dal Blog di Rudi Ghedini

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Gaetano
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– 7 31 MARZO 2019 LASCIA UN COMMENTO Stan e Ollie lavorano come tuttofare in un circo scalcagnato, in cui l’imbonitor

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... tt-1932-7/

Stan e Ollie lavorano come tuttofare in un circo scalcagnato, in cui l’imbonitore è James Finlayson e l’Uomo Cannone (nome di battaglia: Destructo) è un altro storico comprimario, Tiny Sandford. È stato distribuito anche con altri titoli (Stanlio e Ollio eroi del circo o Lo scimpanzé).

Con due tuttofare così, è inevitabile che il circo fallisca (sono loro a far crollare il tendone dove si stava tenendo lo spettacolo). Per saldare i dipendenti, l’impresario non ha altro da distribuire, a sorteggio, che le attrazioni circensi: Stan riceve una scatola di pulci ammaestrate, Ollie si trova a dover gestire Ethel, una scimpanzé danzatrice (un tutù bianco le svolazza intorno ai fianchi) non meno intelligente dei nostri due eroi.

Fra Stan ed Ethel l’intesa è immediata, mentre Ollie non sa come farsi obbedire e si limita a difendersi dalle intemperanze dell’animale. Durante la preparazione della gabbia, i due sono costretti a fuggire per l’arrivo di un leone. Inseguiti dal grande felino, arrivano in città e cercano una stanza per la notte, consapevoli di non poter esibire lo scimpanzé. L’affittacamere (Billy Gilbert) appare in preda a una crisi di gelosia, la moglie è uscita e non rientra…

Dopo vari tentativi, ormai sfiniti, Stan e Ollie riescono a ingannare l’affittacamere e finiscono a letto, ma lo scimpanzé riesce a intrufolarsi fra di loro, mentre le pulci ammaestrate li tormentano. Scopriamo che si chiama Ethel anche la moglie dell’affittacamere… Un cliente della stanza a fianco accende un fonografo; sentendo la musica, la scimpanzé comincia a ballare, costringendo Stan ad accompagnarla; Ollie comincia a gridare “Ethel, torna a letto!”. Impazzito dalla gelosia, sentendo quel nome, l’uomo piomba nella camera di Stan e Ollie, armato di fucile…
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Another Fine Mess (Un nuovo bell’imbroglio) – James Parrott, 1930

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... tt-1930-8/

Settembre 1930. Prima di partire per sei mesi di caccia grossa, un colonnello (James Finlayson) mette in affitto la sua villa; incuranti delle consegne, i due camerieri ne approfittano per andare in vacanza, mentre Stan e Ollie, per motivi non chiariti, sono inseguiti da un poliziotto e, per caso, finiscono nel sotterraneo di quella grande magione, scoprendo che rimarrà vuota. Ma ecco arrivare una coppia di ritorno dal viaggio di nozze (un lord e signora), che desidera affittare la villa; Charles K. Gerrard interpreta lord Leopold Ambrose Venvel, Thelma Todd è la bionda, vezzosa signora Venvel.

Ollie ha l’intuizione di fingersi il padrone di casa, i suoi modi pomposi e cerimoniosi sono perfetti, mentre Stan deve impersonare il maggiordomo. A Ollie piace immensamente impersonare il colonnello, con cappellino da casa e aristocratico pince-nez, ponendosi “alla pari” con il lord inglese, ma ecco che la moglie chiede di conoscere la domestica, ed è Stan a doverla impersonare, passando freneticamente da Gustavo ad Agnese e viceversa.

Fra le gag più riuscite, quelle di Ollie che cerca di suonare il pianoforte, mostra la casa senza sapere cosa si nasconde dietro ogni porta, e nel frattempo storpia il nome del lord, che ogni volta estrae dal panciotto un biglietto da visita. L’imprevisto rientro del padrone di casa porta alla fuga precipitosa dei nostri eroi, pedalando su un tandem nascosti sotto una pelle di bufalo.

Con piccole varianti, la trama riprende la comica muta Duck Soup (1927), che pare fosse a sua volta tratta da una commedia teatrale del padre di Arthur J. Jefferson, padre di Stan Laurel.
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Brats (I monelli), James Parrott, 1930

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... rott-1930/

Gennaio 1930. È l’unico film in cui Stan e Ollie hanno figli (loro stessi, in miniatura). Non appaiono altri attori.

La trama si sviluppa nella casa di Ollio, destinata a sicura distruzione. Non si sa che fine abbiano fatto le rispettive mogli, certo sono fuori e hanno lasciato precise disposizioni su come mettere a nanna i monelli. Sul caminetto del salotto sta una fotografia di Jean Harlow…

Mentre Stan e Ollie giocano a dama (dandosi zuccate ogni volta che fanno una mossa), Stanlino e Ollino, vestiti da scolaretti, mostrano di possedere già tutte le caratteristiche dei padri. Dispettosi, bisticciano per un nonnulla, rompono oggetti e disturbano “i grandi”. La partita a dama viene ripetutamente interrotta, finché i piccoli vengono spediti a letto, al piano superiore. Ollio promette una moneta da un dollaro a chi si metterà il pigiama per primo: Stanlino se ne impossessa, mettendosi la camicia da notte sopra i vestiti, Ollino se ne accorge e ingoia la moneta.

Intanto, i due adulti contribuiscono all’escalation distruttiva: con discutibile scelta logistica, dietro al tavolo da biliardo sta una vetrinetta colma di oggetti di vetro e cristallo, fatta apposta per attirare la stecca di Stan. Quanto alla stecca di Ollie, rovina il panno del biliardo.

Per mostrare i bambini così piccoli, rispetto all’ambiente in cui si muovono, furono realizzati poltrone, mobili e letti enormi. C’è pure un brevissimo inserto di animazione: appare un topolino disegnato, i piccoli cercano di catturarlo, Stanlino spara col fucile ad aria compressa e colpisce il culetto dell’amico. Per calmare il dolore, bagna il sedere di Ollino con l’acqua della vasca da bagno, e subito dopo lo fa inavvertitamente cadere de
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Teste dure – Vent’anni dopo [Block-Heads], John G. Blystone, 1938

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... ilmtv31-8/

È il 14esimo lungometraggio, poco meno di un’ora, con la consueta produzione di Hal Roach; fra gli sceneggiatori spicca il nome di Harry Langdon. In Italia il film è uscito alla fine degli anni Quaranta, Mauro Zambuto doppia Stanlio, Alberto Sordi è Ollio. Riprende, in parte, la trama di Non abituati come siamo (1929), il loro primo film sonoro.

Scene dalla Prima Guerra mondiale, 1917, cadono bombe, avanzano carriarmati, soldati combattono fra trincee e filo spinato, su un fronte imprecisato… Al soldato Laurel viene affidata la “consegna” di restare in trincea, mentre il resto dei commilitoni, fra cui l’amico Hardy, esce e va all’attacco.

La guerra finisce. Passano vent’anni. Il soldato Laurel non è mai uscito dalla trincea, scavandola passo dopo passo (un vistoso scalino segna il punto in cui batte i tacchi e fa retromarcia). Ogni giorno è uguale all’altro. Il soldato mantiene la consegna, all’ora prestabilita suona la tromba per il rancio, apparecchia una piccola tavola e mangia la solita scatoletta di fagioli. Un enorme mucchio di scatolette vuote si alza lì accanto. Passa un aereo, il soldato Laurel gli spara con la sua vecchia mitragliatrice, il pilota atterra e lo informa che la guerra è finita da vent’anni. La notizia del ritrovamento del reduce finisce su tutti i giornali…

Ollio è sposato con una donna bionda, algida e antipatica. Il matrimonio è avvenuto esattamente un anno prima, ma Ollio finge di essersene dimenticato. Per festeggiare, la signora Hardy (Minna Gombell) gli concede ben due dollari, anziché i 70 centesimi quotidiani, e acconsente a fargli usare la sua auto. Abitano in un bel condominio di più di 13 piani (stanno al tredicesimo). Sul lato opposto del pianerottolo vivono i Gilbert: lei è carina e simpatica (Patricia Ellis), lui (Billy Gilbert) odioso e vanaglorioso, appena rientrato da due mesi di caccia grossa, con vari fucili e pacchiani trofei.

Stanlio è stato accolto nella Casa del Soldato, una struttura di recupero da vari traumi bellici. Non ha alcun trauma, ma quando vede una sedia a rotelle la valuta più comoda della panchina, e ci si siede. È allora che arriva Ollio: ovviamente deduce che abbia perso una gamba. Cominciano gli equivoci.

Faticosamente, Ollio porta in braccio Stanlio, finché si accorge che non ha alcuna menomazione. Non riuscendo a uscire dal parcheggio, Ollio chiede a Stanlio di spostare il camion che sta davanti, e l’amico sbaglia manovra, aziona il ribaltatore e sommerge l’auto della moglie di Ollio sotto una montagna di sabbia. Ripulita l’auto e tornati al residence, Stanlio distrugge il veicolo e il garage, mancando la cellula fotoelettrica che gestisce l’apertura del portone. Ma Ollio gli vuole bene, gli ha promesso una gigantesca bistecca cucinata da quel tesoro di moglie (“dolcissimo tesoro”, “la donna più dolce del mondo”), e si fa punto d’orgoglio di mantenere la promessa.

La salita al tredicesimo piano è piena di imprevisti. L’ascensore non funziona, devono farsi le rampe a piedi. In un paio di scene di puro surrealismo, Stanlio fa scendere l’ombra delle tendine che si staglia su un muro (ovviamente ci prova anche Ollio, e non ci riesce)… Incrociano il più arrogante fra i condomini, Mr. Finn (James Finlayson) che offende Ollio (“Otre pieno di grasso”), e scendono di corsa le scale per battersi sul piazzale, con Stanlio che aizza i passanti preannunciando il combattimento… Risalgono ancora più stremati e sono costretti a scendere di nuovo, dopo aver litigato con un bambino che giocava a pallone e ha chiamato in aiuto il padre. Mentre Ollio subisce ogni sopruso, Stanlio mostra di avere il pugno proibito, con un secco colpo al mento abbatte quel padre davanti al figlio esterrefatto… Eccoli, infine, entrare nell’appartamento: il luogo è ameno, ordinatissimo, perfetto. Pronto alla devastazione.

Innanzitutto, al rientro a casa, la moglie si mostra infuriata perché anziché il pranzetto dell’anniversario si vede costretta a cucinare per l’ennesimo “vagabondo” raccattato dal marito. Ma Ollio è un gentiluomo del Sud che non può mostrarsi succube della moglie, soprattutto davanti all’amico ritrovato. Ne deriva un litigio in cui la coppia si urla addosso, le parole sono indistinguibili, finché la moglie fa le valigie e se ne va.

Cucinerà Ollio. Ma il fuoco lo fa accendere a Stanlio… alla prevedibile esplosione, accorre la gentile Mrs Gilbert, che si presta ad aiutarli a rimettere in ordine. Ma il crescendo di equivoci è ormai inarrestabile, e coinvolge la gelosissima moglie di Ollio (ha scoperto di non potersene andare, con l’automobile distrutta) e il gelosissimo cacciatore, che prima di cominciare a sparare all’impazzata trova il modo di rivelare a Ollio, cameratescamente, che anche lui tradisce la moglie, quando finge di partire per la caccia. Mrs Gilbert, infagottata nel pigiama di Ollio, stava nascosta nel baule che i due amici volevano far uscire dall’appartamento.
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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2015/ ... -cine16-9/

Il Cinema Ritrovato, Piazza Maggiore, serata calda, una piccola orchestra accompagna le proiezioni.
Amo Stanlio e Ollio in modo viscerale, queste tre comiche le ho viste varie volte, eppure non avevo mai riso così tanto. Merito del contesto, le duemila persone che assistevano alla magia.
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La regia dei tre corti – fra gli ultimi nella fase del muto – è di Edgar Kennedy (1928), James W. Horne (1929) e Leo McCarey (1929). Prendo a prestito le parole che Osvaldo Soriano dedicò alla coppia nei primi anni Settanta.

“Per ricostruire la storia di Laurel e Hardy bisogna raccontare un tempo di miseria, di ansia, di fulgore, di decadenza e di oblio. Occorre provar vergogna e rancore, sottrarsi alla tentazione della pena – quel sentimento infame -, per ricordare le frustrazioni di due uomini rozzi ma stupendi”.
Fu Hal Roach, il produttore, a mettere in contatto Laurel con Hardy, nel 1926, nelle riprese del cortometraggio Slipping Wives. Scrive Soriano: “Il pubblico morì dal ridere dinanzi alla stupefacente plasticità di quegli uomini che distruggevano tutto al loro passaggio. Il cataclisma si trasformava d’improvviso in poesia… Ogni loro film aveva il semplice obiettivo di far ridere in maniera inedita negli Stati Uniti: la distruzione della proprietà e la beffa della legge, i valori più ossequiati dai nordamericani del tempo”.

Di loro, e della loro amarissima decadenza, Buster Keaton scrisse: “Hanno commesso l’errore di far ridere un paese violento e senza anima, che intimamente li amava ma che finì per disprezzarli”. Morti in miseria, subirono umiliazioni come quella che John Wayne riservò a Ollie, ingaggiato per fare la comparsa in un pessimo western.
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