è nata una coppia

Che Stanlio e Ollio siano i padri di se stessi lo conferma una comica dove – senza mogli – vediamo le due coppie di Stanlio & Ollio padri e figli agire simultaneamente (I monelli, Brats, di James Parrott), ma dobbiamo notare che anche altri si attribuiscono questa paternità.
Prima di tutti il produttore, Hal Roach, che ebbe realmente il gran merito di farli lavorare in libertà quasi assoluta.
Charles Rogers, uno degli ultimi registi di Stanlio & Ollio, riferisce che Roach forniva spesso una rozza idea di storia agli sceneggiatori salutandoli con un «Cavateci fuori qualcosa. Sapete cosa voglio». Spesso riusciva ad intuirlo solo Stanlio, senza però che la cosa lo riempisse di gioia. Sembra infatti, secondo Borde e Perrin (autori di una biografia di Stanlio & Ollio), che il produttore insistesse troppo sui film matrimoniali, quelli con le mogli dispotiche e castratrici. Il che limitava la furia scatenata delle prime comiche e la vena surreale di Stanlio che, quando potrà, cercherà sempre di liberarsi dalle costrizioni delle «storie». Comunque, Laurel non ha un cattivo ricordo di Roach: certo lo opprimeva un po’, ma sul set non compariva mai e alla moviola lo lasciava libero di fare ciò che voleva. Ben diversi saranno i rapporti con i suoi ultimi produttori, gli uomini della Fox ad esempio, ma anche con i padroni delle majors di Hollywood, tra cui la stessa Metro che aveva divorato prematuramente Buster Keaton ed in parte i fratelli Marx. Per questo, in fondo, Roach non fu «una palla al piede, capace di dare solo cattivi consigli», come affermano Borde e Perrin. Non solo con il distacco da lui finì per sempre il periodo d’oro di Stanlio & Ollio, ma fu proprio la comicità di dialogo, di storia (anche matrimoniale) sostenuta da Roach a far superare perfettamente ai due lo scoglio del sonoro, dando loro una popolarità anche maggiore di quella che avevano al tempo del muto. Con ciò si perderà la furia distruttrice dello slapstick, ma era un distacco già implicito nell’uso del sonoro. Con lo sviluppo del dialogo e della commedia – è ovvio – la gag visiva perde il suo ruolo predominante accanto alla pantomima.
Il secondo ad attribuirsi la paternità della coppia è Leo McCarey, indiscusso maestro della commedia americana. In un’intervista a -Les Cahiers du Cìnéma­ (n. 163, febbraio 1965), dice che, con sessanta dollari ad Hardy e cento a Laurel, si era assicurato quella che, a parer suo, era la più grande coppia comica esistente. Afferma inoltre di aver diretto circa un centinaio dei loro film, e qui esagera notevolmente (in effetti, come regista ne firma solo tre e come supervisore al massimo una quarantina). Certo il suo apporto fu fondamentale, anche tenendo conto che egli fu vice direttore degli Studi Roach e supervisore sceneggiatore della serie Stanlio & Ollio quando, la coppia diede il meglio di sé, come continuità e quantità, dal 1927 al 1930.
Chi chiarisce meglio l’argomento «nascita di Stanlio & Ollìo- è, al solito, lo stesso Stanlio. «Di tutte le domande fatte su di noi, la più frequente è: come voi due faceste coppia? Io spiego sempre che scegliemmo di lavorare assieme naturalmente». Pur riconoscendo a Roach e a McCarey i loro giusti meriti, vediamo formarsi la coppia senza forti pressioni , esterne e sotto il segno del caso. L anno e il 1926 sul set di Get’erri Young, regia di Laurei. Uno degli attori – Ollio – non può continuare la sua parte di_ cameriere perché si è ustionato un braccio cuocendo un agnello durante il week-end.
Roach chiede a Stanlio di sostituirlo, mentre alla regia sarà rimpiazzato da Fred Guiol. A malincuore il regista accetta di tornare dall’altra parte della camera. Forse si è «giocato» il ruolo del regista per tutta la vita: infatti nel successivo film è ancora attore, mentre alla compagnia si aggiungerà nuovamente il caratterista maldestramente ferito.
Così, siamo nel 1927, nascono i primi lavori di Stanlio & Ollio.
Molto rari da vedere, uno Zuppa d’anatra (Duck Soup) scomparso forse per sempre, questi cortometraggi sono quasi tutti diretti da Fred Guiol e fotografati da George Stevens.
Le storie sono stranamente familìari, con mariti e moglie gelose, vecchi flirt che tornano a galla. Le ritroveremo tutte negli anni dei Stanlio & Ollio sonori. Ma il protagonista non e ne Stanlio ne Ollio bensì il sempre presente James Finlayson, già partner di tutti i migliori comici del tempo (da Turpin a Chase a Conklin allo stesso Laurel).
Eppure Stanlìo & Ollio non sono ancora i due tipi che conosciamo. Anche nell’ottimo Come mi pento (Sugar Daddies), scatenati al punto giusto, abbiamo in azione tre comici: Ollio che è il cameriere; Finlayson che è il ricco padrone sposatosi, in una notte brava, con la figlia di un manigoldo che ora pretende un più-o-meno giusto risarcimento; e Stanlio, avvocato intrallazzatore cui Finn ricorre per salvare il patrimonio (e la pellaccia) in un turbinoso finale ad inseguimento. Purtroppo le parti di Finlayson saranno sempre più compresse. Gli altri due sembrano «legare» meglio e affidano al comico più vecchio ruoli di opposizione. Il primo film della coppia ufficiale dovrebbe essere Metti i pantaloni a Philip (Putting Pants on Philip), diretto da Clyde Bruckman e supervisionato da McCarey (che se ne dichiara regista effettivo). Dovrebbe, ma in realtà proprio in questa comica Stanlio & Ollio sono lontanissimi dai loro soliti personaggi. Come sempre, Ollio interpreta un ruolo brillante, mentre il ruolo del leone è sostenuto da Stanlio, che si sbizzarrisce in un personaggio folle, dalla sessualità scatenata e al limite scandalosa.
Nascono i primi capolavori del muto, La battaglia del secolo {The Battle of the Century) – definito da Henry Miller «il più grande film comico mai girato» – Mal di denti [Leave’erri Laughing], Il tocco finale {The Finishing Touch), diretti tutti e tre da Clyde Bruckman e certamente decisivi per l’avvenire comico della coppia. Per la prima volta indossano i loro vestiti abituali: la bombetta, unica concessione all’abito del comico; i completi, scuro e stretto per il grasso, i cappottoni che ripetono la divergenza di toni e di forme degli abiti (Stanlio ne ha uno in cui può starci tre volte), il fiocco a Stanlio, la cravatta ad Ollio necessaria per il “Tìe-Twìddle”. «Lo stavo aspettando (un secchio d’acqua in faccia), ma non ero ancora pronto a riceverlo. Avevo un vago ricordo di tutte le azioni che sarebbero nate da quella, ma come ripeto io non aspettavo l’acqua in quel momento particolare. Mi buttò giù psicologicamente, per un secondo o due circa, e non potevo davvero pensare a ciò che dovevo fare dopo. La macchina da presa stava girando e io sapevo che dovevo fare qualcosa. Così pensai di soffiarmi il naso con la parte più bassa della mia cravatta bagnata. Stavo avvicinandomela al naso quando improvvisamente mi resi conto che sarebbe stato un po’ volgare. C’erano delle signore che ci stavano osservando. Così feci svolazzare la cravatta tra le dita in modo ampio e insignificante, in un modo comico, per mostrare che ero imbarazzato. Migliorai dopo quel gioco, e lo usai per una gran varietà di situazioni. Ma di solito lo facevo quando dovevo far vedere un estremo imbarazzo e al tempo stesso cercavo di mostrarmi amichevole». Alla forma esterna della coppia corrisponde un’omogeneità interna.
violenza). In mezzo a tutto questo non stoneranno “Double-Takes” a ripetizione (Il Double-Take è un tipo di reazione comica a qualcosa di inatteso: dapprima l’attore fa finta di niente; dopo un po’ si rende conto di ciò che è successo e reagisce con un gesto di stizza o di sorpresa), come i “Camera-looks” esasperati, ottimi per aumentare la lentezza di tutta l’operazione. Diceva Ollìo . «Sembra strano che tante buone cose per me venissero fuori dallo stesso film, ma è proprio vero che sullo stesso set, in quella stessa scena, proprio dopo aver scoperto i “Tìe­ Twìddle”, ero veramente esasperato. Così guardai dritto verso la macchina da presa e feci vedere il mio disgusto. La macchina girava e così è nato il mio “Slow-burn”.
Questi vezzi comici, delle mosse quasi casuali nate in momenti di disperazione, di imbarazzo, pur essendo piccole cose – come erano per Stanlio il grattarsi la testa o il risolino alzando le spalle o il pianto isterico (che odiava fare, in realtà) – contribuirono a formare non poco i due personaggi. Stanlio & Ollio se ne serviranno sempre, per costruire un vero stile di comicità che inizia proprio da queste prime comiche. Furono «costanti» mantenute sino agli ultimi film.
Il procedimento è semplice, anche se può subire qualche variante. Di solito si comincia con uno “Slow-burn” nato da Stanlio che si oppone ad Ollio e che vede, ben presto, quest’ultimo soccombere. Ma è solo l’inizio, macchia d’olio. Può colpire un oggetto o una persona: in pratica il Ollio si allarga fino a raggiungere persone e proprietà anche esterne, coinvolgere decine e decine di persone con lo stesso sistema. Già nei film degli esordi, fino al 1929, si gettano le basi di questo tipo di comicità che non sarà mai, violento: scompariranno soprattutto le distruzioni generali, quelle che coinvolgono tutti i passanti, e sarà una grave perdita.
A Clyde Burckman e a Leo McCarey si aggiungono altri dotati registi, come James Parrott, Lewis Foster e James Horne che contribuiranno, ognuno a modo suo, allo sviluppo della coppia. A quel tempo (1928) Stanlio & Ollio cercano soprattutto una precisa definizione dei loro personaggi e il giusto ritmo da tenere nelle scene a due. Hanno alle spalle una decina di anni di attività cinematografica, sono abbastanza smaliziati da sapere come ogni mossa o smorfia sarà impressa sulla pellicola e accolta dal pubblico. La rapidità con la quale giungono alla popolarità, e riescono a «livellarsi» e a rendersi complementari, è la prova più evidente del loro alto senso professionale in tutti i sensi (come attori, gagmen; registi, sceneggiatori) ed anche della loro intelligenza cinematografica nel capire, film dopo film, le modifiche più opportune per migliorare e completare il loro rapporto di coppia. Nello stesso tempo, George Stevens e poi Art Lloyd, i loro operatori fissi, riusciranno, sotto lo sguardo severo di Stanlio, a rendere alla perfezione la nuova immagine del duo Stanlio & Ollìo. adegueranno la mobilità della macchina da presa allo “Slow-burri” quasi ossessivo di certi film, sapranno cogliere quella strana forma di dialogo fisico tra i due personaggi che li rende, ad ogni inquadratura, omogenei e contrari, opposti e complementari e che risulta, poi, uno dei loro maggiori pregi. Anni di transizione per i due comici possono essere considerati il 1928 e il 1929. I motivi sono vari.
Prima di tutto non esistono, in questo periodo, registi che possano datare le comiche o per presenza massiccia o per spiccata personalità. Poi il 1929 segna l’avvento del sonoro e della Depressione. Quindi non si può pensare a un periodo artisticamente e produttivamente ben definito. Eppure, proprio in questi anni, avviene un fatto all’apparenza minore, ma decisivo e fonte di gran stabilità per il futuro cinema di Stanlio & Ollìo. il passaggio dei film prodotti da Roach alla distribuzione Metro, la grande casa di Hollywood che aveva bisogno di comiche da affiancare ai suoi lungometraggi. In precedenza tutti i film prodotti da Roach erano distribuiti dalla Pathé, che metteva sul mercato anche quelli del concorrente Mack Sennett. Adesso, legato alla Metro, Hal Roach non riuscirà solo a superare quasi senza conseguenze la Depressione, ma potrà anche raggiungere un pubblico più vasto, senza con questo essere privato della libertà. Le cose andranno benissimo fino al 1940. La sua produzione aumenta. Oltre alla ormai popolare serie di Stanlio & Ollio, Roach mantiene quelle di Charlie Chase e dei bambini della -Our Gang» e cercherà anche di lanciare, nel periodo del sonoro, una coppia di Stanlio & Ollio al femminile. La Metro diffonderà le comiche di Stanlio & Ollio in tutto il mondo ed arriverà anche ad esportarle in molte versioni originali (in francese, spagnolo, tedesco, italiano).
Così la coppia riuscì per prima a imporsi fuori dell’America e ad estendere la sua popolarità anche in virtù del sonoro. Si potrebbe ritenere valida pure la cosa inversa, cioè che fu il sonoro (e per i primi anni l’osservazione è pertinente) ad usare Stanlio & Ollio come veicolo dì maggiore diffusione tra il pubblico delle sue nuove tecniche. Infatti il cinema comico, e quello di Stanlio & Ollio in particolare, ben si prestava a favonre questo brusco passaggio, alternando vecchie e note gag di routine puramente visiva alle nuove gag verbali. Eppure ben sappiamo come la maggior parte dei comici odiasse il parlato. Stanho & Ollìo non erano da meno, educati da sempre allo slapstick e alla perfezione dei movimenti, non certo alle battute della radio. Tuttavia, basterà l’uso del rumore a mostrare quanto i due fossero subito all’altezza della situazione: per rendere reale una caduta, ad esempio, sono sufficienti il tonfo e l’urlo di Ollio mentre la macchina da presa se ne resta ferma in una sorta di pudicizia morale sulla faccia inebetita di Stanlio (con il vantaggio che non occorre alcuna inquadratura particolare o ravvicinata che turbi l’ordine della lentezza solita dei tempi tra Stanlio & Ollio).
Ne deriva una maggiore omogeneità tra gag e tempi morti, unita ad un uso sempre più frequente, e con migliori risultati, delle comiche a due soli attori: quelle con gli oggetti (ad esempio la macchina, l’antenna ecc.) o con gli animali, in un unico ambiente.
Su questa strada si muoveranno molte delle migliori comiche di Stanlio & Ollio. Ciononostante, Stanlio non si lamenterà mai abbastanza di aver dovuto abbandonare i suoi film muti.
Sbagliando, naturalmente. Prendiamo un altro filone che inizia in questo periodo: le comiche familiari tanto care a Roach in quanto spettacoli più «rispettabili» e ‘ meno folli, più vendibili diciamo. Una bella serata {Their Purple Moment) e Noi sbagliamo (We Fawn Down) troveranno nei parlati La sbornia {Blotto) e Donne e guai (Chickens Come Home) i loro seguiti ideali, e anche migliori, visto che si presentano sulla carta come commedie brillanti e non come comiche scatenate. Proprio in questi film minori si nota la naturalezza della operazione. Così, cominciando a parlare e ad approfondire il loro rapporto di coppia, saranno anche molto utili alla causa’ del sonoro. Segnando l’unione reale tra slapstick e commedia brillante, daranno valore universale al dialogo, sia a livello comico che a livello psicologico. La scoperta della parola in Stanlio & Ollio, pur non essendo voluta dai due, appare un avvenimento per nulla forzato, al limite un indispensabile sviluppo nel rapporto di coppia.
Eppure, in questi anni di transizione, di comiche girate in più versioni (mute e musicate, mute e parlate), i migliori Stanlio & Ollio sono ancora quelli muti. Two Tars, Liberty, Wrong Again e Big Business, pur con registi diversi e soggetti disparati, sono film perfetti e pieni di vita, di violenza. Leo McCarrey gira Libertà {Liberty) e Blueboy, un cavallo per un quadro (Wrong Again), Marinai a terra {Tow Tars) è di James Parrott. Dei quattro il capolavoro è certamente Big Business (Uomini d’affari).
Firmato da James Horne, ma al solito supervisionato da McCarey, è la comica­ codice dello “Slow­burn”, esercitato su uno straordinario James Finlayson, nevrotico borghese al quale Stanlio & Ollio vogliono vendere un albero di Natale.
Alla naturale distruzione delle reciproche proprietà si aggiunge un finale che, come sottolinea Charles Barr, rivela la decisiva presa di posizione di Stanlìo & Ollio nei confronti del sentimentalismo. Li vediamo tutti piangenti e rappacificati, mentre Stanlio offre al nemico Finlayson un sigaro esplosivo che seguiterà (all’infinito) la distruzione. L’importanza dello “Slow-burn” nella commedia americana è fondamentale, e si deve ammettere che Stanlio & Ollio ce ne hanno offerto il modello più completo e perfetto.
Ma Stanlio & Ollio si muovono anche su altri toni.
I tre film diretti da Lewis Foster nel 1929 hanno tutti idee conduttrici diverse, e diversi sono anche i risultati, a tal punto da farci capire quanto poco dovesse contare – spesso – un differente regista per Stanlio & Ollio.
Delle tre comiche – Berth Marks, Double Whoopee e Men o’War (Concerto di violoncello, Agli ordini di Sua Altezza, I due ammiragli) – l’ultima va ricordata in quanto contiene uno dei primi dialoghi comici completamente riusciti della coppia.
In altre parole, il sonoro non è d’impaccio per Stanlio & Ollio, non allunga o spezza le gag visive rendendocele noiose, ma affida alle gag verbali un ruolo di completamento, fino a renderle – di film in film – sempre più omogenee nella struttura e, di conseguenza, perfettamente inserite nel tessuto narrativo.