Lorenzo

Mi chiamo Lorenzo Tremarelli e sono nato a Roma nel 1985, da sempre grande fan di Laurel e Hardy e di gran parte dei comici americani del periodo classico. Posso dire di aver scritto o parlato, in un modo o nell’altro, in un format o in un altro, di praticamente tutti i rappresentanti della mia epoca preferita, quella del muto. Già. Li ho “studiati” davvero tutti, dai più conosciuti ai meno noti, dai più incensati ai più dimenticati, dai più talentuosi a quelli che lavoravano soltanto per sopravvivere. Chiunque, anche solo semplicemente con una ricerca sul web, può vedere parte di quello che ho scritto e pubblicato. Libri, articoli, recensioni. Vado molto fiero dell’unico saggio italiano mai realizzato su Lloyd Hamilton (1891-1935), vero e proprio genio d’arte comica, da me pubblicato in 14 puntate nel mio blog e disponibile online dal 2013. Potevo allungarlo e farne un libro ma ho pensato che nessuno avrebbe speso un euro per conoscere la sua storia. Allora va bene così, in questo modo chiunque, anche solo per curiosità, può provare a leggerne l’analisi della filmografia, farsi un’idea e, perché no, provare a rintracciare qualche suo film.

Sono qui per due motivi. Il primo e il più importante è l’affetto che provo per Gaetano e il Laurel e Hardy story. Questo sito è attivo dal 1997. Io lo trovai nel 2001 e mi iscrissi al neonato forum nell’estate del 2002. Fui uno tra i membri più attivi fino alla fine del 2010, poco prima della sua chiusura. Facebook e le sue nuove forme di aggregazione virtuale hanno soppiantato i vecchi forum che oggi vengono visti, per ironia della sorte e a distanza di così pochi anni, come qualcosa nella migliore delle ipotesi “vintage”, nella peggiore datata e in disuso. Il vecchio forum ormai non esiste più ma il sito creato da Gaetano meriterebbe maggiore riconoscenza da chi, come me, ne ha usufruito per molti anni come miniera d’informazioni, punto d’incontro o semplicemente scambio di opinioni.

Il secondo motivo si riferisce alla materia trattata, Laurel e Hardy. Ritengo che in Italia siano stati sì molto amati, ma anche molto fraintesi. Questo soprattutto per via del famosissimo e leggendario doppiaggio, già figlio delle versioni originali fonetiche dei primi anni ’30 recitate in un italiano involontariamente storpiato da Laurel e Hardy stessi. Dunque, in un certo senso nato in una sorte di eterna e immutabile notte dei tempi, ancora prima della vera e propria nascita nella memoria storica degli spettatori. Poi la vasta popolarità acquisita da uno dei loro più storici doppiatori ne ha in un certo senso allargato la portata e il valore. Albertone nazionale che fa la voce di Oliver Hardy. Un mito. Già. Ma io preferisco Laurel e Hardy che parlano nella loro lingua, l’inglese. Perché erano due mimi, figli del cinema muto e della comicità fisica, non comici di parola. Dunque quel doppiaggio se da un lato ha reso più buffi gli scambi di battuta, dall’altro ne ha svilito la portata artistica e li ha resi così sottovalutati dalla critica. Come riflesso incondizionato naturale ci si è concentrati un po’ troppo su come dicono qualcosa che su quello che dicono e soprattutto quello che fanno. Per non parlare poi dell’immenso patrimonio “muto” di Laurel e Hardy. Perché in coppia, dal 1927 al 1929, han girato tantissimi silents, alcuni dei quali veri e propri capolavori. Questi film li ho descritti tutti in un mio libro (“Hal Roach: le migliori commedie del periodo muto”, 2014) e andrebbero presi come vera e propria base per qualsiasi serio studio critico sulla coppia. Stan Laurel per tutta la vita diceva di preferire i suoi muti. Ma non era una stravaganza d’artista o una provocazione, come forse qualcuno la intesa.

Era la verità! Laurel e Hardy erano infatti figli del cinema muto quanto altri loro contemporanei e come tali andrebbero amati. Andrebbe anche esaminato il contesto storico e prettamente logistico in cui sono stati messi insieme, gli Hal Roach studios. Lì c’era stato un certo Harold Lloyd ad aprire la strada, un certo Charley Chase a rivoluzionarla e un certo Leo McCarey a serrarne le fila. Buona lettura.