dal Blog di Rudi Ghedini

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Gaetano
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dal Blog di Rudi Ghedini

Messaggio da Gaetano »

Ho scoperto quasi per caso il blog di questa persona che deve amare veramente tanto i nostri Stanlio & Ollio, e devo dire che mi ha colpito molto il suo modo di scrivere e non posso che condividerlo qui su questo forum.
Lui stesso nel disclaimer autorizza ad utilizzare i suoi post: Citando la fonte e senza fine di lucro, chiunque può riprodurre questi "pensierini"

Per conoscere chi è Rudi Ghedini potete collegarvi a questo indirizzo Wiki: https://it.wikipedia.org/wiki/Rudi_Ghedini o visitare il sul Blog: https://rudighedini.wordpress.com/ dove potete trovare centinaia e centinaia di notizie che spaziano dal cinema alla politica, allo sport, cultura, musica, ecc.. insomma un gran bel Blog. Complimenti all'autore.


Laurel & Hardy story
La vita e l'opera della più straordinaria coppia comica di tutti i tempi
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I figli del deserto [Sons of the Desert] – William A. Seiter, 1933

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2017/ ... cine24-10/

Immaginate un migliaio di persone sedute davanti a un grande schermo in piazza Maggiore a Bologna, tutti lì per vedere un film in versione originale (con sottotitoli) che chiunque abbia più di vent’anni ha già visto. E rivisto. E rivisto… Nel mio caso, sarà la quinta, forse la sesta volta.

E poi chiedetevi come si fa a ridere delle stesse situazioni, delle stesse smorfie, degli stessi “camera look”, scoprendosi a canticchiare Honolulu Baby nei giorni successivi. Il dato di fatto è semplice: questo quarto lungometraggio di Laurel e Hardy resterà divertente nei secoli, pietra angolare della comicità pura nella Settima Arte.

A duetti esplosivi e irresistibili contribuiscono Charley Chase, Dorothy Christy e Mae Busch (moglie di Ollio in quattro film).

“I figli del deserto” sono una loggia massonica che si prende molto sul serio (rituali, giuramenti, inni, luci soffuse), ma che sembrano più che altro dediti a organizzare feste e scherzi. Alla riunione della sezione di Los Angeles si prepara l’annuale congresso che si terrà a Chicago, una settimana dopo. Stanlio e Ollio arrivano in ritardo, distruggono l’atmosfera seriosa della sala e prestano il giuramento, senza che le rispettive mogli li abbiano autorizzati ad andare a Chicago.

Ollie si considera “il re del castello”: e infatti la moglie gli nega il permesso, gli rompe in testa un bel po’ di stoviglie e pretende di portarlo con sé in montagna; Stan è succube della moglie, che tuttavia gli concede quella specie di supplemento di carnevale. Per andare insieme al congresso, va inventata una scusa: una grave malattia di Ollie, certificata da un veterinario…

La soggezione dei mariti rispetto alle mogli è solo uno degli inneschi su cui veleggia la comicità: l’unica alternativa al totale cedimento è l’inganno. Ollie è il leader della coppia maschile, colui che detta la linea, stabilisce l’esatta pronuncia delle parole, e finisce nei guai come merita; altrettanto ovvio il fatto che Stan sparga distruzione con il sorriso sulle labbra, restandone appena sfiorato.

In questo tripudio di infantilismo anarchico, tutto può essere divertente: mantenere un segreto, negare l’evidenza, approfittare di un naufragio per essere riaccolti a braccia aperte, regalare ananas e ghirlande di fiori, suonare l’ukulele…
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Il compagno B (Pack Up Your Troubles), George Marshall e Raymond McCarey, 1932

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... ey-1932-7/

È l’epoca in cui Hal Roach e la MGM spingono Laurel e Hardy ad alternare corti e lungometraggi: la qualità dei primi resta decisamente superiore, se si pensa che negli stessi mesi i due producono The Music Box e County Hospital. In questo che si può considerare il terzo lungometraggio, il doppio regista non fa che confermare una sceneggiatura frammentaria, scenette appiccicate le une alle altre, con un esile filo conduttore.

Dopo essersi finti mutilati per evitare la guerra – è Stan a farsi scoprire, chiedendo un obolo al sergente arruolatore – vediamo i nostri fare danni al campo di addestramento (è quasi un balletto il loro modo di produrre il caos, distruggendo l’ordine da parata militare), fare gli sguatteri per punizione e riuscire a inimicarsi sia il cuoco Pierre (lo stesso George Marshall) che lo stupefatto generale (James Finlayson).

In trincea, in una Francia irriconoscibile, con il pigiamone sopra l’uniforme, ritrovano l’amico Bill, lasciato dalla moglie e con una figlia da crescere. Le bombe infuriano, ma i nostri fanno le loro abluzioni con tutta calma. Finché tutto crolla… Eroi senza nemmeno accorgersene, vengono premiati con il congedo e rimpatriati, possono dedicarsi alla solita buona azione condotta nel peggiore dei modi: ritrovare i genitori di Bill, affinché si occupino della nipotina. Purtroppo, si chiamano Smith… Implacabili, scorrono l’elenco telefonico e cancellano ogni pista che si rivela errata.

Fra i vari incidenti di percorso, fanno naufragare un matrimonio altolocato; la mancata moglie ripaga Stan con un bacio appassionato, ma scoperto l’equivòco, il padre della sposa, Billy Gilbert, li insegue imbracciando una doppietta.

La bambina (Jackie Lyn Dufton) viene sottratta dalle mani di un sordido e vendicativo tutore (Dick Cramer), che grazie a lei incassava i contributi governativi. Accanto a Stan e Ollie, la bambina si diverte molto, e copia alcune delle loro tipiche espressioni. Le ricerche proseguono, e intanto Ollie mostra il volto premuroso della “mamma” che stira la biancheria della bambina. C’è un chiaro riverbero del Monello di Chaplin: non essendo riconosciuti legalmente come tutori della bambina, la polizia li cerca insieme a un’odiosa megera dell’orfanotrofio.

Il lieto fine arriverà dopo aver chiesto un delirante prestito in banca. Per garanzia, possono offrire la loro avviata azienda alimentare, presente, volendo, in ogni quartiere e in ogni città (trattasi di furgoncino in cui vendono sigari e salsicce, confondendoli ogni volta).

Lieto fine, dicevo. Se non fosse che il cuoco del banchiere è proprio Pierre, ha un coltellaccio e non ha dimenticato chi lo fece rinchiudere nella prigione militare.

Il primo titolo italiano, nel ’33, fu Conoscete Mr. Smith?; il titolo che si è imposto, invece, deriva da una errata traduzione di B Company (Compagnia B), il nome del reparto militare a cui Stan e Ollie vengono assegnati; la scritta è inquadrata più volte e sta pure sui bidoni dell’immondizia, che i nostri – equivocando un ordine – scaricano nel salotto del generale.
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Dirty Work (Alchimia), Lloyd French, 1933

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... ch-1933-8/

Uno scienziato pazzo, il professor Noodle (Lucien Littlefield) lavora da vent’anni a una formula per l’eterna giovinezza: suonano al campanello, Jessup il maggiordomo (Sam Adams) va ad aprire Stan e Ollie, in versione spazzacamini.

È presto evidente che si sono riciclati in quel lavoro senza averne la minima capacità. Ai primi effetti disastrosi, Ollie decide di salire sul tetto, per stare lontano da Stan. Ma nemmeno lassù, sarà al riparo dalla terribile capacità di far danni che caratterizza il socio.

Quel camino aveva davvero bisogno di essere pulito, la stanza si riempie di polvere e fuliggine, mattoni e calcinacci… La distruzione coinvolge anche l’imperturbabile Jessup, che fa notare come per certe azioni sia ancora prevista la sedia elettrica. Il povero Ollie – atterrato dal tetto alla base del camino – deve sorbirsi i mattoni che gli cadono in testa: uno, due , tre, quattro, sembra finito, no ecco il quinto, e quando pensi che l’ultimo mattone sia caduto, ne arriva un altro (Oliver Hardy non è mai stato tanto simile a Giobbe).

Riempita d’acqua una grande vasca, lo scienziato pazzo vi getta un’anatra e aggiunge mezza goccia del suo preparato (taglia la goccia con le forbici…): l’anatra ringiovanisce fino a diventare un pulcino. Con un’altra mezza goccia, esce un uovo, davanti agli occhi esterrefatti dei nostri, chiamati ad assistere al prodigio.

Ora, Noodle vorrebbe estendere l’esperimento agli umani, e Stan e Ollie stanno per andarsene a gambe levate, ma prevale la curiosità: pensano ci sia sotto un trucco. Prendono un grosso pesce, lo gettano nell’acqua, e mentre Ollie sta per versare una goccia dall’alambicco, Stan lo urta e lo fa cadere nella vasca, alambicco compreso.

Dopo lungo ribollìo, ne esce una scimmia con la bombetta. Parla con la voce di Ollie.

Prodotto da Hal Roach per Metro-Goldwyn-Mayer; un mese dopo questo cortometraggio cominceranno le riprese di Sons of the Desert.
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The Bullfighters (I Toreador), Malcolm St. Clair, 1945

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... ir-1945-6/

Difficile gestire la tristezza, nel vederli ridotti così. È il penultimo lungometraggio di Laurel & Hardy, ambientato a Città del Messico, con atmosfere che vorrebbero essere esotiche e una sceneggiatura debolissima – riprende la trama del corto Going Bye Bye (1934), con personaggi inseriti e abbandonati senza spiegazione. Prodotto da William Girard per 20th Century Fox.

Da un piccolo aereo, elegantissimi, scendono Stan e Ollie. All’uscita dall’aeroporto, i taxi vengono presi d’assalto; travolti ed esclusi da un paio di corse, i nostri riescono infine a salire, ma vengono schiacciati da una torma di presunti gentiluomini (dal taxi scendono in una dozzina).

Entrano in un grande albergo, dove Stan firma con la X e trae di tasca un timbro per segnare che viene da Peoria; Ollie, invece, fatto il solito svolazzo, sussurra al portiere che sono detectives privati in incognito, a caccia di una giovane ladra. Il portiere sa di chi parlano, e promette di indicargliela. Nell’attesa, per futilissimi motivi, Stan e Ollie litigano con un impettito congressista (Edward Gargan), scambiandosi ogni possibile dispetto con l’acqua della fontana posta al centro della hall.

Flashback: 7-8 anni prima, in un processo, la testimonianza di Stan fu decisiva per fare condannare a vent’anni di carcere quello che adesso fa l’impresario di toreri (Ralph Sanford) a Città del Messico. Cinque anni dopo, il vero colpevole confessò e l’uomo fu rilasciato, ma non ha dimenticato quella coppia venuta da Peoria e medita vendetta. Intende scuoiarli vivi.

Ora, Stan appare come il perfetto sosia di un famoso torero spagnolo, Don Sebastian: le donne cadono ai suoi piedi… I due detectives avvicinano la bionda (Carol Andrews), hanno i documenti per l’estradizione, ma si fanno beffare dopo una lunga battaglia a base di uova… Problemi burocratici impediscono a Don Sebastian di arrivare in tempo, e un furbo mediatore, minacciando di rivelare la loro presenza al vendicativo impresario, convince Stan e Ollie a sostituire il torero in una cena di gala. Allo stesso tavolo siede l’impresario, che fatica a credere a una somiglianza così clamorosa.

Finirà con il vero torero che arriva mentre Stan – ubriacato per la paura – sta già nell’arena. Ollie non sa del vero torero e davanti a quella che gli sembra un’incredibile trasformazione caratteriale, resta sbalordito, come in A Chump at Oxford. Finiscono scuoiati vivi, due scheletri in bombetta, in un finale surreale e debolissimo.
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Twice Two (Due come noi), James Parrott, 1933

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... tt-1933-8/

È conosciuto anche come Anniversario di nozze: giusto un anno prima, Stan ha sposato Sandy, la sorella gemella di Ollie, e Ollie ha sposato Fanny, la gemella di Stan. Vivono tutti insieme, Ollie e Stan lavorano nello stesso ufficio. È Stan a proporre di organizzare qualcosa per festeggiare l’anniversario.

Sandy ha una capigliatura riccia e biondastra, ma è la corpulenta, autoritaria Fanny a decidere che non si cenerà al ristorante: lei ha preparato la cena e “una sorpresina”, che il marito non deve assolutamente rivelare a Ollie (ma tenere un segreto è un’impresa impossibile per Stan). Trattasi di un’enorme torta, che finisce spiaccicata sulla testa della povera signora Laurel, a causa di una delle solite idiozie della signora Hardy. E in quel momento Fanny Hardy somiglia al ritratto della regina Elisabetta, che sta appeso al muro della sala da pranzo.

Soggetto e sceneggiatura di Stan Laurel e H. M. Walker; è il secondo dei tre corti (dopo Brats e prima di Our Relations) in cui la coppia gioca un doppio ruolo. Al femminile, Stan è più a suo agio di Ollie. Fra le due mogli c’è lo stesso, identico rapporto che possiamo immaginare fra i due mariti: Fanny dispone, ma finisce per divenire la vittima dell’idiozia di Sandy.

Inviato a comprare un gelato alla “fragòla”, e non trovandolo, Stan telefona a casa; gli dicono di comprarlo “tuttifrutti”; non c’è nemmeno quel gusto, e lui fa un’altra telefonata; non c’è nemmeno il cioccolato, ancora uno squillo, niente crema… In effetti, Stan è entrato in un negozio diverso dalla gelateria e ha consumato tutti i soldi nelle telefonate.

Mentre le due donne, a tavola, cominciano a punzecchiarsi, Stan è strepitoso nella gag muta in cui cerca infilare il tovagliolo prima di sorbire il brodo.

Vedremo la lealtà coniugale prevalere sui legami di sangue. Quando il litigio fra le mogli si rivela incomponibile, un fattorino (Charlie Hall) arriva a consegnare una torta: la signora Hardy va a gettarla in faccia alla signora Laurel.
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The Big Noise (Il grande botto), Malcolm St. Clair, 1944

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... ir-1944-5/

Prodotto da Sol M. Wurtzel per la 20th Century Fox, è un film raffazzonato, che saccheggia le gags già proposte dalla coppia: la scena notturna nella cuccetta del treno (Berth Marks), la distruzione di una magnifica pittura (Wrong Again), il casuale pilotaggio di un aereo (The Flying Deuces), la vedova che si aggira di notte con un coltellaccio (Oliver the Eight), senza contare i tradizionali scambi di bombetta, oppure Ollie che si sporca con la vernice fresca e inciampa nei bagagli.

Si può definire un film di propaganda, a sostegno dello sforzo bellico, se si considera che la bomba verrà usata dai nostri per affondare un sottomarino giapponese, e l’esilissima trama ruota intorno all’opportunità di fornire all’esercito americano un’arma dal grande potenziale esplosivo, in grado di orientare le sorti della guerra.

Oppure, si può definire una spy story, se non fosse che le mire dei gangsters sono più rivolte agli sfavillanti gioielli di una ricca vedova, che alla potentissima arma inventata dallo strampalato quanto geniale nipote.

In realtà, è solo una commedia degli equivoci. Comincia con Stan e Ollie che fanno le pulizie in un’agenzia di investigazioni di Los Angeles, squilla il telefono, si fingono detectives e vanno a proteggere l’invenzione di quello che scopriremo essere uno scienziato eccentrico. Una vena di follia traspare in tutta la ricca famiglia Hartley: il figlioletto si diverte a fare telefonate fingendosi il Ministero della Guerra, ma perché sia così dispettoso non ci viene spiegato (né sappiamo che fine ha fatto la madre, l’inventore vive nella grande villa con il nonno e la sorella del nonno).

Fra i momenti più riusciti, quello in cui Stan comincia a svuotare la valigia prima di coricarsi: ne estrae una quantità inverosimile di oggetti, la valigia sembra senza fondo. Mi ha fatto pensare a Eta Beta… C’è una scena in cui Stan si siede distrattamente sul detonatore e fa esplodere la bomba, anticipando di ventiquattro anni il Peter Sellers di Hollywood Party… Questo film non uscì in Italia, venne doppiato da Enzo Garinei e Giorgio Ariani per la Rai negli anni Ottanta.
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Jitterbugs (Allegri imbroglioni), Malcolm St.Clair, 1943

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... ir-1943-7/

Prodotto da Sol M. Wurtzel e sceneggiato da W. Scott Darling, è forse l’ultima occasione in cui si riverberano le fenomenali qualità comiche di Laurel e Hardy, il film più valido nel catalogo 20th Century Fox, dopo la rumorosa separazione da Hal Roach.

Mentre i due stanno viaggiando nel deserto californiano (all’auto è agganciata una roulotte), finisce la benzina. A scegliere quella strada isolata è stato Stan, il cui fatalismo si concretizza in una frase buona per tutti i momenti: “Bevici su”. Ma ai bordi della strada stanno scheletri imbiancati, il radiatore fuma, il caldo si fa insopportabile (Ollie si è seduto sul bollente gradino dell’auto e il logo Ford gli rimane stampato sul fondoschiena) e nessuno si ferma a soccorrerli. Ollie si finge svenuto – altra idea di Stan – e l’auto gli passa sopra senza nemmeno rallentare.

Finalmente, accosta un sorridente truffatore (Chester: Robert Bailey), che vende pastiglie per trasformare l’acqua in benzina; Stan e Ollie non paiono avere il minimo sospetto, anzi accettano di aiutarlo nella vendita delle pastiglie, quando arriveranno al villaggio successivo.

Sulla fiancata della roulotte sta scritto: The Original Zoot Suit Band. Un’orchestra di due persone: tromba e trombone, clarinetto e basso per Ollie, pianola e batteria per Stan. Sono davvero bravi, la gente si ferma ad ascoltare la loro musica, molti si mettono a ballare.

La vendita delle pastiglie è un successo, si stanno dividendo l’incasso quando Chester si accorge di non aver restituito la borsetta a Suzie, la giovane donna con cui aveva ballato. Suzie (Vivian Blaine) li ha seguiti, con la sua esperienza, Chester comprende che la madre è vittima di una truffa, ma non arrivano in tempo per evitarla. A Ollie che gli chiede cosa pensi dell’amore a prima vista, Stan risponde: “Fa risparmiare tempo”.

Per recuperare i soldi truffati alla madre di Suzie, i nostri scendono in un grande albergo, truccati da gentiluomini texani. Si fingono ricchi e stupidi: Ollie assume l’identità del rubacuori Pantaleo Bixby, Stan si finge la signorina Gigia, la vecchia e ricca zia di Suzie (è Ollie a insegnargli a camminare da donna). Purtroppo, qui finiscono le idee dello sceneggiatore, e il lungometraggio si trascina fra scene inutilmente frenetiche, numeri musicali ad allungare il brodo (Suzie nutre il sogno di sfondare come cantante) e l’inevitabile lieto fine, dopo aver sconfitto i gangsters. Torna utile anche la pastiglia truffaldina.
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Bonnie Scotland (Allegri scozzesi), James W. Horne, 1935

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/12/18/25868288/

In un angolo rurale della Scozia, assistiamo alla lettura del testamento di Angus McLaurel: il ritratto di un antenato appeso alla parete toglie ogni dubbio sulla relazione parentale con Stan. Pur non avendo mai visto il nipote, il morto ha voluto lasciargli due oggetti preziosi… Sulle note di Cuckoo Song, eseguita da un maniscalco sull’incudine, vediamo arrivare Stan e Ollie, venuti appositamente dall’America per mettere le mani sull’eredità.

Resteranno delusi: Angus ha lasciato al nipote una cornamusa e una tabacchiera, mentre tutte le ricchezze andranno alla nipote Lorna (June Lang), allo scoccare del ventunesimo anno; intanto, viene nominato suo tutore lo zio, il colonnello Gregor McGregor, militare di carriera in India. L’intrigante e ambiziosa lady Ormsby (Anne Grey) riesce a ottenere che la giovanissima ereditiera debba trasferirsi subito in India, lasciando Alan, l’oscuro assistente del notaio.

Stan e Ollie sono senza un soldo. Hanno fatto il viaggio dall’America nascosti su una nave bestiame; non possiedono altri documenti oltre alle schede segnaletiche della prigione da cui sono fuggiti. Quando Ollie tenta di spiegare a Stan il modo corretto di fiutare il tabacco, Stan starnuta e gli copre il viso di polvere scura. Con formidabili, incontenibili starnuti, Ollie cade in acqua e svuota un ruscello… Poi si finge malato, per restare nella pensioncina che li ospita, ma la fame si fa incontenibile, i due cuociono un pesce con una candela posta sotto la rete del letto, la stanza viene distrutta e ne vengono scacciati (la padrona di casa confisca il loro bagaglio e lo tiene in pegno).

Con tutta la prosopopea di cui è capace, Ollie esclama: “Eccomi qui, Oliver Norville Hardy, un uomo senza tetto, un uomo senza patria, un uomo senza pantaloni!”. Nella convinzione di poter ricevere un vestito gratis, i nostri firmano l’arruolamento nell’esercito britannico… Se il film si fosse fermato qui, sarebbe stato preferibile.

Invece, comincia un’altra storia, con i nostri che partono per l’India insieme ad Alan, che vorrebbe ritrovare Lorna. Non sa dei maneggi dell’ambiziosa sorella di McGregor (Vernon Steele), che le ha nascosto tutte le lettere ricevute da Alan. James Finnlayson è il sergente che accoglie le reclute (e ha una liaison con la cameriera di Lorna e lady Ormsby, interpretata dalla piccola, pungente e vendicativa Daphne Pollard).

Per Stan – aveva già indossato il kilt in Putting Pants on Philip – marciare al passo è impossibile: nei ranghi, si manifesta come pura entropia, iniettando quel disordine che distrugge ogni disciplina. E solo Stan può infilarsi un dito in bocca, soffiare, e far alzare il cappello. L’impotenza di Ollie prende la forma di un camera look.

Il generale mette in guardia la truppa sui colpi di sole e sulle cose incomprensibili in quei luoghi esotici; Ollie cerca di spiegare a Stan cosa siano i miraggi, e i commilitoni si divertono a fare scherzi a quei due creduloni. Segue la splendida danza di Stan e Ollie mentre raccolgono l’immondizia, al ritmo di una marcetta militare, sotto gli occhi dello sbalordito sergente. Consapevoli di quanto hanno fatto, li vediamo dirigersi verso la prigione, e chiudersi da soli dietro le sbarre.

Sentendo annunciare il fidanzamento di Lorna con il colonnello McGregor, Alan si presenta volontario per una missione quasi suicida; gli altri “volontari” sono Stan e Ollie. Si fingono i capi dell’esercito britannico e vengono accolti nella reggia musulmana, dove iniziano una lauta cena con il sanguinario capo Mir Jutra. Caduti in trappola, sconfiggeranno quel temibile esercito grazie a uno sciame di api fatto uscire dagli alveari.

Le stesse api porteranno lo scompiglio nel reggimento scozzese che veniva in loro soccorso, seminando il caos. Quanto alla sottotrama romantica, viene semplicemente accantonata.

Prodotto da Hal Roach e distribuito dalla MGM, venne proiettato per la prima volta il 23 agosto 1935. Il doppiaggio più diffuso (1957) è opera di Elio Pandolfi (Stan) e Pino Locchi (Ollie).
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I due galeotti (The Second Hundred Years), Fred Guiol, 1927

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FONTE: https://rudighedini.wordpress.com/2019/ ... ol-1927-8/

Comincia con Stan e Ollie in una minuscola cella, uniformi da carcerati e capelli rapati a zero; Stan piagnucola, Ollie lo fa tacere. Gli è rimasta una sola sigaretta, la divide con Stan, ma non hanno nemmeno un fiammifero. Il direttore del carcere è interpretato da James Finnlayson, in ansia per l’imminente visita del capo della polizia francese, che ha chiesto di studiare i metodi di gestione americani.

Stan e Ollie riprendono a scavare un tunnel sotto il pavimento della cella. Nel buio, Stan riesce a scottarsi con la candela, ma il peggio è che Ollie rompe una tubatura sotterranea, la galleria comincia ad allargarsi, devono salire in superficie. Dove sbucano? Nell’anticamera dell’ufficio del Direttore… Catturati, vengono portati nel cortile per l’ora d’aria, mentre la rottura del tubo provoca l’allagamento degli uffici.

Visivamente, è un corto incantevole: questa divisa da carcerati, tutta a larghe righe orizzontali (cappelluccio compreso) rende Stan e Ollie quantomai simili a cartoni animati. Quando arrivano davanti al grande muro che viene riverniciato, scatta l’idea di fingersi imbianchini: con la vernice bianca cancellano dai vestiti le strisce scure, poi escono disinvolti dalla porta principale.

Purtroppo, un poliziotto comincia a pedinarli. Loro dissimulano, con i pennelli verniciano di bianco qualunque cosa si ponga sul loro percorso, compresa una Ford T; muri, vetrine, portoni, il volto di un afroamericano, il vezzoso vestito di una signorina (Dorothy Coburn)… Finalmente il poliziotto capisce, segue inevitabile fuga, ma Stan e Ollie riescono a salire in corsa su una limousine, proprio quella su cui stanno viaggiando i capi della polizia francese.

Rubano i loro vestiti. Ma non possono sapere che l’auto li sta riportando in carcere. Impeccabilmente abbigliati come gentiluomini, il Direttore non li riconosce. Suona il gong per la cena, il riflesso condizionato è disporsi in fila per il rancio. A tavola, Stan litiga con un chicco d’uva (esilaranti le reazioni di Finnlayson), poi i nostri si abboffano di cibi e bevande. Dopo il lauto banchetto, vengono portati a visitare le prigioni. Riconosciuti dagli altri detenuti, vengono di nuovo catturati.

Filmato nel giugno 1927 su sceneggiatura di Leo McCarey, con didascalie di H. M. Walker, prodotto negli Hal Roach Studios per la Metro-Goldwyn-Mayer, dopo la fine del rapporto con la Pathé, è considerato il primo cortometraggio in cui Laurel & Hardy assumono i caratteri per cui diverranno celebri. Merito di McCarey, innanzitutto.
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