Sordi: «Sono la sua voce in carne e ossa»

Una parte del successo italiano di Ollio è merito di un altro grande attore che, agli inizi della sua carriera, prestò la voce al personaggio e inventò per lui quel buffo italiano parlato con accento anglosassone: Alberto Sordi. E fu proprio per merito di questo doppiaggio che Sordi, allora ragazzino di 16 anni alle prese con le prime «comparse», si fece conoscere nel mondo dello spettacolo.
«La Metro aveva bandito un concorso per il doppiaggio di Stanlio e 0llio», ricorda l’attore. «Io stavo studiando canto e nel film in questione, I diavoli volanti, bisognava cantare una canzoncina. Fu la mia fortuna perche, oltre a saper cantare, la mia voce da basso si adattava a meraviglia al personaggio e così vinsi la prova. Fu un tale successo che continuai a sfruttare il fatto anche in teatro, dove mi presentavano come «”La voce di Ollio in carne e ossa”» «Tra l’altro», continua Sordi, «il mio modo di doppiare Ollio, lasciandogli un accento americano, ha fatto il giro del mondo. Me ne sono accorto anni dopo quando in Francia mi è capitato di rifare la voce di Oliver.
Il pubblico francese rideva come quello italiano, segno che anche lì era stato doppiato alla mia maniera. Comunque, voce o non voce, erano due personaggi straordinari che affascinavano grandi e piccoli. Ollio, soprattutto, con quel suo fare da gran signore, con l’ eleganza dei suoi gesti.Nonostante la stazza era agilissimo – Come attore non mi sono mai ispirato a quel tipo di comicità, ma come spettatore ho amato molto sia Stanlio che Ollio. Oltre alla tecnica mettevano nei loro personaggi una grande sensibilità. «Facciamo un esempio: il momento clou di una scena era quando Ollio metteva il piede su una saponetta e volava fuori dalla finestra.
Ebbene: prima di quel momento Hardy si presentava con movimenti eleganti, signorili, creava un’ atmosfera di attesa che costringeva il pubblico a sorridere prima ancora che accadesse qualcosa. Io li conobbi dopo aver doppiato tutti i loro film più importanti e Hollywood li aveva già accantonati per far posto a Gianni e Pinotto, una coppia di loro imitatori molto modesti. Erano venuti in Italia per girare un film dal titolo Atollo K ed io volli doppiare Ollio anche se ero già molto affermato come attore. Fu un doveroso atto di omaggio a due grandi attori che il mondo stava dimenticando».
Era il 1951. Sei anni dopo Ollio moriva stroncato dalle complicazioni di una polmonite senza sapere che il suo successo era andato oltre ogni previsione. Ma, come scriveva Schopenhauer: «All’ allegria, quando si presenta, bisogna sempre aprire porta e portone, perche non arriva mai inopportuna»