabaret. Sia le espressioni facciali che il linguaggio del corpo, sono ormai perfetti.

Nel portare le mogli sul luogo del delitto, la pettegola cade nel “solito” buco melmoso e vi sprofonda completamente.

“Cos’altro può andarci storto?”, chiede Ollie; Stan gli indica le loro mogli appena entrate nel locale: “Non riuscirai mai a fargli credere che questa è una sala da bowling”.

Raggiunti dalle mogli inviperite, Ollie dice all’amico di avere un’idea. Eccola: “Stavamo andando al bowling. Ma Stan mi ha trascinato in questo covo del vizio”… Finisce a torte in faccia.
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Flying Elephants (Elefanti che volano), Fred Butler, 1928

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... er-1928-6/

Produzione Hal Roach per la Pathé Comedy, è l’unica regia di Butler con Laurel & Hardy. H.M. Walker ci introduce così, nella didascalia d’apertura: «6.000 anni fa gli uomini erano costretti a sposarsi o ad accatastare rocce. È per questo che quel periodo è stato chiamato Età della Pietra».

Viene innanzitutto mostrata una cerimonia di nozze, grottesca e ilare, come grottesco e ilare è il tono di questo “2 rulli”, che sembra un’anticipazione dei Flinstones e deve molto a Three Ages di Buster Keaton.

James Finnlayson interpreta Sassofonus, lo Sciamano: da tempo convive con un terribile mal di denti; ha una figlia, Timida Rosa (Viola Richard), dallo sguardo dolce.

Per ordine del Re, tutti i maschi tra i 13 ei 99 anni devono sposarsi entro le prossime 24 ore o affrontare la morte. O l’esilio. O entrambi… Possente Gigante (cioè Ollie) cerca moglie con il tipico stile da irresistibile latin lover. Accosta una donna e riceve un colpo di clava in testa dal marito. Ne accosta un’altra, sembra davvero sola, ma il colpo di clava arriva inesorabile. Fra le attrici impegnate nei ruoli di anonime cavernicole, Edna Marion, Dorothy Coburn e Fay Lanphier.

Appare Stellina Scintillante (cioè Stan): ha una parrucca bionda e l’espressione del perfetto idiota. Coglie fiori, saltella (fa la sua tipica “forbice” nell’aria), offre un fiore a una donna rimasta sola perché i due che se la disputavano si sono randellati a vicenda. La mamma non gli ha ancora spiegato come si fa, e Stan osserva come gli uomini acchiappano le donne. Vuole fare altrettanto, ma la sua vittima si ribella e lo sconfigge facilmente nella lotta. Infine, incontra la figlia dello Sciamano: lei gli sorride, il padre lo scaccia, non gli pare possa mantenere adeguatamente Timida Rosa. Stan vuole dimostrargli di essere un ottimo pescatore: cattura insetti a mani nude, li usa come esca, e colpisce i pesci con la clava. Intanto, Ollie aiuta lo Sciamano a togliersi il dente.

Solo al sedicesimo dei 19 minuti di questo corto, Ollie e Stan appaiono nella medesima inquadratura: Possente Gigante e Stellina Scintillante si battono a duello con le clave, in palio la figlia dello Sciamano. Un caprone colpisce Ollie alle spalle e lo fa precipitare. Ma anche in questa preistoria, la vittoria di Stan sarà solo apparente…
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Liberty (Libertà), Leo McCarey, 1929

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... ey-1929-9/

Dopo una pomposa introduzione sulla libertà, la più nobile delle aspirazioni umane (con citazioni di Washington, Lincoln e Pershing), vediamo Ollie e Stan fuggire a gambe levate, nella divisa a righe orizzontali dei carcerati. Li insegue un poliziotto con fucile. Due complici in auto li mettono in salvo, sul sedile posteriore i nostri indossano i soliti abiti borghesi, ma nella fretta si scambiano i pantaloni.

In città, non è facile scambiarseli. Cercano riparo dietro scatoloni, in vicoli isolati, in un taxi, sempre scoperti in posizioni compromettenti (è qui che avviene la prima apparizione in un loro film della diciottenne Jean Harlow). Comprensibilmente sospettoso, un poliziotto (Jack Hill) comincia a pedinarli. Seminascosti dietro a casse di pesce fresco, un granchio scivola nei pantaloni di Ollie, portati da Stan. Al primo morso salta, senza capire che gli stia succedendo.

Camminando scompostamente, con salti che atterriscono Ollie e i passanti, Stan manda l’amico a sbattere contro un grammofono in vendita davanti al negozio gestito da James Finnlayson. Il sempre più sospettoso poliziotto li segue come un’ombra, cercano scampo in un cantiere edile, e qui comincia il capolavoro.

Riescono finalmente a scambiarsi i pantaloni, ma il montacarichi li solleva sui ponteggi dove stanno costruendo un grattacielo. Insieme al Safety Last di Harold Lloyd (1923), non si è mai visto nulla di più comicamente vertiginoso nella storia del cinema: Stan e Ollie camminano, incespicano, tremano, penzolano, barcollano su strette travi d’acciaio ad alta quota, alla paura dell’altezza si aggiungono i morsi del granchio ai glutei di Ollie. Va notato che è sempre Ollie ad aiutare Stan, nonostante lo accusi di pizzicargli il sedere…

Ollie è sempre dignitoso, ma il panico di Stan diventa irresistibile. Devono compiere pochi metri per raggiungere la scala a pioli con la quale vorrebbero tornare a terra, ma la scala si rivelerà un moltiplicatore di panico: la vertigine raddoppia, si cade in uno di quei paralizzanti incubi infantili nei quali sembra impossibile scendere anche un solo gradino. Entrambi perdono la bombetta, la vedono precipitare, Ollie perde anche una scarpa e un calzino, e per fortuna scivola via anche il granchio, ma solo per riapparire a tradimento e mordergli un piede… Non si sa come, riescono a ritrovare il montacarichi, che nella velocissima discesa schiaccia il poliziotto: ne esce un nano alto non più di 60-70 centimetri.

Le prime sequenze sullo scambio di pantaloni erano state girate l’anno precedente per We Faw Down ed escluse in sede di montaggio. Nel 1954, il regista Leo McCarey ha raccontato un aneddoto sulle riprese di Liberty: Stan aveva davvero paura di farsi male, mentre Ollie voleva sempre rassicurarlo, qualsiasi caduta sarebbe stata assorbita da una piattaforma morbida a pochi metri di profondità; ma questa piattaforma si ruppe e Ollie cadde per altri 4-5 metri, fortunatamente senza danni.

È fra i 3-4 migliori cortometraggi della loro carriera: non servono parole, la loro comicità esce esaltata dalla chimica visiva dei loro corpi in movimento.
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Angora Love (La capra Penelope), Lewis R. Foster, 1929

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fonte: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... er-1929-7/

Una capra fugge da un negozio di animali, si chiama Penelope, il proprietario del negozio chiama la polizia, ritiene trattarsi di un furto… Stan e Ollie passeggiano, sono appena usciti da un negozio dove hanno speso gli ultimi spiccioli, dice Ollie, “per dei pasticcini con un buco in mezzo”.

Stan offre un pezzo di ciambella alla capra, e da quel momento Penelope non smetterà di seguirlo. Mentre corrono per scrollarsela di dosso, Ollie finisce nel “solito” profondissimo buco di acqua e fango. In realtà, è solo Ollie che vorrebbe liberarsene, l’interazione di Stan con Penelope è perfetta, infantile e felice.

Costretti a portarla, di nascosto, nella loro stanza, ecco che Penelope comincia a combinare guai (strappa o mastica tovaglie, carta da parati, sedie impagliate). E l’affittacamere dorme proprio sotto di loro.

Sono così stanchi, che Ollie comincia a massaggiare il piede di Stan credendo sia il suo (rivedremo questa gag in Beau Hunks): sono talmente interdipendenti, che non sanno dove finisce uno e inizia l’altro. Svegliato di soprassalto, l’affittacamere (Edgar Kennedy) sale e i due fanno appena in tempo a nascondere la capra sotto il letto (dove comincia ad addentare il materasso). L’odore dell’animale si fa così insopportabile che Ollie ordina a Stan di farle un bagno: impresa decisamente superiore alle loro capacità (Ollie ne uscirà ben più bagnato della capra)… La tinozza viene posta al centro della stanza, molta acqua ne esce e gocciola dal soffitto sul volto dell’affittacamere.

Bussano alla porta. Nel panico, Ollie spinge Stan dentro la tinozza, fingendo di lavare lui. Ma l’affittacamere ha chiamato la polizia e quando entra vede i due inquilini che insaponano Penelope… Comincia il combattimento a secchiate d’acqua, con inevitabile escalation: vengono travolti prima il vicino di stanza (Charlie Hall), poi il poliziotto. Che arresta l’affittacamere per il furto della capra,.. Sarebbe un lieto fine se non fosse che Penelope ha lasciato in eredità tre caprette.

Girato tra l’8 e il 14 marzo 1929, Angora Love è un parziale remake di They Go Boom; e anticipa lo scimpanzé di The Chimp. Considerata l’ultima comica muta di Laurel e Hardy, uscì alla fine del 1929.
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The Battle of the Century (La battaglia del secolo), Clyde Bruckman, 1927

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... an-1927-7/

Un ring, la voce del presentatore: “In questo angolo ‘Colpo di tuono’ Callahan, il probabile vincitore”. E Noah Young ha proprio la faccia da killer… Nell’altro angolo, Stan, con l’espressione più ebete che si possa immaginare; si fa chiamare Canvasback Clump, ma è meglio noto come “lo straccio umano”. Ollie gli fa da “secondo”.

Il riscaldamento di Stan è esilarante, un balletto frenetico, sgambettando con le braccia appese alle corde. Ma quando suona il gong, la sua aggressività è pari a zero. Per puro caso, senza nemmeno guardarlo, colpisce alla mascella il truce Callahan e lo manda al tappeto, ma non si allontana, così l’arbitro ricomincia più volte il conteggio, per la disperazione di Ollie. Finisce il round, l’avversario si riprende e assume un’espressione omicida. Vediamo in soggettiva il colpo che si abbatte sul capo di Stan. Dietro le corde, anche Ollie crolla al tappeto. Stan va nel mondo dei sogni.

Avendo bisogno di soldi, Ollie architetta una truffa assicurativa, facendo finta che Stan cada e si faccia male; dovrebbe scivolare sulla buccia di banana, che invece viene calpestata da un garzone di pasticceria… Nella scena successiva comincia una classica slapstick: a lanciarsi “torte in faccia” sono Ollie, Stan e il solito Charlie Hall. Il crescendo è entusiasmante. La telecamera si sofferma sui volti delle varie persone mentre vengono raggiunti dalla torta. Ogni distinzione sociale viene abolita: ognuno viene raggiunto e imbrattato, divenendo indistinguibile. Di torte, ne vennero lanciate centinaia. Non ricordo un’altra scena di massa così carnevalesca e spettacolare.

Produzione Hal Roach, sceneggiatura di Leo McCarey, fotografia di George Stevens; la prima proiezione pubblica fu il 31 dicembre 1927. Per decenni, di questo corto si sono visti solo frammenti, una versione quasi completa è stata mostrata nel 2015 durante la 34ª edizione de “Le giornate del cinema muto” di Pordenone.
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The Laurel and Hardy Murder Case (L’eredità), James Parrott, 1930

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fonte: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... tt-1930-7/

Seduti sul bordo di un molo, Stan pesca, mentre Ollie sonnecchia. Ovviamente, l’inettitudine di Stan fa sì che la calma non possa durare, bruscamente risvegliato Ollie si vede arrivare in faccia un giornale. Ecco la notizia: è appena morto un certo Ebenezer Laurel, possessore di un’immensa ricchezza, non ha figli, la sera stessa tutti i parenti sono attesi per la lettura del testamento. Ollie chiede a Stan della sua famiglia; ricorda solo uno zio morto cadendo da una botola (lo stavano impiccando).

Era una notte buia e tempestosa… La lettura del testamento avviene durante un violentissimo temporale, i lampi illuminano il salotto pieno di parenti, ma appare lo sceriffo (Fred Kelsey) e blocca tutto: è la polizia ad aver pubblicato l’inserzione, il testamento non sarà letto finché non si scoprirà l’assassino di Ebenezer Laurel. Nessuno potrà lasciare la casa… Suona il campanello: sono arrivati e Ollie e il presunto erede universale. Già sulla porta, i due litigano: Stan si chiede perché Ollie debba ricevere metà dell’eredità, Ollie si finge tremendamente deluso da quella prova di inimicizia e fa per andarsene, Stan, tutto contrito, lo richiama, ma è solo per dargli l’ombrello… Irremovibile lo sceriffo: anche gli ultimi arrivati dovranno passare la notte in quella casa.

La loro stanza è quella in cui è stato trovato il cadavere. Mobili coperti con teli bianchi, tremolante luce di candela, alle pareti quadri inquietanti: la stanza è spaventosa, e ancor più spaventoso è il maggiordomo (Frank Austin). Impossibile prendere sonno nell’ormai solito lettone matrimoniale: un gatto nero, un pipistrello sotto un lenzuolo, sinistri scricchiolii, eccetera. Ogni tanto, il maggiordomo bussa a uno degli ospiti, dicendo che qualcuno lo desidera al telefono. E ogni volta, segue un urlo. Quando è il loro turno, Stan e Ollie scoprono che la sedia accanto al telefono spalanca una botola, si salvano dalla caduta, ma da un passaggio segreto escono il sinistro maggiordomo e l’uomo che si è travestito da vedova, costui stringe un luccicante pugnale… Piccolo colpo di scena finale.

Prodotto da Hal Roach per MGM, sceneggiato da H.M. Walker (l’ispirazione sembra Dieci piccoli indiani), riprese di Walter Lundin e George Stevens, il primo doppiaggio italiano ha le voci di Fiorenzo Fiorentini (Stanlio) e Carlo Croccolo (Ollio). Nel notevole filone dei racconti dell’orrore, è l’episodio che mi pare meno riuscito.
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I diavoli volanti (The Flying Deuces) A. Edward Sutherland, 1939

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... nd-1939-9/

Pescivendoli onesti – e meno stupidi del solito – Stan e Ollie sono in vacanza a Parigi; alla vigilia del ritorno, Ollie – davanti a un bicchiere di latte con due cannucce – confessa all’amico di essere innamorato di Giorgetta (Jean Parker), la figlia dell’albergatore. È così allegro e felice, che ha comprato un anello di brillanti e sta per dichiararsi. Non sa che Giorgetta è sposata con “un tipo che non tollera gli scherzi” (parola del locandiere). Costui si chiama Francesco (Reginald Gardiner), è militare di carriera, e torna a Parigi proprio quel giorno.

Il pubblico già immagina la terribile delusione a cui Ollie sta per esporsi. Nella loro camera mansardata, Stan non fa che picchiare la testa contro il soffitto, fallendo ogni tentativo di aiutare l’amico inconsolabile.

A Ollie non resta che gettarsi nella Senna con una pietra al collo (non sa che un feroce squalo è appena fuggito dall’acquario) e impone a Stan di seguirlo. È proprio Francesco a salvarli, non potendo capire che la donna per cui Ollie spasima è la sua Giorgetta; per dimenticare, ecco il consiglio, non c’è nulla di meglio che arruolarsi nella Legione Straniera.

Detto, fatto: eccoli in Marocco. Già il primo giorno i due finiscono in punizione, a lavare i panni della guarnigione: una distesa immensa è già stesa ad asciugare, un’autentica montagna va al più presto lavata e stirata. È un lavoro duro e malpagato, i due si rifiutano di obbedire agli ordini pensando di potersene andare impunemente… Intanto, Giorgetta raggiunge il marito ufficiale. Ollie la rivede e tutti gli sforzi per dimenticarla finiscono in niente. Il comandante della guarnigione li considera disertori e li condanna a morte.

In questa trama, c’è spazio per un paio di intermezzi musicale, il primo dei quali si impone come uno dei balletti fondamentali nella storia del cinema, Stan e Ollie in mezzo ai legionari: Vado a zonzo…

Arrestati, imprigionati (il carceriere è Finnlayson), verranno fucilati all’alba: Ollie crede nella reincarnazione e vorrebbe rinascere cavallo, mentre a Stan piacerebbe reincarnarsi uguale a se stesso… Quell’ultima notte, Stan trasforma la rete del letto in un’arpa e suona in modo mirabile davanti allo sguardo sbigottito di Ollie. Un anonimo li informa di una via di fuga sotterranea. Dopo aver lungamente scavato, spuntano nella cantina dell’appartamento di Francesco e Giorgetta, uno starnuto di Stan compromette ogni ipotesi di salvezza.

Ora l’intera guarnigione li sta inseguendo, per nascondersi i due salgono su un piccolo aereo, che Stan mette in moto inavvertitamente. Dopo una lunga serie di vertiginose acrobazie, l’aereo precipita: Stan ne esce incolume, ma l’anima di Ollie vola in cielo… Chi non conosce il finale, non può immaginare la commozione di un bambino davanti all’ultima, fantastica scena.
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Lo si può considerare il remake di I due legionari, prodotto da Hal Roach nel 1931; fra l’altro, Charles Middleton recita di nuovo nella parte del crudele comandante della guarnigione. Ma Sutherland è regista di qualità superiore e può giovarsi dell’ottima fotografia di Art Lloyd; fra gli sceneggiatori, Harry Langdon.

Fu il primo film della coppia a non essere prodotto da Roach e dalla MGM, ma da Boris Morros e dalla RKO Radio Pictures. Durante la lavorazione, Oliver Hardy conobbe una segretaria di edizione, Virginia Lucille Jones: la sposò l’anno dopo e vissero insieme fino alla morte di Ollie.

Vado a zonzo, ovvero Guardo gli asini che volano nel ciel, è la versione doppiata in italiano di Shine On, Harvest Moon, intonata da Ollie sulle note di un popolare brano del 1908 della coppia Nora Bayes e Jack Norworth. È uno di quei casi in cui il doppiaggio si rivela un valore aggiunto: su una melodia composta da Gino Filippini, a cantare parole senza senso è Alberto Sordi.
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Their First Mistake (Un’idea geniale), George Marshall, 1932

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Ollie è sposato, ma la signora Hardy (Mae Busch) non intende più sopportare l’amicizia con Stan; perciò, quando Stan telefona, Ollie finge trattarsi di un tale mister Jones. Stan non capisce e richiama. All’ennesima incomprensione – per uscire dalla crisi di identità, si è guardato allo specchio – Stan suona al campanello degli Hardy: la moglie di Ollie capisce di essere stata ingannata, e comincia a percuotere il marito con la scopa, scacciandolo di casa.

“Idea geniale” di Stan: se ci fosse un bambino, la signora Hardy sarebbe più occupata e loro due avrebbero più tempo per uscire insieme… Nella scena successiva, vediamo Ollie e Stan tornare a casa con un fagotto in braccio e sigari da offrire a chiunque. Nel fagotto, un neonato. Ma la moglie se n’è andata, e un ufficiale giudiziario (Billy Gilbert) viene a consegnare i mandati di comparizione per la causa di divorzio.

Come accudire il neonato? Stan vorrebbe andarsene, Ollie lo costringe a restare. Mai prima si era mostrato con tanta evidenza come la relazione fra i due non tolleri “deviazioni” affettive con altri, nemmeno con le mogli (a qualche critico è parso che questo cortometraggio alluda all’omosessualità).

Appena il bimbo comincia a piangere, Stan si sbottona la camicia, valutando se appoggiarlo al seno; da sotto la camicia fa uscire un biberon, e comincia a berlo, in alternanza al neonato.

Spostando una lampada da una parte all’altra della stanza, per due volte Stan fa inciampare Ollie, che vola attraverso la stanza. Ancora, Stan attacca la spina della lampada alla scritta ROOMS che sta accanto alla loro finestra; senza che lui ne comprenda il motivo, la lampada comincia ad accendersi a intermittenza, il buio improvviso fa rovinare a terra Ollie per l’ennesima volta.

Il resto del film consiste nei loro sforzi per calmare il bambino. Stremati, i due si mettono a letto, il neonato sta in mezzo. Presto Stan si cambia di posto. Assonnato e a occhi chiusi, sentendo piangere, Ollie prende l’ennesimo biberon e lo allunga alla sua destra, finché non si accorge chi è che succhia… Finisce su un Camera Look, più sconfortato che mai.

Circolano una versione più breve, doppiata nel 1947 da Mauro Zambuto e Alberto Sordi, e una più lunga, con le voci (1968) di Franco Latini e Carlo Croccolo.
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County Hospital (La visita), James Parrott, 1932

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Stan arriva in auto davanti all’ospedale di contea, un cartello intima di non fare rumori molesti e lui provoca un paio di esplosioni spegnendo il motore.

Porta con sé un sacchetto di carta, un regalo per Ollie che è fermo a letto, con una gamba ingessata e in trazione (l’esito della vendetta del criminale “Tigre”, alla fine di Muraglie).

“Ormai sono in via di guarigione”, dice Ollie. Ma cosa c’è nel sacchetto? Uova sode e noci. “Ma lo sai che mi fanno male, uova sode e noci?”. Perché non dolci? Perché l’ultima volta, Ollie non glieli aveva ripagati… Meticolosamente, lentamente, Stan comincia a sbucciare un uovo; da una tasca interna della giacca estrae la boccetta del sale, e comincia a masticare, sotto lo sguardo sbigottito di Ollie. È una delle scene mute in cui la comicità di Stan arriva ai livelli di Chaplin e Keaton… Sta per dedicarsi a un secondo uovo, ma sappiamo che la sua visita è destinata a distruggere la tranquillità dell’amico, e infatti gli rovescia addosso l’acqua della caraffa.

Arriva il medico (Billy Gilbert) e si congratula con Ollie, che sta per finire la convalescenza. Ma ecco che, senza motivo (e senza pensarci) Stan solleva il contrappeso che tiene in trazione il piede di Ollie, il medico viene sbalzato fuori dalla finestra, a strapiombo sulla strada, dal dodicesimo piano… È una di quelle scene vertiginose a cui i nostri ci hanno abituato fin dai tempi di Liberty.

Il medico si salva, ma Ollie precipita sul letto e lo distrugge. Esasperato, il medico caccia seduta stante i due dall’ospedale… Stan aiuta Ollie a vestirsi, ma sbaglia la gamba dei pantaloni a cui fare un taglio. Anzi, sbaglia pantaloni, quelli che taglia sono del compagno di stanza (William Austin).

Un’infermiera ha abbandonato incautamente una siringa sulla sedia, e Stan ci si siede sopra. Quando si accorge di quel che è successo, l’infermiera comincia a ridere sguaiatamente, e la risata si trasmette a una collega. È sonnifero, “dormirà per un mese”.

Nonostante la gamba ingessata, Ollie vorrebbe guidare l’auto; finisce sul sedile posteriore, mentre Stan prima sbadiglia, poi sonnecchia, infine si addormenta al volante. Guidando in stato di incoscienza, sfiora auto, carriole, tram e camion (la retroproiezione consente alla regia di immergere i nostri nel traffico caotico della metropoli). Inevitabilmente, l’auto va a schiantarsi: sentiamo solo il boato, la scena ci viene risparmiata. Stan e Ollie sono illesi, ma l’auto è piegata ad angolo retto, può solo girare su se stessa, per la disperazione del poliziotto (Sam Lufkin) accorso sul luogo dell’incidente.
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Laurel & Hardy story
La vita e l'opera della più straordinaria coppia comica di tutti i tempi
www.laurel-e-hardy.it
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