LA NASCITA DI STANLIO & OLLIO

Ha ragione Billy Gìlbert. «[ …] è difficile fare un buon gruppo comico come è difficile fare un buon matrimonio» (in Movie Comedy Teams, di L. Maltin). Ma, a giudicare dalle vicende matrimoniali di Ollio e Stanlio, due mogli il primo quattro il secondo (e otto matrimoni), dobbiamo ammettere che la nostra coppia è l’eccezione che conferma la regola. Il segreto di un rapporto così duraturo risiede nel loro alto senso di professionismo e nel vivere la coppia solo sulla scena. Finiti i film, Ollio se ne andava a giocare a golf (la passione della sua vita) con gli amici, tra cui Hal Roach, W. C. Fileds e Bing Crosby, mentre Stanlio si occupava del montaggio, della ideazione di nuove gag e di quello che per ammissione esplicita era il suo passatempo preferito: «Io le ho sposate tutte» dichiarò a una giornalista (riprendendo l’aneddoto da J.P. Coursodon, in Anthologie du Cinema tomo I). L’unione resterà intatta sino alla fine, con alcune parentesi dovute al solo Hardy. La prima, non voluta, è Zenobia di Gordon Douglas, del 1940, con Harry Langdon, interpretato da Ollio perché era ancora sotto contratto con Roach. Altre parentesi sono, nel 1949, The Fightirig Kentuckian (Dopo Waterloo) per la Republic, dove Ollio – fin troppo grasso e invecchiato – faceva il trombettiere per un gruppo di trapper capitanati da John Wayne, e, nel 1950, Riding High {Le gioie della vita] di Frank Capra con l’amico Bing Crosby, che lo vede in una particina di gentiluomo sudista. Anche Stanlio avrebbe potuto, specialmente dopo la morte di Ollio, tornare al cinema. Fu richiesto come collaboratore artistico da Jerry Lewis, grande amico e discepolo degli ultimi anni, ma non volle mai rimettere piede in uno studio: rifiutava i nuovi metodi produttivi, i tempi troppo corti di lavorazione, il fare presto e ad ogni costo, quella che chiamava «la corsa alla volpe» di Hollywood.

Altre coppie, come Abbott e Costello (Gianni e Pinotto), che pure erano riusciti a rimpiazzare fisicamente Stanlio e Ollio, non formavano realmente una coppia, essendo Abbott il comico e Costello una quasi anonima spalla. Stanlio e Ollio sono Stanlio e Ollio perché agiscono in una personale e precisa dimensione, la stessa TV non altera i loro rapporti perché è fisicamente vicina ai loro schemi quasi quadrati. Il colore, mai usato per le comiche, è presente solo in due film (Il primo, The Rogue Song, un musical, è andato distrutto; il secondo è un cortometraggio di propaganda militare mai arrivato in Italia e riscoperto da poco in America). L’immagine di Stanlio e Ollio a colori (Stanlio poi aveva i capelli rossi) altererebbe enormemente il nostro rapporto visivo con loro. Gli spettatori si sono facilmente abituati a quel tipo di cinema perché conoscono perfettamente il codice visivo nonché quello di comportamento di Stanlio e Ollio. Qui dobbiamo rifarci al libro di Jerry Lewis, The Total Film Maker, per chiarire alcuni concetti del loro modo di girare. «Stari conosceva la macchina da presa e quello che la loro équipe realizzava visualmente in rapporto ad essa. Il materiale era così buono nei piani generali che non avevano mai pensato a tagliarli con piani ravvicinati. Le interruzioni erano date dalle scene di dialogo dove si aveva bisogno di avanti e indietro e degli spostamenti laterali della macchina da presa[ … ]. Passavano dai piani americani abbastanza generici a qualche piano di dettaglio in certe scene. Non volevano correre il rischio di trovarsi limitati, dovendo soffocare la loro spontaneità. Nella maggior parte delle loro composizioni c’era sotto, a destra e a sinistra, molto spazio libero per la commedia spontanea».

fonte: Armando Curcio Editore; volumi allegati alla collezione delle VHS

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