Harold Lloyd


Harold Clayton Lloyd
nasce il 20 aprile 1893 a Buchard, una piccola città del Nebraska. Il padre James Darsie Lloyd era un venditore di macchine da cucito, la madre Elizabeth faceva la modista.
Avevano anche un altro figlio, Gaylord, nato cinque anni prima di Harold. Negli anni della sua infanzia, Harold sperimenta una certa insicurezza familiare ed economica. Cambiano spesso città e le iniziative di suo padre si rivelano spesso dei veri e propri fallimenti. La madre stanca della situazione nel 1910 sceglie di divorziare. E’ comunque proprio Elizabeth a instillare nel giovane Harold la volontà di diventare attore. Le letture di Shakespeare lo spingono a interpretare un ruolo in una produzione di Macbeth. Harold amava intrattenere gli altri e aveva un certo talento nel makeup, ma diversamente dai suoi futuri colleghi non inizia a lavorare nel vaudeville come comico, aspira invece a diventare un attore drammatico. Nel frattempo fa qualsiasi genere di lavoro e migliora le sue sperienze in questo campo. Quando il padre rimane investito da un’auto e riceve un risarcimento danni di 6000 dollari i due, con nuovi fondi inaspettati, possono trasferirsi a San Diego. Harold si iscrive all’Accademia d’Arte Drammatica e recita in varie compagnie del luogo. E’ il 1912 ma soltanto l’anno dopo per sopraggiunte e rinnovate necessità economiche è costretto a cercare lavoro nel mondo del cinema. Fa una piccola apparizione nella parte di un nativo americano in un film della Edison, THE OLD MONK’S TALE (’13). Trasferitosi alla Universal trova lavoro come comparsa a tre dollari al giorno e stringe amicizia con un altro aspirante attore: Hal Roach. E’ il 1914. Nel mondo inizia la Chaplin-mania. Quando grazie a una piccola eredità Hal Roach fonda una sua casa di produzione con il socio Dan Linthicum, chiamata Rolin in una fusione delle iniziali dei loro cognomi, Harold viene chiamato a recitarvi come attore. A quel punto Lloyd si era reso conto di non essere portato per il dramma e seguendo l’esempio di Charlie Chaplin crea un personaggio a lui similare, Willie Work. Uno di questi film, JUST NUTS (’15), viene notato da alcuni osservatori della Pathé che si offre di distribuire la serie.
Harold però si lamenta di non venir pagato abbastanza e si trasferisce alla Keystone di Mack Sennett. Però manca di esperienza e non è adatto al genere di comicità sfrenata praticata allo studio. Viene ritenuto troppo di bell’aspetto per interpretare i ruoli buffi e allucinati tanto comuni alla Keystone. Uno dei comici più importanti della compagnia, Ford Sterling, gli consiglia di ritentare la strada di attore drammatico. Ma Lloyd non si da per vinto, torna da Hal Roach e crea un nuovo personaggio, Lonesome Luke. Anch’esso è sostanzialmente di imitazione chapliniana, solo l’abbigliamento se ne discosta veramente. Pantaloni e scarpe strettissime con corti baffetti divisi in due parti. Questa serie di qualità appena passabile riesce però a fruttare molto bene al box-office e prosegue per ben due anni.
Questa è solo la prima parte e la meno importante della storia. Infatti un giorno ad Harold Lloyd viene l’idea del glass character, il personaggio con gli occhiali. Il primo film con il nuovo personaggio, OVER THE FENCE, esce nell’autunno del 1917. Intorno a lui tutti erano scettici.
Lonesome Luke con tutti i suoi limiti si era dimostrato in grado di assicurare a Lloyd un buon rientro economico, perché cambiare? Hal Roach è il primo ad essere contrario. Dopo anni di false speranze è finalmente riuscito ad avere un profitto con uno studio divenuto ormai tutto suo. Il mercato inoltre richiede i Lonesome Luke, la cui durata iniziale di un rullo è stata portata a due . Un buon salto. Lloyd e Roach arrivano a un compromesso. Harold avrebbe girato dei film da un solo rullo con il personaggio con gli occhiali. Se avessero incassato, bene. Altrimenti si sarebbe tornati sulla vecchia strada. C’era una buona autonomia perché erano stati completati già pronti per la distribuzione molti Lonesome Luke che si sarebbero alternati nelle sale ai film con il nuovo personaggio. I primi corti del primo glass character non si discostano tuttavia molto da quanto Lloyd aveva fatto in precedenza. All’inizio l’impianto era lo stesso, con VirginiaBebe” Daniels come oggetto delle attenzioni amorose di Harold e l’australiano con baffi da tricheco HarrySnubPollard come opponente/rivale. Il contorno condito da una vasta gamma di comprimari. Era una comicità sostanzialmente facile, fatta di corse, ruzzoloni e inseguimenti.
Insomma, di chiara e netta influenza sennettiana. Ma era davvero questo l’intento di Harold o solo un modo per provare a lanciare qualcosa di innovativo senza fare passi troppo affrettati?
Tutto comincia un giorno in cui Lloyd entra in un cinema dove stavano proiettando uno dei Lonesome Luke con la sua ragazza d’allora, la collega “BebeDaniels. Uno degli spettatori alla prima scena del film esclama “Ah, ecco il tipo che prova a imitare Chaplin”. Lloyd a quel punto ha un sussulto d’orgoglio. Non avrebbe più imitato nessuno. Ma da dove partire? Fisicamente è diverso dagli altri comici. E’ piuttosto alto (1 e 78) e senza trucco decisamente un bel tipo. In un’epoca in cui i comici si distinguevano soprattutto per la loro apparenza bizzarra (grassi, dinoccolati o palesemente brutti), un bel ragazzo atletico come Harold Lloyd non avrebbe mai fatto ridere. Problema simile a quanto accaduto al suo coetaneo Charley Chase, che infatti in quel periodo aveva deciso di dedicarsi esclusivamente alla regia. Allora ad Harold, forse anche osservando il suo collega Earl Mohan che nei loro film indossava degli occhiali di tartaruga (senza lenti), viene in mente l’idea che rivoluziona la sua vita. Avrà pensato: caspita, senza trucco ho l’apparenza del tombeur de femmes, con quegli occhiali di un colpo divento il ragazzo della porta accanto. Forse è la volta che riesco a far ridere davvero. Aveva colto il punto. Dopo tanti anni di slapstick, il pubblico aveva bisogno di normalità. Harold con gli occhiali si dava l’apparenza dell’americano medio e molti si potevano così identificare con lui. Non più attori con truccature improbabili e visi infarinati. L’epoca dei clown, di derivazione teatrale ottocentesca, non avrebbe rappresentato il futuro della commedia cinematografica. Il cinema maturo si sarebbe spinto sempre di più verso il realismo. C’era bisogno di credibilità. Per tutto il resto stavano già nascendo i cartoni animati, che avrebbero aperto un filone ricchissimo e interminabile. Harold Lloyd fu il primo grande comico della storia del cinema a rendersi conto di questo. Inoltre l’apparenza sobria, da persona timida e studiosa che si associa naturalmente ad una persona con gli occhiali, cozzava incredibilmente con le situazioni pazze e rocambolesche che era costretto ad affrontare nei suoi film. Ecco il contrasto: altro elemento estremamente comico.
Dopo due anni di cortometraggi sempre più originali, in cui Harold sperimenta per la prima volta nella storia del cinema scene di suspance comica, come in LOOK OUT BELOW (1918), o film strutturati in un crescendo di irresistibile ilarità, come ASK FATHER (1919), a Lloyd succede un grave incidente che rischia quasi di porre fine alla sua vita. Inspiegabilmente, mentre ha in mano una bomba finta da usare in una trovata pubblicitaria, questa gli esplode tra le mani causandogli la perdita di due dita della mano destra e dolorosissime ustioni al volto. E’ il 24 agosto 1919.
Impiega molti mesi per recuperare dall’incidente, tanto che si prova a lanciare HarrySnub” Pollard come comico solista in una serie sostitutiva. Ma il pubblico non sa nulla perché c’erano abbastanza film di Harold Lloyd da distribuire durante la sua convalescenza. Rimessosi, interpreta questa sventura come un segnale della vita, indossa una protesi sostitutiva (una sorta di guanto dello stesso colore della pelle) e torna a recitare con spirito rinnovato e con la volontà di fare ancora meglio di prima, se possibile. Non rende pubblica la sua disgrazia e riprende a girare film.
Inizia la migliore fase della sua carriera. Cortometraggi come AN EASTERN WESTERNER (’20), NUMBER, PLEASE? (’20), NOW OR NEVER (’21), I DO (’21) e NEVER WEAKEN (’21) appaiono ancora oggi come indiscussi capolavori di comicità. Questi film non solo restano divertenti e appassionanti come allora, ma sono girati, diretti, montati e interpretati in modo sorprendentemente moderno. La perfezione tecnica e scenografica dei film di Harold Lloyd da questo momento in poi diventa impressionante. Il merito era anche dei suoi collaboratori.
Innanzitutto il direttore della fotografia Walter Lundin, i gagmen Sam Taylor e Jean Havez, il regista accreditato Fred Newmeyer e il geniale autore di didascalie Harley M. “Beany” Walker. Ci sarebbero molti altri nomi da elencare, poiché i film di Lloyd sono frutto di un sostanziale lavoro di squadra. I gagmen propongono delle idee, Lloyd le esamina e raccoglie quelle più interessanti.
Da un assunto di base sul quale costruire la storia iniziano le riprese e il film si sviluppa da solo, sul set e in sala di montaggio. Il provvisorio risultato viene esposto in anteprima a un pubblico ignaro di vedere un film inedito e Lloyd, Roach e il regista partecipano tra la folla alla proiezione.
Le anteprime vengono ripetute anche molte volte e il film viene “aggiustato” secondo la reazione del pubblico. Alcune scene che sulla carta risultano molto divertenti talvolta finiscono per rivelarsi un fiasco e vengono eliminate. Altre ampliate o rigirate completamente. Questa è un’assoluta novità. Quella che in seguito sarebbe quasi diventata una consuetudine negli studi di Hal Roach e anche altrove, nasce in questo momento e proprio con Harold Lloyd. E’ l’inventore delle anteprime che avrebbero caratterizzato l’opera di Laurel e Hardy e di molti altri loro contemporanei. Il pubblico senza saperlo “partecipa” alla creazione dei film stessi. Con delle semplici risate. Ecco perché questi film hanno mantenuto così tanta vedibilità. Dietro non c’è soltanto il singolo, l’autore, ma un lavoro di professionisti specializzati con la collaborazione della gente comune.
In modo altrettanto spontaneo nasce il primo mediometraggio di Lloyd, A SAILOR MADE MAN. Il film era stato pensato come un due rulli ma era così ricco di materiale divertente che alla sua uscita il 25 dicembre 1921 era lungo il doppio. Il salto definitivo verso il lungometraggio avviene però con GRANDMA’S BOY (’22), storia di un ragazzo di campagna molto timido e pauroso, il quale acquista gradualmente fiducia in se stesso e alla fine della storia riesce a catturare un pericoloso bandito, sconfiggere il suo rivale in amore e conquistare la ragazza dei suoi sogni.
Questa diventa presto una formula molto comune nei film di Harold Lloyd poiché assolutamente vincente. Il codardo, l’impacciato maldestro che supera i suoi problemi e conflitti interiori durante il corso del film attiggendo alle sue risorse interiori. Tale evoluzione psicologica del personaggio pone le basi di tanto cinema a venire e rende Harold Lloyd un assoluto pioniere anche da questo punto di vista. Lloyd crede nel potere della mente e parla di malattie psicosomatiche già in DR. JACK, uscito sul finire del 1922. Riprende questo tema l’anno dopo nel personaggio dell’ipocondriaco Harold van Pelham di WHY WORRY? (1923). In mezzo però forse il suo film più conosciuto, quello che lo rende icona intramontabile del cinema muto: SAFETY LAST (1923). Qui interpreta il ruolo del commesso in un negozio di abbigliamento, costretto nella seconda parte del film a compiere una pericolosissima impresa, quella di scalare a mani nude un impervio grattacielo per la riuscita di una trovata pubblicitaria. Lloyd si trova sospeso nel vuoto a dover superare numerosi ostacoli, finché rimane aggrappato eterno e immutabile, come solo il tempo può essere, alle lancette di un gigante orologio. La “scalata” al successo del personaggio simbolo del sogno americano trova facile corrispondenza e ha in un certo senso relegato Lloyd, da parte ci certa miope critica, come rappresentazione di conformismo e desiderio di successo, privo di quella poesia quei valori sociali che contraddistinguono il cinema di Charlie Chaplin.
Molti negli anni lo hanno anche superficialmente definito come “thrill comedian”, comico di suspance, quando a onor del vero di film muti di questo tipo ne ha girati soltanto quattro, i cortometraggi LOOK OUT BELOW, HIGH AND DIZZY, NEVER WEAKEN e appunto SAFETY LAST. In realtà Lloyd con il suo cinema ispira Buster Keaton, che considera GRANDMA’S BOY come il più bel film mai realizzato e gira COLLEGE dopo aver ammirato THE FRESHMAN di Lloyd sullo schermo soltanto pochi mesi prima. Dà spunto anche a Charlie Chaplin, che a partire da THE GOLD RUSH (’25) inizia a raccontare parabole umane più definite e complesse, di minor stampo dickensiano. La verità è che a Lloyd non fu mai perdonata la fedeltà al partito repubblicano, in un mondo del cinema americano sempre più orientato dalla parte democratica, e l’aver tolto i suoi film dalla circolazione già a partire dagli anni ’40, detenendone i diritti e rifiutandosi di consentirne i passaggi telesivi. In questo modo molte generazioni di spettatori sono cresciute nella totale inconsapevolezza del valore di Harold Lloyd e dei suoi film, che sono tornati ad essere fruibili al grande pubblico soltanto da una quindicina d’anni grazie all’Home Video. Lloyd con SAFETY LAST vuole lasciare gli spettatori inchiodati allo schermo. Ci riesce, poiché durante le proiezioni devono essere presenti degli infermieri in sala per evitare svenimenti o malori da parte del pubblico più impressionabile. La scena in cui Harold si arrampica nei vari piani del palazzo viene ottenuta sfruttando sapienti angolazioni di ripresa e tecniche mai del tutto
svelate. Oggi, a distanza di 95 anni dall’uscita del film, l’effetto è ancora così credibile e coinvolgente da rendere la visione di SAFETY LAST una delle più grandi avventure spettacolari possibili per un fruitore di cinema di ogni idea, credo o estrazione sociale.
Nel 1923, Harold Lloyd che aveva sposato la leading lady Mildred Davis e ingaggiato già in WHY WORRY? come sua sostituta l’affascinante Jobyna Ralston, decide di lasciare Hal Roach e mettersi in proprio. La decisione è sostanzialmente comune. Roach aveva bisogno di maggiore spazio in uno studio ormai monopolizzato da Harold Lloyd, che a sua volta aveva guadagnato abbastanza da poter divenire produttore dei suoi film, com’era accaduto qualche anno prima a Charlie Chaplin. Lloyd porta con sé parte della troupe ma lascia a Roach una grande eredità: era nata con lui la commedia cinematografica moderna aperta a infinite varianti e possibilità.
Nella sua prima produzione indipendente, GIRL SHY (’24), Lloyd interpreta il ruolo di un ingenuo ragazzo di provincia balbuziente e spaventato dalle donne, il quale in privato sogna di essere un grande amatore e scrive un libro sulle sue presunte avventure mondane. Quando si innamora sul serio di una ragazza reale deve imparare a confrontarsi con la realtà. Il film contiene nella sua lunghissima sequenza finale la più corposa corsa contro il tempo della storia del cinema. Lloyd deve salvare la ragazza da un matrimonio infelice con un bigamo. Le riprese mozzafiato e la loro spettacolarità risultano ancora oggi davvero notevoli e furono di ispirazione per la corsa delle
bighe del primo BEN-HUR, girato soltanto l’anno successivo. Il finale del leggendario THE GRADUATE (Il Laureato, 1967) girato da Mike Nichols con Dustin Hoffman come protagonista è liberamente tratto proprio da GIRL SHY, con Harold Lloyd ormai settantaquattrenne invitato sul set dal regista come tributo.
Dopo la spassosissima gag comedy HOT WATER (’24), incentrata sui problemi tra Harold e una suocera insopportabile, Lloyd realizza quello che all’epoca veniva considerata la sua opera più riuscita, THE FRESHMAN (’25). La storia è quella di uno studente di college vessato da tutti che alla fine può godere di una meritata rivalsa. La partita di football è il pezzo forte del film, ancora oggi straordinariamente divertente. Le risate contagiose che può portare l’ultima parte di THE FRESHMAN se visto in una sala gremita sono probabilmente ineguagliabili da nessun altro film muto. Anche in questo caso Lloyd si trova ad essere involontariamente un apripista. Da questo momento in poi infatti fioccheranno i film sulle università americane che ancora oggi sono ritenuti una sorta di cliché di genere. Se alcune scene di THE FRESHMAN possono risultare all’occhio di uno spettatore moderno eccessivamente melodrammatiche o datate, non va dimenticato il contesto in cui viene realizzato il film, nel pieno dei ruggenti e spensierati anni ’20, di cui rimane fedele e sentito testimone.
L’anno dopo è la volta di FOR HEAVEN’S SAKE (’26), gag comedy che vede un Harold milionario innamorarsi di una missionaria e redimere tutto il quartiere. Ma forse le energie della sua troupe erano già rivolte al soggetto di THE KID BROTHER (’27), il film che Harold Lloyd stesso considerava come suo migliore. Harold Hickory è il figlio minore di uno stimato sceriffo del luogo. Sottovalutato dal padre e dagli stessi fratelli, grazie anche al supporto morale di una sfortunata ragazza (Jobyna Ralston) riesce e risolvere eroicamente una rovinosa rapina che mette a rischio il buon nome della sua famiglia e la vita di suo padre. Perfetto nelle gag, nei tempi comici, nelle scenografie, coinvolgente e commovente, THE KID BROTHER brilla di rilucente e cristallina perfezione cinematografica dalla prima all’ultima sequenza. E’ insieme un film drammatico, una commedia e un film d’avventura. Riesce ad essere romantico senza mai cadere o solo sfiorare il sentimentalismo. E’ originale, poetico, imprevedibile. Negli ultimi anni
della sua vita Harold Lloyd lo sceglieva come prediletto per ogni festival, rassegna o retrospettiva a cui era invitato e anche nelle università che visitava.
L’ultimo film muto di Lloyd, SPEEDY (1928), viene ambientato e girato a New York ed oggi rimane un preziosissimo documento d’epoca per via delle eccezionali location. Viene filmata persino la metropolitana com’era davvero in quel periodo, con le riprese effettuate di notte per lavorare con maggiore tranquillità. La storia tratta di tram a cavalli, del vecchio che vuole sopravanzare il nuovo, di nostalgia per un mondo che non c’è più ma anche di ingegnosità, visione ottimistica della vita, sport. Notissimo il cameo di Babe Ruth, campione e leggenda affermata del baseball americano. Il film gode di una meravigliosa parte interamente filmata a Coney Island, ricca di gag e molto divertente. Lloyd aveva cambiato leading lady: Jobyna Ralston lascia il posto ad Ann Christy. SPEEDY riceve anche una nomination ai neonati Oscar del cinema per Ted Wilde, il regista accreditato.
Con il parlato il personaggio di Harold Lloyd perde gran parte della magia ottenuta con il cinema muto, pur continuando a realizzare opere di buona fattura. WELCOME DANGER (1929, iniziato come silent ma poi rigirato con l’aggiunta dei dialoghi), FEET FIRST (’30), MOVIE CRAZY (’32), THE CAT’S-PAW (’34), THE MILKY WAY (’36), PROFESSOR BEWARE (’38) e THE SIN OF HAROLD DIDDLEBOCK (’47), tutti film che tuttavia non aggiungono granché alla sua già luminosa carriera.
Appassionato di fotografia 3D e sempre attivo in campagne sociali e umanitarie, Harold Lloyd scompare nel 1971, a 77 anni.
Cosa ha lasciato Harold Lloyd oggi? Qual è stato il suo contributo e come può essere collocato all’interno della storia del cinema?
Sicuramente come uno tra i più grandi innovatori del mezzo cinema come arte a sé stante diversa da tutte le altre. Se nei grandissimi comici del periodo come Charlie Chaplin, Buster Keaton o lo stesso Harry Langdon l’influenza del teatro di varietà anglosassone ha continuato ad essere presente per tutta la carriera, arricchendola s’intende anche in positivo, in Harold Lloyd è stata davvero tutta un’altra storia per via del diverso background estraneo a quel genere di intrattenimento. Era davvero il più “cinematografico” nell’accezione più stretta e radicale, adorato a suo tempo da cineasti rivoluzionari e geniali come Orson Welles. Grazie al suo personaggio verosimile e credibile è stato anche in molti sensi il più accreditabile padre della commedia romantica americana. Mi vengono in mente alcuni film di Jack Lemmon, così distanti eppur così vicini. Non è un caso che l’attore lo adorasse e che Lloyd stesso avrebbe voluto che in un suo film biografico fosse Lemmon a interpretare il suo ruolo. Alcune commedie di Billy Wilder, come L’APPARTAMENTO e IRMA LA DOLCE, mi hanno sempre ricordato un lato di Harold Lloyd. Inconsciamente faceva parte della cultura americana, che aveva integrato la poesia di quei film muti nella memoria storica di registi e sceneggiatori. Come se con note completamente diverse continuassero a suonare una musica molto simile. Mi riferisco soprattutto ai film di Lloyd girati con Jobyna Ralston come leading lady. Con questa attrice aveva una relazione (extraconiugale) anche fuori dal set e per tutta la sua esistenza ha continuato a tenerne un ritratto nello studio. Paiono infatti così veri e sinceri nel raccontare i sentimenti di due innamorati che ci si rende perfettamente conto che non stessero recitando. Film come GIRL SHY, THE FRESHMAN e THE KID BROTHER raccontano storie d’amore a cui lo spettatore riesce a credere e a identificarsi. Se Chaplin era un vagabondo e un emarginato spesso anche nella vita sentimentale, Keaton un personaggio strambo e surreale in cui la donna aveva il ruolo di oggetto più che di soggetto in una eventuale relazione, Langdon un alieno venuto dalla luna in cerca d’affetto, Harold Lloyd era semplicemente l’uomo medio nella vita di tutti i giorni.
Riconoscibilissimo ed identificabile. Questo lo mette fuori dal tempo e smentisce alcuni assunti che vedono la sua opera riconducibile solamente al periodo storico a cui apparteneva. Lloyd era un personaggio completamente aperto verso il futuro. Rassicurante, normale e allo stesso tempo imprevedibile. Usando le parole del suo produttore Hal Roach, che ne riassumono così felicemente il paradosso: “Harold Lloyd non era un comico ma il più bravo attore a interpretare il ruolo di comico che abbia mai visto”.

Lorenzo Tremarelli