Anni di gloria

Ormai popolarissima la coppia Stanlio & Ollio deve pagare il contributo dovuto a Roach e alla Metro. In pratica è il prezzo della gloria. Non solo le comiche saranno allungate da due a tre rulli, ma i nostri eroi cominceranno a far capolino fra i lungometraggi della Metro. Il primo è La grande festa (Hollywood Revue of 1929), un film-passerella delle star della casa (da Buster Keaton a John Gilbert, a Lionel Barrymore, a Joan Crawford ecc.), dove a Stanlio e a Ollio è affidato uno sketch di magia con risvolti comici. I pezzi «forti» del film, numeri di canti e danze a colori, sono andati perduti a causa del difettoso technicolor dell’epoca. Per fortuna i pezzi comici e i siparietti (tra i quali la scenetta di Stanlio & Ollio ) erano stati girati in bianco e nero e sono stati risparmiati dal tempo. La stessa sorte non capitò al film successivo, una pasticciata operetta diretta da Lionel Barrymore, tutta a colori e quindi interamente perduta. Questo The Rouge Song {Il canto del bandito}, liberamente adattato da Lehar con grande sfarzo di costumi e scenografie (nonché di sceneggiatori come John Coltone Frances Marion), si proponeva di «lanciare» il cantante lirico Lawrence Tibbett. Sembra, tuttavia, che per attutire il fiasco preannunciato dalle anteprime (a causa di una malferma regia e di una sciagurata interpretazione) fossero stati chiamati Stanlio & Ollio (la notizia è ripresa dal Coursodon, ma non è purtroppo verificabile). Ad ogni modo l’uso di Stanlio & Ollio come intermezzo comico di un’operetta dovette sembrare un grosso affare ai dirigenti della Metro e allo stesso Roach, dal momento che di lì a poco usciranno Fra Diavolo, (1933}, Nel paese delle meraviglie (Babes in Toyland, 1934} e Noi siamo zingarelli {The Bohemian Giri, 1936) film riusciti spesso a metà e che certo molto contribuirono alla popolarità della coppia.
Ma la vera gloria è, in questo periodo, solo delle comiche. Nel 1930 tutti i cortometraggi sono firmati da James Parrott regista e da Leo McCarey sceneggiatore, tranne uno – Un nuovo imbroglio (Another Fine Mess) – in cui si legge «soggetto di Stan Laurel-, ma l’attribuzione è dubbia. Il periodo di transizione è finito. Ad un uso del sonoro ormai raffinato fa riscontro la stabilità del gruppo di «cervelli» dietro la macchina da presa. Purtroppo, McCarey abbandonerà gli Studi di Roach l’anno successivo. Comunque il suo apporto come (padre) supervisore-soggettista sembra già esaurito alla fine di questo gruppo di comiche.
Con La Scala musicale {The Music Box), giustamente premiato con l’Oscar, è , superato anche lo scoglio del tempo. E un film di tre rulli (la maggiore lunghezza era sempre stato un problema non indifferente: prima o ci si trovava di fronte a storie complesse mal sviluppabili in così poco tempo, o a comiche gonfiate e diluite, spesso con risultati deludenti). The Music Box mostra invece che i due hanno acquisito il senso del ritmo anche in tempi più lunghi senza dover «stringere» la storia o esasperarla in situazioni già note. Inoltre, rispetto al pur riuscito The Finishing Touch (Il toccofinale], che è muto, qui troviamo un uso più sapiente della fotografia che li mette maggiormente in mostra come personaggi alla Beckett, stupidi ma dignitosi, precisi nei gesti (specialmente nell’uso delle mani inguantate, o quando si toccano i cappelli) e ripresi in modo da sembrare ancor più esatti, definiti nel loro spazio. Il «miracolo» di The Music Box, rispetto ai film precedenti, risiede proprio in questo inserimento nello spazio. Le altre comiche seguono da vicino questa con risultati alterni, ma sempre godibili. Il film a due personaggi è quello dove Stanlio e Ollio raggiungono i risultati più alti sul piano della pantomima e come genialità inventiva nelle gag. Ma anche altrove troviamo risultati eccellenti.
Certo, è difficile dividere in gruppi le comiche dei due. Caratteri comuni tra vari film esistono. Per esempio, le comiche che hanno ad antagonista le moglì muovono sempre da spunti simili (i due decidono di passare una serata in compagnia di belle fanciulle senza farlo sapere alle «dolci metà», oppure si imbattono in vecchi flirt che tornano a galla). Si potrebbe anche parlare di un gruppo più vasto, per nulla codificato, dove da uno spunto iniziale di Stanlio & Ollio avventurieri, in mezzo alla strada, o piccoli borghesi sfaccendati, si giunge ad un ampio sviluppo della vicenda che non nasce dall’interno, ma nel quale i due capitano o per idiozia di Stanlio o per buon cuore di Ollio, trovandosi invischiati in situazioni complicate già da prima del loro arrivo.
Una nota a parte merita un gruppo di comiche che, pur attingendo a piene mani dal repertorio solito, se ne discosta per alcune implicazioni, surreali, estranee alla maggior parte di film di Stanlio & Ollio. Per esempio, I monelli e Anniversario di nozze (Brats e Twice Two) ci impongono non solo Stanlio e Ollio unici – o quasi – attori, ma anche sdoppiati in due ruoli ognuno. Lo ripeteranno anche in Our Relations (Allegri gemelli), ma in modo meno plateale. Nel primo sono padri di se stessi bambini, e nel secondo troviamo Stanlio sposato con un Ollio donna e viceversa. Nessuno dei due film è del tutto riuscito, ed è facile capirne il motivo: Stanlio & Ollio possono concedere poco alla commedia spontanea obbligati come sono ai trucchi e agli effetti speciali che vogliono realmente colpire per stranezza. Certamente entrambe le comiche hanno notevoli motivi di fascino.
Su un altro piano, ma idealmente vicini a questi due film, troviamo Our Wife e Their First Mistake, cioè sottolineando volutamente la traduzione: Nostra moglie e Il loro primo sbaglio. Entrambi partono da situazioni abbastanza normali; nel primo Hardy è innamorato di una grassa bellezza (Babe London) la cui mano il padre (Finlayson) si rifiuta di concedergli, mentre nel secondo vediamo Ollio e la moglie in crisi per la presenza continua dello scapolo Stanlio a casa loro. Le evoluzioni delle storie metteranno in luce aspetti molto strani del rapporto tra Laurel e Hardy.
Il gioco sull’ambiguità tocca nel secondo film il suo vertice, forse ancora più che in Twice Two, dove era mascherato dal gioco più generale sul travestimento, e in Our Wife dove la scenetta finale che rendeva legale il rapporto Stanlio & Ollio era soprattutto un’ottima gag sugli occhi di Ben Turpin. Dobbiamo però dire che la possibilità di un rapporto omosessuale tra la coppia (per moralismo ci fa vergogna anche pensarlo) è spesso presente nei loro film, anche se sarà sempre giocato come ulteriore via d’uscita da una gag adulta o da una situazione che poi esploderà comicamente.
I frequenti travestimenti di Stanlio (tipici comunque dell’attore di pantomima: vedi Chaplin), i rapporti della coppia matrimoniale (con Hardy che volentieri fa il marito} e certe scene al femminile di Laurel confermano la (voluta} ambiguità dei personaggi.
Con il 1935 finiscono le comiche, i magnifici due (e tre} rulli che avevano reso celebre la comicità di Stanlio & Ollio. Non fu solo il loro produttore, o la Metro, a decidere il passaggio definitivo al film a lunga durata, che era iniziato abbastanza regolarmente già dal 1931 . Furono, forse, anche gli stessi attori. I motivi possono essere tanti: i maggiori incassi dei lungometraggi, o l’ambizione personale, o l’imminente fine dell’era delle comiche per l’arrivo prepotente sul mercato dei disegni animati. Infatti, Topolino sorretto dalla sempre più potente organizzazione Disney, Popeye distribuito dalla Paramount, Picchiarello dalla Universal, e tanti altri per ogni grossa casa di Hollywood, costituivano l’alternativa «fisica» ai due rulli di complemento al film, come erano stati per anni Stanlio & Ollio. Fu una scelta inevitabile, ma dolorosa per Stanlio, che se ne lamenterà sempre. Con la fine del cortometraggio comico finisce un modo di intendere il cinema, quello delle piccole case di produzione, dei Keaton e dei Langdon del muto, di tutti quelli toccatì dalla stessa forza creativa, dalla stessa libertà e felicità di lavorazione. L’ultimo periodo delle comiche è spesso considerato minore rispetto al periodo di Parrott e di McCarey. Certo, i film precedenti facevano più ridere, erano più scatenati, ma non sempre le comiche migliori sono anche le più divertenti. Ciò che hanno perso in furore, Stanlio & Ollio lo acquistano in omogeneità, in sicurezza di gesti e nel rigore delle gag. La loro estrema lentezza nel costruire la situazione comica fa parte integrante della meticolosità della messa in scena. Il vero e proprio rito della ripetizione di trovate e situazioni già collaudate, ci consentirà di godere maggiormente, poiché la conosciamo, una gag in tutto il suo sviluppo e nelle sue piccole divertenti variazioni. L’ultimo gruppo di comiche sembra vivo e ricco di piacevoli sorprese. Le pause sempre più lente spezzano il ritmo con naturalezza, i film di tre rulli sono divertenti come quelli di due, non esistono più i problemi di durata come negli anni precedenti.
Se Parrott e McCarey hanno lasciato la regia ai meno dotati Lloyd French e Charles Rogers, ricordiamo che il gruppo Stanlio, Ollio, Finlayson, Art Lloyd, H.M. Walker (il dialoghista) e tutti gli altri resta ben saldo al suo posto. Inoltre, i due registi non sono degli sprovveduti. Rogers firma delle comiche deliziose come Questione d’onore (Tit For Tat) e Vita in campagna {Them Thar Hills] dove i due, con l’aiuto di Charlie Hall e dell’ottima Mae Busch, continuano la grande tradizione dello -«Slow-burn» a livelli sempre più sofisticati. Si dovrebbe anche dire che ormai il controllo di Stanlio (e di Ollio) è veramente massiccio: i finali e tutte le situazioni surreali hanno sempre maggiore spazio. Fra le comiche dell’ultimo periodo, Fratelli di sangue (Thicker Than Water) un film sottile e particolare, è da valutare a parte. Il fatto che sia l’ultima comica della coppia ci permette alcune osservazioni. Prima di tutto il finale. I due si fanno una trasfusione di sangue (Stanlio entra in sala operatoria domandando se deve togliersi il cappello}. Quando escono hanno i caratteri confusi.
All’ambiguità o al gioco tra i personaggi Stanlio & Ollio si unisce un uso dello spazio mai tentato altre volte. Alla fine di ogni scena, in luogo di una dissolvenza abbiamo una gag, con Stanlio che tira la sequenza successiva come fosse un fondale o un siparietto. L’uso dello spazio giocato come una gag lascia intendere quel che avrebbero potutto fare Stanlio & Ollio seguitando sulla strada della (quasi} sperimentazione. Non che Stanlio e Ollio fossero eccessivamente legati alla sperimentazione (badavano moltissimo ai risultati delle anteprime, al giudizio del pubblico}, ma seguivano anche un preciso indirizzo di comicità che la portava a escogitare sempre nuove trovate di carattere cinematografico e spaziale. Lo studio maniacale di Stanlio sulle gag, sull’immagine e sul montaggio, dovrebbe appunto farei riflettere sulla sua posizione di ricercatore e perfezionista minuzioso. Jerry Lewis, Jacques Tati e Pierre Etaix faranno tesoro dei suoi insegnamenti.
Il lungo viaggio nel cinema portò Stanlio & Ollio a scontrarsi, naturalmente, anche con il lungometraggio. Come già accadde col sonoro, i primi tentativi furono poco entusiasmanti. La maggiore durata impone, di solito, un tema ben preciso dal quale non è facile sgarrare. Ovviamente il discorso è valido in generale, ma non per i primi lungometraggi di Stanlio & Ollio. Pardon Us (Muraglie) è il primo film completamente loro, ma non è affatto completo e • omogeneo. Sembra costruito con spezzoni. Altri film successivi come il già citato – e perduto – The Rogue Song, Fra Diavolo, Babes in Toyland (Nel paese delle meraviglie) e The Bohemian Girl (Noi siamo zingarelli), sono, nel complesso, film poco omogenei. Anzitutto, per la presenza fissa di due registi (uno per le parti musicali e un altro per la commedia) che impedisce si costruisca il fim come un tutto unico. Per quanto riguarda la musica, i compositori abituali di Stanlio & Ollio furono due, Le Roy Shields e Marvin T. Hatley. Il secondo, preferito da Stanlio e da Ollio, firma tutte le altre partiture del periodo d’oro e di moltissime comiche. Marvin T. Hatley è anche l’autore del famoso Cuckoo Song, la musichetta (scelta da Stanlio che accompagna sempre Stanlio & Ollio e che fu suonata anche ai loro funerali. Va detto inoltre che Marvìn T. Hatley non è solo miglior compositore di Le Roy Shields, ma è anche più vicino agli interessi della coppia. Per esempio, in Way Out West (I fanciulli del West) Stanlio e Ollio cantano, accompagnandosi a qualche strumento, canzoni che non risultano affatto posticce. Oltre tutto, ciò ha consentito che Ollio sfoderasse la sua bella voce e Stanlio il suo fine accompagnamento, dando origine a scenette divertenti e graziose che legano sequenza a sequenza spezzando gradevolmente il ritmo. Sono canzoni pensate per Stanlio & Ollio che le «condiscono» con movimenti adeguati a mo’ di siparietto e non pezzi di « bel canto» che emergono pomposamente dalla storia, come in Fra Diavolo.
I risultati migliori si trovano in un’altra direzione, quella che più li lega alla commedia americana del tempo: Sons of the Desert (I figli del deserto) che, malgrado il titolo, non ha niente di avventuroso; i due film prodotti dallo stesso Stanlio, Our Relations 921 e I fanciulli del West (Way Out West); i film sceneggiati da Harry Langdon, Blockheads, The Flying Deuces (I diavoli volanti), A Chump at Oxford (Noi siamo le colonne), Saps at Sea (C’era una volta un piccolo naviglio); e, infine, Swiss Miss (Avventura a Vallechiara) di John G.
Questi film segnano il contributo dei commedia costituiscono le buone apparizioni cinematografiche.
Hanno un respiro a tratti perfino più ampio di quello delle comiche e di certo più spedito di quello delle operette. Stanlio e Ollio si muovono con maggior libertà (sembra che possedessero buona parte della società di produzione) anche se nel 1938 troncheranno ogni legame con Roach e la Metro – Roach produce comunque i loro ultimi due buoni film nel 1940, Saps at Sea e A Chump at Oxford, per la United Artists – e tenteranno invano di mettersi in proprio per poi accettare contratti disastrosi con la Fox e la stessa Metro. Ad ogni modo questi film prodotti da Roach e da Stanlio sono frutto di un grande impegno di tutta la troupe e spesso di una mal celata, ma legittima ambizione.
Ma sono solo gli ultimi bagliori. Nel 1940i due lasciano Roach e si congedano da lui e dal cinema loro, quello più personale, con due splendidi film «riassuntivi». Saps at Sea e A Chump at Oxford (C’era una volta un piccolo naviglio e Noi siamo le colonne), diretti rispettivamente da Gordon Douglas e Alf’red Goulding, ma scritti da vecchi amici come Charles Rogers, Felix Adler e Harry Langdon, non si possono dire pienamente riusciti come altri, eppure ci sono molto cari e non ci sembra di esagerare definendo il secondo il miglior film di Stanlio & Ollio.
Terminati il rapporto e il contratto tra Stanlio & Ollio e Hal Roach il produttore decide di dedicarsi ai film di contenuto sociale, non più alle commedie. Stanlio e Ollio sono costretti ad accettare la prima buona offerta che trovano.
Evidentemente, è un errore. Lavorano in parte alla Metro e in parte alla Fox per film dei quali non hanno nessun controllo. Le due società tratteranno Stanlio & Ollio come semplici attori, materiale dal quale cavare il massimo profitto. Laurel e Hardy sono solo due nomi da vendere, due pedine del gioco delle majors di Hollywood. Come Keaton, Langdon e i Marx sono stati inghiottiti. Certo non mancano buoni sprazzi, l’accordo tra i due non cessa, le poche volte che sono soli riescono a farei ricordare i tempi migliori. Ma senza il loro staff e il loro modo di girare sono perduti.
Si rifaranno in Europa, dove la loro popolarità era rimasta intatta, compiendo tournées nel dopoguerra in Gran Bretagna, Francia e Italia. Un trionfo.
Eppure non erano buoni tempi per i vecchi comici. I maggiori successi arridevano ad Abbott e Costello. Tuttavia, nel 1950, c’è ancora chi vuole fare un film con Stanlio & Ollio. Una coproduzione italo-francese cerca di rilanciarli con Atollo K, firmato da Léo Joannon e, per il mercato americano, da John Berry, rifugiato in Europa per la caccia alle streghe.
Potrebbe essere una buona occasione, anche se ancora migliore avrebbe potuto essere quella nata da un progetto, poi abortito, di un film con Stanlio & Ollio e Totò e di uno con Fernandel.
Purtroppo tutto va per il peggio. Stanlio è molto malato e la lavorazione deve frequentemente interrompersi.
Il regista e molti tecnici non conoscono l’inglese e sembra, dai ricordi di Laurel, che nessuno sappia dove vuole arrivare. Il film è un fiasco in Europa e ancor più in America, dove è boicottato, a causa del nome di John Berry e di una sceneggiatura pacifista. Uscirà dopo qualche anno, molto scorciato rispetto all’originale, e in sordina.
È l’ultimo passo falso della coppia. Ollio si consola con particine in altri film e con la nomina a membro a vita della «Loggia di Salomone», un alto grado della Massoneria.
La situazione matrimoniale è ormai stabilizzata per entrambi.
Ollio vive tranquillo con Lucille Jones, la seconda moglie, e Stanlio con Ida Kitaeva Raphael, dopo una vita sentimentale burrascosa.
Del 1953 è l’ultima trionfale tournée in Europa, e dello stesso anno è la morte di James Finlayson.
La televisione si avvicina, dopo tanto silenzio, ai due. Del 1955 è un progetto per una serie di comiche TV prodotte dal figlio di Roach, Hal jr., che sembra avere – in questa idea – lo stesso fiuto del padre. Ma non se ne farà niente.
I due sono molto malati. Solo Stanlio avrà il tempo per vedere il loro mito risorto.
fonte: Armando Curcio Editore; volumi allegati alla collezione delle VHS