Oliver Norvell Hardy

Di lui, Stanlio diceva: «Così terribilmente divertente. Mi può ancora far ridere come un matto dopo tutti questi anni».
Ollio (Babe per gli amici) nasce ad Harlem in Georgia il 18 gennaio 1892. Il suo nome completo è Oliver Norvell Hardy. così lo ha usato in molte comiche soprattutto quando voleva darsi importanza.
Il padre, Oliver Hardy, era un avvocato, che morì troppo presto per essere d’aiuto alla nutrita famiglia (tre maschi e due femmine) e, soprattutto, al figlio minore. La madre, Emily Norvell, donna energica, decise di trasferirsi in Georgia, dove, lavorando come direttrice di un albergo abbastanza signorile, poteva mantenere la famiglia. «Da ragazzo vivevo a Madison, in Georgia, dove mia madre dirigeva un albergo. Allora non facevo cose particolarmente entusiasmanti ma avevo un’abitudine che ancora conservo. Guardare la gente dalla finestra. Mi siedo accanto alla finestra, o in una sala e guardo la gente. Mi piace osservare le persone e scoprire tante cose strane in loro».
Nessuno veniva, della stirpe degli Hardy, dal mondo dello spettacolo e nessuno, tranne Ollio, tentò di entrarci, pur essendo dotati tutti di una buona voce. Il piccolo Oliver, che aveva voce precocemente tenorile, all’età di otto anni si unì ad un gruppo di musicanti girovaghi noti come «I Menestrelli di Coburn- che si esibivano lungo il Mississippi. Cresciuto, fu mandato a studiare all’Accademia Militare della Georgia come ogni giovane di buona famiglia del sud. Più tardi, al Conservatorio di Atlanta, ottenne ottimi risultati, ma dovette trascurare il bel canto per seguire le orme paterne. Si iscrive a giurisprudenza, ma presto rinuncia per dare una mano alla famiglia in difficoltà economiche.
Fa un po’ di tutto. «Mia madre si era trasferita a Milledgeville, in Georgia, da Madison e intorno al 1910 decisi di aprire il primo locale di quella città per la proiezione di film.
Guardando alcune di quelle commedie, mi convinsi che avrei potuto anch’io recitare, bene o male, come quegli attori. Così, nel 1913, abbandonai quel locale e andai a Jacksonville, in Florida, e lì cominciai a lavorare per la Lubin Cinematografica. Allora guadagnavo cinque dollari al giorno e avevo tre giorni di lavoro garantito alla settimana.
Ho sempre recitato parti comiche, in commedie. Forse era anche per la mia «mole» che mi affidavano sempre le parti del «cattivo», del birbante un po’Coburn che si esibivano lungo il Mississippi. Cresciuto, fu mandato a studiare all’Accademia Militare della Georgia come ogni giovane di buona famiglia del sud. Più tardi, al Conservatorio di Atlanta, ottenne ottimi risultati, ma dovette trascurare il bel canto per seguire le orme paterne. Si iscrive a giurisprudenza, ma presto rinuncia per dare una mano alla famiglia in difficoltà economiche.
Fa un po’ di tutto. «Mia madre si era trasferita a Milledgeville, in Georgia, da Madison e intorno al 1910 decisi di aprire il primo locale di quella città per la proiezione di film.
Guardando alcune di quelle commedie, mi convinsi che avrei potuto anch’io recitare, bene o male, come quegli attori. Così, nel 1913, abbandonai quel locale e andai a Jacksonville, in Florida, e lì cominciai a lavorare per la Lubin Cinematografica. Allora guadagnavo cinque dollari al giorno e avevo tre giorni di lavoro garantito alla settimana.
Ho sempre recitato parti comiche, in commedie. Forse era anche per la mia «mole» che mi affidavano sempre le parti del «cattivo», del birbante un po’Stanlio e Ollio, solo che nei film con Stanlio sono io che cado sempre». Naturalmente, preferiva questi ruoli, più vicini al suo carattere di personaggio tronfio e pasticcione, a tratti prepotente ma sempre di buone maniere.
In Florida, alla Lubin, resterà tre anni e acquisterà il soprannome di Babe, con il quale lo chiameranno per sempre gli amici. «Questo soprannome è nato in Florida, quando lavoravo per la Lubin. Di solito, ci facevamo tagliare i capelli da un barbiere italiano che aveva il negozio di fronte agli -studìos-. Quello strano tipo aveva un accento fortemente straniero e per di più era un ragazzo a cui piacevano i ragazzi. Mi dimostrava un grandissimo attaccamento, così, quando aveva finito di radermi, mi passava del talco sulle guance, accarezzandomele, mentre diceva: -Nìce-ba-bee – Nìce-ba-bee», (che bel ragazzo), e da lì nacque «Babe- che mi rimase incollato addosso per la vita». Poi andrà a New York, ingaggiato come cantante di cabaret. A quel tempo, gli attori erano girovaghi disposti a qualsiasi cosa pur di lavorare (la condizione di vagabondo la ritroveremo in molte comiche di Stanlio e Ollio). Comunque a New York. Ollìo si trova bene, sposa la pianista Myrtle Lee che lo accompagna al piano mentre canta ed è protagonista di una serie di comiche girate con Billy Ruge: i due interpretano i personaggi di Plump e Runt. Dei trentacinque titoli non ne restano che ventitre. Ma non si può dire che la filmografia di Babe Hardy sia facile da studiare: in pratica è materiale da archeologia che deve ancora essere catalogato con cura.
Nel 1917 troviamo Hardy in Lucky Dog (Cane fortunato) accanto a Stan Laurel, ma è un anno dopo che ha fortuna. Sotto contratto alla Vitagraph si trasferisce in California per continuare una serie di comiche abbastanza fortunate il cui protagonista è una specie di sosia di Chaplin, Billy West. Ollio si limita a rifare il verso ai famosi cattivi dei film dell’omino con baffetti e bastone, come Mack Swain e – soprattutto – il grosso Eric Campbell.
«Il personaggio venne fuori gradualmente. Mi ero messo in testa una bombetta dei miei primi giorni di lavoro in Florida, ma il carattere di Oliver Hardy era particolarmente basato su “Helpf’ul Henry”, un personaggio di una striscia comica dei giornali della Georgia che leggevo da ragazzo. Lui cercava sempre di essere utile ma combinava sempre qualche pasticcio. Era molto grosso e agitato e tronfio, ma, sotto sotto, era davvero un bravo ragazzo. Tutto ciò era molto simile al mio personaggio».
In California la sua pesantezza trova subito altri modi di brillare. Riferisce Kalton C. Lahue, in World of Laughier, che alla King Bee Studios il contratto di Oliver Hardy aveva una curiosa postilla: per ogni libbra di peso in più, la paga aumentava di due dollari (in questo periodo l’attore pesava 120 chili e le parti di cattivo erano tutte sue).
Si adatta intanto anche al cinema western. Per William Fox gira una serie il cui protagonista è Buck Jones. A lui toccano i ruoli del messicano non molto raccomandabile, come il Fernando Sancho dei nostri maccheroni western. L’effetto, per quel poco che si è potuto vedere, è naturalmente divertente: ci si aspetta che da un istante all’altro la terribile grinta del messicano sotto il cappellone e i baffoni si trasformi nel sorriso di Ollio. Più importanti le parti che lo affiancano a Larry Semon. Come già Stan Laurel, anche Babe Hardy può seguire da vicino le lavorazioni di queste comiche di serie A, e imparare trucchi e tecniche di regia. L’immensa popolarità di Semon non era del tutto usurpata. Hardy se lo ricorda come un gran lavoratore, instancabile nella ricerca di trovate nuove, secondo solo a Laurel in questo. Fu, in effetti (i suoi film ancora circolano,
in cinema e televisione), un ottimo regista oltre che un buon comico: è nella costruzione della gag visiva la sua maggior qualità cinematografica. Ollio era un cattivo grasso come sempre, ma attivo, molto agile come in The Sawmill e in The Counter Jumper (le sue doti di agilità – straordinarie rispetto al peso – sono pienamente messe in luce da Semon).
«Cerco sempre di camminare in modo leggero. Non mi piacciono gli uomini pesanti che si catapultano in ogni dove, non c’è proprio bisogno di farlo. Mi è sempre piaciuta la danza e forse è per questo che ho imparato a camminare agilmente».
Talvolta gli toccavano anche parti più simpatiche. Ma l’avventura di Larry Semon finirà presto, per l’eccessiva ambizione e il costo proibitivo di The Wizard of Oz. E il comico uscirà prematuramente dal mercato.
Intanto Ollio partecipa, nel 1923, ad un film di Buster Keaton, The Three Ages (che rifà il verso a Intolerance di D.W. Griffith), e uno strano western per Hal Roach, Rex, King of the Wild Horses, diretto da Richard Jones. Era un dramma, finì in commedia, con una gag non voluta. Il grassone Hardy monta a cavallo per seguitare la serie delle sue malefatte, ma la povera bestia, sfiancata da tanto peso, si affloscia sulla sabbia. Le risate di tutta la troupe convinsero Roach a scritturare Oliver Hardy come comico. Così lo vedremo nei film successivi sino all’incontro, questa volta decisivo, con Stanlio.
I due comici si unirono casualmente in occasione del lavoro in coppia iniziato nel 1926, negli studi di Hal Roach.
Lavorarono insieme in maniera continuativa fino al 1940. Negli anni che vanno dal 1940 al 1950 parteciparono in tutto il mondo a spettacoli e tournées. furono in Italia nel 1947 per un giro che risultò trionfale.
Prima dell’incontro con Stanlio Oliver Norvell Hardy interpreta numerosi film, ma sempre nel ruolo di «spalla». Non ha grandi ambizioni ma ama molto questo lavoro, che gli permette molta tranquillità e soprattutto gli consente di praticare i suoi numerosi hobby. «Prima di tutto gli piaceva molto guardare i film di altri attori comici. Babe guardava raramente i film di Laurel e Hardy, soprattutto negli ultimi anni. Non gli è mai piaciuto rivedersi sullo schermo. Tra i suoi film preferiti posso ricordare: Babes in Toyland, Way out West, Swiss Miss, Pardon us, Bonnie Scotland e altri dello stesso genere, dei quali ogni tanto gli piaceva parlare.
Aveva una simpatia particolare per i film della «produzione» Stanlio e Ollio. Babe fu sempre convinto che nei film d’azione la parte comica dovesse essere marginale rispetto all’insieme della storia e che la responsabilità di tutto il film non dovesse ricadere sul comico o i comici. Quando ci sono stati di questi casi, lui pensava che l’elemento comico potesse risultare monotono per lo spettatore. Perciò temeva le anteprime dei loro film e raramente vi partecipava. Si faceva poi raccontare le impressioni da Stanlio, ascoltava quelle che gli riferivano i dirigenti degli studi o le mie. Il fatto che preferisse farsi riferire da altri le impressioni dei suoi film ha sempre ingenerato il sospetto che se ne disinteressasse, ma ciò non era vero. La paura è sempre stata la puntuale “compagna” della sua vita benché avesse cercato di vincerla, almeno in parte, fin dagli anni giovanili.
Alla radio e alla televisione, di solito, sceglieva spettacoli comici e varietà musicali. Gli capitava di scoprire subito un nuovo talento. Vide il primo show televisivo di George Gobel e gli piacque immediatamente il suo stile fresco e pulito di recitare. Mi è dispiaciuto molto che Babe non ci fosse più per ammirare la carriera e il successo di Jack Paar. Gli sarebbe piaciuto molto. Sono certa che nel suo elenco dei comici preferiti sarebbe rientrato anche Jerry Lewis, se lo avesse potuto seguire nelle varie tappe.
Per quanto riguarda gli hobby di Babe, a parte la sua innata curiosità e il genuino interesse per le persone (amava la gente e la vita, in un certo senso la “gente” era il suo vero hobby), ebbe innumerevoli hobby. Babe pensava – e ne fu profondamente convinto – che i suoi hobby e altri vari interessi rispecchiassero l’Oliver Hardy genuino, mentre la sua carriera non fosse che una finzione, nel vero senso del termine. Amava il football e lo praticò a scuola e alla Lubin, in Florida. Gli piaceva molto anche il baseball. A Hollywood giocò con la squadra della casa cinematografica Vitagraph e continuò per lungo tempo ad interessarsi di questo sport, sostenendo la sua squadra favorita, la Brooklin Dodgers. Di solito, seguiva le gare , sportive per radio o alla televisione. E stato anche un patito della boxe. Ma sopra ogni altra cosa, la sua autentica passione fu il golf. Fu l’unico sport, infatti, che praticò seriamente e anche con molto talento. Fu iscritto per anni in numerosi club di un certo livello prima di approdare al Club di golf di Lakeside di San Fernando Valley nel 1930, l’unico Club nel quale militò a lungo, a cui fu legatissimo. Giocava a golf con assoluta dedizione. Quando non lavorava negli studi passava il tempo sui campi di golf. Quando girava, invece, approfittava delle ore di pausa per mandare in buca almeno 9 palle. Spesso disputava incontri con W.C. Fields e fu proprio sul campo di golf che ebbe la conferma del talento innato di quel grande comico. Disputò partite di golf con Bing Crosby, Grantland Rice, Guy Kibbee, Babe Ruth e con altri giocatori molto quotati, perciò con il tempo divenne anche lui un abilissimo giocatore. A trentacinque anni vinse il Campionato di golf del cinema, sfidando Adolph Menjou nelle finali.
Non gli mancava mai l’entusiasmo per le cose e si godeva la vita in maniera completa. E stato anche un ottimo giocatore di carte (aveva imparato a giocare da ragazzo, nell’albergo della madre). In quei tempi ebbe l’opportunità di apprendere tante cose diverse, dai rappresentanti di commercio, da gente di teatro e, occasionalmente, da giocatori d’azzardo che frequentavano l’albergo. Per un certo tempo, ha fatto anche il cacciatore. Le sue prede erano soprattutto quaglie e anatre ma nel 1937 abbandonò questo sport definitivamente. In quell’anno, gli capitò di andare a caccia con Guy Kibbee nella foresta nazionale del Kaibab, nello Utah. Al secondo giorno di battuta colpì un daino. Mentre si precipitava verso la preda abbattuta, incontrò lo sguardo supplichevole dell’animale morente che sembrò rimproverarlo. In quel momento si sentì un criminale e da quel giorno non prese più in mano un fucile. Amava molto i cavalli e l’eccitazione delle corse. Fu anche proprietario di una scuderia e, come accadeva per ogni nuova avventura, ne fu molto felice e si trovò completamente coinvolto in questo tipo di attività.
Acquistò l’inacquistabile e si procurò cavalli, allenatori addetti alle corse, fantini, ragazzi di scuderia ecc. Occorre precisare innanzitutto che Babe non aveva alcuna esperienza in quel campo e poi che, per sua sfortuna, i cavalli venivano addestrati proprio nei giorni in cui era impegnato sui. set. La maggior parte di quei cavalli erano dei ronzini (ricordo che ve n’era solo qualcuno di un certo livello) e Babe scommetteva egualmente su di loro, pur sapendo che non avevano la minima possibilità di vincere. Era un modo per dimostrare la sua lealtà. Come ho già accennato, si trattava di un divertente serie di hobby costoso e questa avventura un bel giorno cessò all’improvviso, quando la sua favorita -Manny- doveva correre per un importante premio. Babe rimase bloccato da un ingorgo stradale, in viaggio per Santa Anita, e non gli riuscì di far convergere le scommesse sul suo cavallo. -Manny- vinse, ma lui non riuscì ad intervenire in tempo e la vittoria fu assegnata ad un altro cavallo. E così ebbe fine l’avventura della scuderia.
A suo modo, Babe ha fatto anche l’agricoltore. Cominciò a fare il giardiniere, per necessità, durante la prima guerra mondiale. A San Fernando Valley avevamo una proprietà di circa dodici ettari, ma la manodopera agricola scarseggiava. Fummo folgorati dall’idea di diventare coltivatori diretti per i nostri bisogni, quindi acquistammo montagne di volumi sul giardinaggio, l’orticoltura, le piante da frutto e ci procurammo anche tutti gli attrezzi occorrenti. Babe seminò due ettari di terreno a legumi vari (c’erano già diversi alberi da frutto), e comprò circa un centinaio di galline. Naturalmente, pensò anche ad una grande incubatrice per i pulcini. Poi arrivò il tempo dei tacchini e delle anatre. Qualche tempo dopo, un nostro amico ci regalò una mucca, ma dopo qualche tempo Babe fu costretto a disfarsene, con dispiacere, perché ci aveva distrutto quasi tutti gli alberi da frutto. Rimpiazzò la mucca con due maialini e pensava di aggiungervi anche un paio di agnellini, ma a quest’ultima sua trovata mi opposi tenacemente. Fu talmente coinvolto da questo nuovo hobby di agricoltore, che ci trovammo sommersi da un’enorme quantità di prodotti della terra. Avevamo sovrabbondanza di frutta, di verdure, di legumi, di uova e di galline. Poi, com’era da prevedere, accadde l’inevitabile. Si era creato un rapporto così affettuoso con le nostre galline, con i tacchini e con le anatre che non si riusciva a concepire l’idea di doverli ammazzare per poi mangiarli. Quando volevamo mangiare del pollame eravamo costretti a comperarlo. Finimmo per regalare tutte le nostre bestie ad agricoltori più seri. Conducendo la vita del fattore, Babe cominciò ad interessarsi ai lavori di falegnameria. E anche in questo campo diventò presto un esperto. Costruì mobili per l’esterno e per l’interno e si era procurato tutti gli arnesi necessari per la sua attività di artigiano. A questo proposito, ricordo un aneddoto che può servire a dare un’idea di come una volta si trovasse a mal partito, non avendo ben programmato il lavoro, contrariamente alle sue abitudini. Vivevamo ancora nella nostra fattoria e un bel giorno decise di costruire una grossa gabbia-pollaio.
Chiamò a partecipare al progetto anche mio fratello ed un suo amico. Nessuno dei tre aveva la più pallida idea da dove dovevano cominciare a mettere le mani. Si era d’estate e non potendo lavorare sotto il sole cocente, decisero di installarsi in un capannone che serviva da teatro, di nostra proprietà (fu chiamato per l’occasione la “Fattoria delle risate di Stanlio e Ollìo” (Laurel and Hardy Fun Factory). Essendo costruito di tegole e mattoni, vi si poteva stare relativamente al fresco. Martellarono, inchiodarono, segarono per due giorni interi, bevendo birra gelata per combattere il caldo e alla fine dettero il grande annuncio: «Missione compiuta», e prima vista sembrava avessero fatto un buon lavoro. Quindi si accinsero a rimuoverlo. Ma in quel momento cominciarono i guai e fu proprio come assistere ad un film di Stanlio e Ollio. Il gabbione risultò troppo grande per passare dalla porta. Babe incominciò a schiodare un intero lato della gabbia e questa finalmente poté passare dalla porta.
Un altro hobby di Babe era la cucina. È stato davvero una buona forchetta, gli piacevano i buoni piatti e gli piaceva cucinarli. La sua specialità erano gli spaghetti con le polpettine di carne (per preparare. e cuocere il sugo normalmente impiegava un giorno intero); gli hamburgers e le cialde e infine la speciale insalata “alla Cesare”. Questa era semplicemente eccezionale. Gli riusciva benissimo. Collezionava inoltre ricette e le preparava tutte, riscuotendo sempre un successo da grande chef.
(Da una lettera del 4-1-1959 di Lucille Hardy – moglie di McCabe, cit.) Nel 1954 Babe viene colpito da una grave malattia cardiaca che tre anni dopo, il 7 agosto 1957, gli sarà fatale.

  • I brani tra virgolette sono tratti dall’intervista concessa da Ollio a McCabe nel gennaio 1954 (in Mr. Laurel and Mr. Hardy, cit.).